IMPRESE A TUTTA RIPRESA


Prosegue la congiuntura favorevole per le imprese vicentine, che registrano affari in netta crescita. I primi mesi del 2018 hanno portato nuovi segnali positivi e buone performance, come forse non si vedevano da diversi anni. La conferma arriva dal Presidente di Apindustria Confimi Vicenza, Flavio Lorenzin, soddisfatto del clima di fiducia che si respira nel comparto produttivo e dai riscontri lusinghieri raccolti anche dagli associati attraverso una recente indagine congiunturale lanciata dall’associazione. «Stiamo registrando risultati con segno più negli ordinativi, nei fatturati, nell’export e, di recente, qualcosa si muove anche nel mercato interno, che si conferma l’elemento più incerto ma non escluso da una lenta ripartenza. Va sottolineato che il settore più lanciato verso la crescita è quello metalmeccanico – continua il Presidente – a conferma di come questo comparto della manifattura sia una componente fondamentale e irrinunciabile per il destino dell’intera economia, regionale e nazionale. E a conferma di come alcune misure di sostegno alla crescita, lanciate negli ultimi anni dal Governo su spinta dalle nostre associazioni, vadano nella giusta direzione, basta osservare come gli incentivi di Industria 4.0 abbiano spinto in alto il tasso di crescita soprattutto per le aziende che producono impianti e macchinari».

Un altro aspetto soddisfacente riguarda la capitalizzazione delle aziende: «Rispetto al periodo di crisi – sottolinea Lorenzin – le nostre aziende possono vantare una maggiore liquidità che consente di ridurre la dipendenza dal sistema bancario e dall’accesso al credito. Fatta eccezione, naturalmente, per alcune situazioni particolari e delicate che continuiamo a seguire con attenzione, in particolare i contraccolpi che stanno facendo seguito alla crisi delle banche popolari. Qualche preoccupazione arriva anche dalle nuove regole bancarie che rendono ancora più selettivi i parametri per ottenere finanziamenti. Ma in generale la crescita delle vendite, soprattutto verso l’estero, ha impattato positivamente sulla tesoreria aziendale,elemento fondamentale per continuare a crescere. L’auspicio è che questo ciclo positivo non venga indebolito da nuove pretese dello Stato che, per fare cassa, utilizza spesso le aziende come un bancomat. E, nonostante le maggiori risorse, continuiamo ad auspicare che anche il sistema bancario torni in piena corsa per sostenere i nuovi investimenti di chi produce, visto il momento congiunturale favorevole».Resta infine alta l’attenzione delle imprese a Industria 4.0, segno di un orientamento positivo verso il futuro e della capacità di stare al passo con le innovazioni. Ma per dare continuità al buon percorso avviato negli ultimi anni servono segnali chiari dal mondo politico, anche in un periodo di incertezza sulla governance come quello presente. Per questo Flavio Lorenzin, pur non vedendo alcun segnale allarmante sul periodo di transizione necessario alla formazione di un nuovo Governo, auspica che si torni presto ad una situazione di stabilità con un esecutivo in grado di affrontare nuove sfide e dare impulso a quelle già impostate: «Senza farci prendere da isterismi, speriamo che in tempi ragionevoli si trovi una svolta a questa situazione di incertezza, attraverso un Governo che sia in grado di mettere in campo soluzioni meditate e sostenibili. Mi auguro inoltre che il buon senso prevalga sulle promesse elettorali, e che non vengano smantellate alcune misure dei governi precedenti che, oggettivamente, hanno prodotto sull’economia degli evidenti risultati positivi».

LE TRE PRIORITÀ DELLA MANIFATTURA

Apindustria Confimi Vicenza lancia tre priorità finalizzate ad agevolare il tessuto manifatturiero con l’obiettivo di favorire il suo ruolo trainante per l’economia nazionale. Il primo punto riguarda il peso del fisco sui costi di produzione. Basti pensare al carico di oneri sull’energia elettrica e il gas, alla non totale deducibilità dei costi della telefonia e delle auto aziendali, all’Imu sui capannoni e all’Irap. Tutti questi fattori, insieme ai costi della manodopera, gravano sul prezzo dei prodotti e sulla loro competitività, rischiando di portarli fuori mercato. Le aziende chiedono invece di pagare le imposte solo sugli utili reali, dati dalla differenza tra ricavi e costi, evitando di trasferire oneri sui prezzi dei prodotti, che devono restare concorrenziali in un contesto globalizzato in cui le esportazioni sono il principale fattore di crescita.Un secondo intervento è necessario nel sistema di riscossione delle imposte: serve in particolare avvicinare i tempi tra il versamento dell’Iva a debito e la riscossione di quella a credito attraverso la ricezione integrale della direttiva europea sui pagamenti, che prevede termini di pagamento tra aziende compresi fra i 30 e i 60 giorni. Altrimenti le aziende vengono esposte ad una mancanza di liquidità, pur sempre periodica ma gravosa, soprattutto in caso del fallimento del cliente, o con lo split payment e il reverse charge, due norme che prevedono il versamento dell’Iva da parte del debitore direttamente allo Stato, lasciando il fornitore in attesa di un credito Iva da compensare.Infine le imprese chiedono di non essere utilizzate dallo Stato come un bancomat per fare cassa. Questo significa: mai più acconti Ires e Irpef superiori al 100%, via l’acconto Iva del 27 dicembre, totale deducibilità degli interessi passivi e delle eventuali perdite nell’esercizio di competenza.

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