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Api News

In questa sezione sono disponibili i comunicati stampa di Apindustria Vicenza, nonchè le analisi ed i documenti realizzati dall'Ufficio Studi.


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«PRENDIAMO LA CRISI A LEGNATE» - Sergio Lago, vicepresidente nazionale del settore Legno e arredo Confimi



Sergio Lago nominato vicepresidente del settore “Legno e arredo” di Confimi. Obiettivo: rilanciare un settore che soffre

Restituire fiducia e nuove opportunità di crescita a un settore che ha vissuto anni difficili, martoriato più di tanti altri dalla crisi economica. È questa la missione con cui l’imprenditore Sergio Lago, titolare della ditta “Lago Serramenti”, assume la carica vicepresidente della giunta nazionale di Confimi per la categoria “Legno, arredo e design”.

Dopo il crollo della domanda interna, con la chiusura di migliaia di aziende in tutta Italia e un fatturato sceso complessivamente di oltre il 30% tra il 2008 e il 2012, il destino delle imprese che operano con il legno è legato alla capacità di conquistare nuove fette di mercato nei paesi stranieri. Qui le previsioni sono in controtendenza e lasciano alla imprese sopravvissute margini di speranza.

Proprio su questo Sergio Lago lancia la sua prima sfida: «Lavoreremo per favorire l’aggregazione e le sinergie tra le nostre piccole aziende – assicura – in modo da rendere possibile l’aggressione dei mercati esteri fornendo non solo prodotti di alta gamma targati “Made in Italy”, ma anche consulenza, servizi, assistenza, progettualità. Del resto parliamo di un settore dove il mercato estero richiede competenze per progetti globali, e nei quali noi italiani non siamo secondi a nessuno».

Lago non getta comunque la spugna sul mercato interno, dove le opportunità di ripresa sono aggrappate alle possibilità di una fattiva collaborazione tra gli operatori di categoria a livello nazionale e il mondo politico: «Anche alla luce dello scambio di opinioni che ho avuto con il presidente nazionale di Confimi, Legno Bellacicco, e al panorama nazionale del settore legno della piccola industria e artigianato, dove si scorgono solo cumuli di macerie – aggiunge l’imprenditore vicentino – possiamo solo augurarci che la politica si degni di guardare verso il basso e predisporre un serio progetto di investimenti mirati al rilancio del settore casa in tutti i suoi aspetti. Da parte nostra faremo il possibile per dare il nostro contributo in tutte le sedi, favorendo iniziative mirate, semplici ed efficaci».

La missione è difficile, ma l’impegno garantito da Sergio Lago offre le giuste premesse per far partire una nuova stagione, specie per settori come il legno, il mobile e l’arredo su cui l’Italia offre da sempre garanzie di qualità.
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«QUALITÀ E DESIGN PER RILANCIARE I GIOIELLI VICENTINI»

Il neo presidente degli orafi di Apindustria, Gino Zoccai, sprona i produttori: «Facciamo vedere di cosa siamo capaci»
L’oro del Vicentino può tornare a luccicare: parola di Gino Zoccai, titolare della storica impresa orafa Legi International, eletto in questi giorni presidente della categoria orafa e argentiera di Apindustria Confimi Vicenza.
L’imprenditore ha accettato una sfida difficile, dopo anni di crisi anche nel settore dei metalli più pregiati, dove le sole aziende che hanno saputo orientarsi nei mercati esteri sono riuscite mantenere in vita le proprie quote di mercato, mentre quelle rimaste dentro ai confini nazionali hanno dovuto arrendersi.
«Il mio obiettivo è quello di dare nuovo impulso alla categoria – spiega Zoccai – cercando di aumentare il numero di associati per creare un gruppo importante, che sia in grado di promuovere la produttività locale. La sfida delle nostre azienda deve essere infatti proprio questa: crescere come distretto. In passato c’è stato troppo campanilismo, mentre quello che serve è aprirsi e unirsi, vedendo come concorrenti gli altri paesi del mondo e non i nostri vicini di casa».
Tuttavia alcuni paesi stranieri, soprattutto in Asia, hanno preso il largo negli ultimi anni, e riprenderle è praticamente impossibile: «Non possiamo pensare di superare questi concorrenti che forniscono la grande distribuzione – precisa il neo presidente – ma possiamo specializzarci sul design e nelle tecniche di lavorazione artigianale per conquistare chi cerca prodotti di qualità, con la consapevolezza che “piccolo è bello”».
La filosofia che Gino Zoccai vuole portare in Apindustria è un po’ la stessa che ha fatto diventare grande la sua azienda di gioielli “Legi International spa”, fondata a Zanè (VI) nel 1839, presente oggi con oltre cinquanta negozi in tutta Italia e uffici anche in Giappone e a Dubai. Un’azienda che ha sempre investito sull’unicità delle sue creazioni.
«Il nostro territorio può contare su imprenditori orafi coraggiosi e determinati, che torneranno a far vedere di cosa sono capaci – conclude Zoccai – restituendo fiducia ed entusiasmo all’intero settore».
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«QUESTO FISCO DISTRUGGE LE NOSTRE IMPRESE»

Vicenza, 26 novembre 2013


Il presidente di Apindustria Vicenza, Flavio Lorenzin, chiede al Governo un carico impositivo più sostenibile e misure di riscossione stabili

Altro che nuovi ritocchi: le imposte vanno ridotte, e in fretta. Il presidente di Apindustria Vicenza, Flavio Lorenzin, striglia il Governo puntando il dito contro il carico fiscale vigente e le sue modalità di applicazione.

A partire dalla Ires, per la quale i nuovi acconti da versare potrebbero riservare brutte sorprese: si parla di un aumento al 101%, o addirittura al 103%, con l'esecutivo che pensa a prorogare i termini di scadenza soltanto allo scopo di stabilire quanto alzare il tiro.

Per non parlare dell'Imu, che dalla sua entrata in vigore si presenta come un cantiere aperto in ogni appuntamento con i versamenti: «È vergognoso che ad ogni scadenza non si sappia di che morte si deve morire – attacca il presidente delle Pmi vicentine – dopo che l'abolizione dell'Ici è stata solo un'illusione. La tassa è stata riesumata con tutti i vizi e gli errori tecnici commessi in vent'anni di applicazione, rendendo estremamente incerte le regole di applicazione, oltre che eccessivamente esagerata la misura. E che fine ha fatto la promessa di ridurre il carico sui capannoni introducendo la deducibilità dell’Imu ai fini dei redditi? Su questo fattore produttivo, che è la casa dell’imprenditore, le nostre aziende si trovano ancora a pagare le tasse ben quattro volte: per la stessa Imu, per l'indeducibilità del costo del terreno, per l'indeducibilità dell’Imu ai fini Ires/Irpef, e per l'indeducibilità ai fini dell’Irap».

Le critiche di Lorenzin non risparmiano quindi la disciplina dell’art. 96 del T.U.I.R. sulla indeducibilità degli interessi passivi che eccedono il 30% del ROL: «Questa norma è stata riscritta nel 2008 per “spalmare” su tutte le nostre imprese il gettito che prima veniva garantito dalla disciplina sulla “thin capitalizzation” che, invece, interessava solo le imprese di maggiore dimensione. Questa norma va abrogata – tuona il presidente – essendo inaccettabile, specie in un periodo di congiuntura negativa che si protrae dal 2008, che una società veda rinviata la deducibilità degli interessi passivi che eccedono il 30% del reddito operativo lordo, con la conseguenza che, oltre a pagare più interessi e ad avere meno credito dalle banche, deve anche anticipare le imposte su un reddito che non ha percepito quali sono gli interessi indeducibili».


Situazioni aberranti che di certo non favoriscono l'attrattività del nostro Paese verso gli investitori stranieri. Flavio Lorenzin non dimentica infine la nuova morsa sulle compensazioni dei crediti fiscali che il Governo vorrebbe introdurre con la legge di Stabilità 2014: la sola idea fa venire i brividi e viene bocciata senza mezzi termini dai piccoli imprenditori, poiché genera ulteriori complicazioni, costi e tensioni finanziarie. Non è accettabile l’estensione del visto di conformità ad altri tributi, quando invece sarebbe necessario elevare almeno da 15 a 50 mila euro il limite previsto per la compensazione dei crediti Iva. Il visto è eccessivamente oneroso per molte realtà medio-piccole, e se proprio c’è da isolare qualcuno che usa gli F24 come un “bancomat”, si dovrebbe piuttosto consentire una compensazione solo dopo la presentazione della relativa dichiarazione, un po’ come già funziona per i crediti Iva fino 15 mila euro: «Qui escono allo scoperto i vizi eterni del fisco italiano – spiega Lorenzin – che cambia le norme e, per primo, non è in grado stare al passo con le stesse. Modelli ministeriali e software dichiarativi, infatti, diventano utilizzabili solo a luglio/agosto dell’anno successivo poiché la continua proliferazione di norme retroattive mette in crisi la stessa Agenzia delle Entrate che tutti gli anni deve più volte rettificare quello che è formalmente tenuta ad emanare a gennaio. È evidente il contribuente non può continuare a fare le spese per la complessità di questo sistema».

Per rendere tutto più semplice serve allora un fisco stabile e certo, oltre che la possibilità di compilare le dichiarazioni già il primo gennaio dell’anno successivo.

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«RESPONSABILITÀ FISCALE NEGLI APPALTI? NO, GRAZIE» - Apindustria Vicenza chiede l’abrogazione totale della disciplina


Dopo le dichiarazioni che davano per cosa fatta l’abrogazione della norma sulla responsabilità fiscale solidale negli appalti ora il Governo sembra stia facendo retromarcia.

No, la disciplina sulla responsabilità fiscale negli appalti va abrogata, senza se e senza ma. Il messaggio arriva da Apindustria Vicenza, che all’indomani dell’approvazione del Decreto del Fare non usa mezzi termini per bocciare una regolamentazione sbagliata sotto tutti i punti di vista, che ha favorito il blocco dei pagamenti creando adempimenti paradossali e inutili come le autocertificazioni.



Maggiore burocrazia, quindi, e controllo delegato: quanto di meno le imprese oggi hanno bisogno. Alla vigilia dell’ultimo Consiglio dei Ministri si sperava di voltare pagina: ora sembra invece che il Governo abbia optato per circoscrivere l’abrogazione solamente con riferimento all’Iva, lasciando vigente la disciplina in merito alle ritenute sui redditi da lavoro dipendente. «Sarebbe una vera e propria beffa – tuona il presidente di Apindustria Vicenza, Flavio Lorenzin – poiché l’obbligo dell’autocertificazione rimarrebbe immutato, se nonché limitato alle ritenute e non più anche all’Iva, e gli adempimenti per le imprese non diminuirebbero. Ma soprattutto si continuerebbe ad avallare la possibilità per il debitore di sospendere i pagamenti. Se così fosse il nostro esecutivo dimostrerebbe di non aver capito quali sono i nostri problemi, e perderebbe una grossa occasione per dare un concreto segnale di attenzione verso l’agonizzante mondo delle Pmi».



Si resta comunque in attesa di analizzare il pacchetto effettivo di questo provvedimento, di cui finora si conoscono solo le prime bozze. Certo è che sulle semplificazioni le imprese non faranno passi indietro: la burocrazia italiana ha un peso stimato in 31 miliardi, che negli ultimi anni ha messo in ginocchio molte attività produttive rispetto a competitors internazionali liberi da simili fardelli.



Dopo i primi segnali in arrivo dal Decreto del Fare, che sembra tuttavia contenere diverse misure di facciata, Apindustria confida in un apposito DDL semplificazioni, e in misure più concrete che dovrebbero arrivare dai lavori del “tavolo semplificazioni” presso l’Agenzia delle Entrate, a cui la stessa associazione delle Pmi ha preso parte.

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«URGONO SCELTE PER IL FUTURO DELLA CITTA’ DI VICENZA» -COMUNICATO CONGIUNTO DELLE CATEGORIE ECONOMICHE DI VICENZA CITTA'

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COMUNICATO CONGIUNTO
DELLE CATEGORIE ECONOMICHE DI VICENZA CITTA'

«URGONO SCELTE PER IL FUTURO DELLA CITTA’ DI VICENZA»


Le categorie economiche di Vicenza città fanno fronte comune e, con un'unica voce, chiedono che la città si dia una scossa e recuperi “le posizioni perdute e le occasioni per tanti anni mancate”.
Carlo Rumor presidente del Raggruppamento Vicenza Città di Confindustria, Matteo Trevisan presidente di Confcommercio per il comune di Vicenza, Paolo Bottazzi presidente comunale di Confartigianato e Matteo Cavalcante presidente del mandamento di Vicenza di Apindustria intervengono in modo congiunto per, dicono, “dare voce a Vicenza che lavora” e chiedere, prima di tutto alla politica, un “salto di qualità” nella gestione della città
“Vicenza rischia di essere emarginata dal resto del Veneto, sta perdendo dei treni e delle opportunità importanti, così come ne ha persi in passato per la cronica difficoltà di decidere che è caratteristica della nostra città – dicono i presidenti delle quattro categorie, tutti imprenditori di recente nomina ai vertici delle rispettive rappresentanze cittadine -. Questa è stata per molto tempo la città delle occasioni perdute, una città che non è stata in grado di guardare in prospettiva e con ambizioni di leadership, mentre nel contempo le altre città venete si sono mosse molto meglio, ottenendo servizi e strutture. Se guardiamo a chi ci sta vicino, da Verona a Padova, da Venezia a Treviso, vediamo che in questi anni sono stati realizzati o messi in cantiere progetti importanti, infrastrutture, impianti, scelte urbanistiche. A Vicenza, invece, stiamo parlando da vent'anni della bretella dell'Albera e il PAT si trascina con tempi lunghi. Un altro tema di cui si parla da troppo tempo è quello dell'Alta Velocità: se non si decide in fretta c'è il rischio di rinviare ancora per molti anni la soluzione del problema. Vicenza, in definitiva, non ha valorizzato il proprio ruolo di capoluogo, non ha fatto da guida, non ha messo a frutto i suoi talenti. Le amministrazioni che hanno governato Vicenza negli ultimi decenni hanno tutte le loro responsabilità in questo. Così come le abbiamo tutti, come vicentini, visto che spesso siamo tutti noi il primo nemico di Vicenza”.
Da questo punto di partenza critico, dunque, le categorie economiche muovono per chiedere concretezza sulle scelte più stringenti che la città ha sul tappeto.
“E' ora di pensare a Vicenza. Come rappresentanti di una fetta importante dell'economia cittadina, chiediamo a tutte le parti politiche, maggioranza e minoranza, di lavorare davvero e fino in fondo per dare nuove ali a questa città. Si approvi in tempi rapidi il PAT, intanto, poi ci sarà il tempo per i Piani degli Interventi (P.I.): altrimenti perdiamo ancora tempo a discutere e intanto la città rimane al palo. Quanto al Dal Molin, è ormai palese che la scelta è fatta, facciamolo diventare un’opportunità, ci si adoperi per ottenere importanti  compensazioni e non si perdano ulteriori tempi ed energie con polemiche che nulla potranno rimettere in discussione.
Più in generale, occorre creare occasioni, iniziative, manifestazioni in grado di riportare i vicentini a vivere la propria città. Non è un lavoro semplice, ma dobbiamo cominciare a farlo. Vicenza è una città bellissima, non c’è solo il Palladio: investiamo di più in promozione turistica, avremo sicuramente un grande tornaconto”.
Non puntano il dito contro nessuno in particolare, i presidenti cittadini delle categorie, ma chiedono a tutto il mondo politico locale di lavorare prima di tutto per il bene della città, più che della propria parte.
“Invitiamo l'amministrazione comunale ad accelerare il piano di rilancio della città, offrendo fin d’ora tutta la nostra collaborazione - dicono -. Alle minoranze, dal canto loro, chiediamo spirito di collaborazione. Sarebbe auspicabile che, per Vicenza che ne ha molto bisogno, maggioranza e opposizione lavorassero insieme su progetti comuni di rilancio della città. Dobbiamo tutti ricordarci che il nostro obiettivo è la crescita di Vicenza”.

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«VIA LA RESPONSABILITÀ FISCALE NEGLI APPALTI»

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COMUNICATO STAMPA

Il presidente di Apindustria Vicenza, Flavio Lorenzin, chiede di eliminare una disciplina che prende in giro le imprese e introdurre nuove semplificazioni.
Eliminare la disciplina sulla responsabilità fiscale negli appalti: la richiesta arriva da Apindustria Vicenza, con il presidente Flavio Lorenzin che punta il dito in particolare contro misure e affermazioni contenute nella “Guida alle semplificazioni” inoltrata via PEC dal Governo a tutte le imprese, e criticata in queste ore anche da Confimi Impresa. «Diversamente da quanto sostenuto nella guida – spiega Lorenzin – secondo le imprese manifatturiere il decreto “del Fare” non ha introdotto alcuna semplificazione nel togliere solamente la responsabilità per l’Iva e non per le ritenute sui redditi di lavoro dipendente.
La mole di adempimenti è rimasta immutata. Per questo sosteniamo Confimi nel chiedere l’immediata e totale eliminazione della disciplina, altrimenti saremo costretti a segnalare ufficialmente alla Comunità europea i numerosi motivi di censura della medesima»..

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