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Api News

In questa sezione sono disponibili i comunicati stampa di Apindustria Vicenza, nonchè le analisi ed i documenti realizzati dall'Ufficio Studi.


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AFFIDARSI A MANAGER A TEMPO PER USCIRE DALLA CRISI

Vicenza, 5 aprile 2013

COMUNICATO STAMPA



Si è svolto il 4 aprile u.s. presso Apindustria Vicenza l'incontro sul tema temporary management dal titolo "Dare la colpa alla crisi danneggia te e chi ti sta intorno", organizzato con la collaborazione di Percinque srl.

Gli interventi che si sono succeduti hanno presentato i punti di forza della figura del manager temporaneo che, forte di cultura di impresa e di esperienze in contesti diversi, è in grado di creare valore anche in aziende di piccole dimensioni accompagnando l'imprenditore nel momento dello sviluppo o della crisi.

Il temporary manager rappresenta infatti uno strumento innovativo di gestione, flessibile, impegnato personalmente, coinvolto nel raggiungimento di obiettivi quali crisi di impresa, stesura e gestione di piani finanziari, apertura di nuovi mercati, riorganizzazione del personale, gestione del cambio generazionale.

La testimonianza di un imprenditore veneto che ha rivisto la logistica del proprio impianto produttivo grazie ad un team multifunzionale di temporary manager, ha dimostrato come attraverso piccoli cambiamenti si possano massimizzare i risultati e l’efficacia della produzione e non solo.

La presentazione del libro "Ricette per uscire dalla crisi" realizzato da Gian Andrea Oberegelsbacher con la collaborazione di manager di Leading Network, ha chiuso la serata offrendo ulteriori spunti di riflessione all'imprenditore sulla propria struttura e su come affrontare gli scenari futuri.

Il Presidente di Apindustria Flavio Lorenzin ha sottolineato come la delicatezza del momento non consente di perdere tempo e l'aiuto di un manager esterno, che legge le performance aziendali in modo professionale ed obiettivo può veramente fare la differenza. Queste nuove figure professionali, in determinate circostanze, possono migliorare i risultati aziendali ed affiancare gli imprenditori per affrontare un mercato in continua evoluzione, che necessita di competenze sempre più ampie e specifiche.

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Agnelli (Confimi Impresa): No alla ratifica su adesione dell’Italia al Tribunale unitario dei brevetti: “Difendersi in un altro Paese con altre leggi e in altra lingua fa lievitare i costi legali per le industrie da 5 a 30 volte”

Roma, 11 marzo 2015 - “Se ha a cuore le piccole e medie industrie manifatturiere il Governo italiano non deve far validare l’adesione al Tribunale unificato dei brevetti”. Commenta così Paolo Agnelli, Presidente di Confimi Impresa, l’atto in via di ratifica che stabilisce che tutte le controversie riguardanti i brevetti europei, in materia di validità e contraffazione, siano di competenza esclusiva di un’unica Corte con sede centrale a Parigi e due distaccamenti diversificati per materie competenti. Uno a Londra, che tratterà di scienze della vita, chimica e farmaceutica e uno a Monaco di Baviera, che si occuperà d’ingegneria e meccanica.

“Costringere le industrie italiane a difendersi in un Paese che usa un impianto legislativo differente e una lingua non propria, crea nuovi costi insostenibili per le nostre PMI che vedranno le spese legali lievitare dalle 5 alle 30 volte” - ribadisce Agnelli - “Aderendo all’accordo infatti può accadere che un’impresa italiana che vende i suoi prodotti in Germania, anche solo attraverso un distributore locale, sia citata per contraffazione davanti ad una Corte che ha sede in Germania, difendendosi in tedesco e secondo regole giuridiche di un altro sistema”. E continua Agnelli “la Corte potrà disporre sanzioni, fra cui il blocco della produzione e della vendita, il sequestro dei prodotti e dei conti bancari dell'impresa, per tutti i paesi aderenti all’accordo, e quindi anche per l’Italia”. La stessa cosa avverrebbe se il brevetto di un imprenditore italiano venisse fatto oggetto di un'azione di nullità da parte di un imprenditore francese, tedesco, e inglese, costringendo l’imprenditore italiano a difendersi nelle corti sopra indicate.

Un appello chiaro quello di Confimi che, unica voce industriale, si schiera nettamente a favore delle PMI contro una possibile ratificazione che rappresenterebbe solo un nuovo empasse per le aziende italiane "Bisogna che si sappia", conclude Agnelli "l'adesione al Tribunale unificato dei brevetti rappresenterebbe un danno per il sistema Italia e l'ennesimo duro colpo per le nostre PMI".

Ufficio Stampa
CONFIMI IMPRESA
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Agnelli (Confimi Industria) su stipendi da fame:  "Si torni a parlare di salario minimo per salvaguardare dipendenti e aziende oneste"

Agnelli (Confimi Industria) su stipendi da fame: "Si torni a parlare di salario minimo per salvaguardare dipendenti e aziende oneste"

“Il salario minimo come proposto da Bruxelles a 9 euro/ora sarebbe un buon punto di partenza per contrastare gli stipendi da fame oggi regolarmente contrattualizzati e firmati anche dalle più note sigle sindacali e associazioni datoriali” così Paolo Agnelli industriale e presidente di Confimi Industria commentando gli innumerevoli casi di lavoratori sottopagati portati alla luce dalla stampa e dalla tv.

“Confimi è favorevole al salario minimo, non solo perché i nostri contratti sono già al di sopra di tale importo, ma perché i nostri collaboratori sono parte integrante della crescita aziendale” sottolinea il presidente di Confimi.

C’è poi un aspetto non trascurabile in termini di competitività “noi stessi imprenditori subiamo il costo basso di questi stipendi perché inevitabilmente incide sul prezzo delle merci formulato dai nostri competitor - spiega Agnelli e prosegue - una sorta di dumping salariale applicato su parte della filiera o in determinate aree geografiche”.

Scendendo nel dettaglio, infatti, la legge prevede che i reparti aziendali non strettamente connessi al core business dell’azienda possano essere appaltati esternamente: imballaggi, stoccaggio materiale, spedizioni, mense, vigilanza. E tutti quei lavori racchiusi nel termine “multiservizi”. Attività che vengono assorbite da contratti ufficiali e cosiddetti poveri spesso utilizzati dalle cooperative (e spesso false cooperative) che prendono appalti utilizzando proprio questi contratti in pieno dumping con i contratti utilizzati dall’industria.

“È opportuno, inoltre, che nel racconto di questi casi di lavoratori malpagati si inizi a fare una vera e propria indagine: com’è possibile sentire di ingegneri pagati 700 euro al mese per un impiego full time? Di quale contratto e inquadramento si parla? Si tratta di lavoro nero o di false partite iva?" torna a domandare il presidente di Confimi Industria.
Chiudendo Agnelli ammonisce “Non è più possibile additare imprenditori e industriali come delinquenti facendo di tutte le erbe un fascio e poi stupirsi che i giovani non vogliano lavorare in azienda”.
Certi argomenti andrebbero trattati con maggior competenza e preparazione".

Roma, 15 febbraio 2023 

Comunicati Stampa

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Agnelli (Confimi Industria) sul costo del denaro

Roma, 15 giugno 2023 

 “BCE fuori controllo, industria italiana ed europea in seria difficoltà”. 

“La stretta monetaria della BCE è fuori controllo, con questo nuovo aumento 0,25% abbiamo più che quadruplicato il costo del denaro, per non parlare delle ulteriori speculazioni bancarie”. È preoccupato Paolo Agnelli, industriale e presidente di Confimi Industria alla luce dell’ottavo rialzo sui tassi d’interesse annunciato da Francoforte.

“Ai costi energetici appena rientrati ora le aziende devono sostituire il vertiginoso costo del denaro – fa presente il numero uno di Confimi – le nostre aziende saranno presto fuori mercato”.

Ma non è finita qui. “Con i rinnovi dei contratti manifatturieri alle porte e l’inevitabile adeguamento dei salari agli indici dei prezzi al consumo, siamo ulteriormente preoccupati per la tenuta del sistema industriale italiano ed europeo”. “Perché con questi costi sarà impossibile per le imprese ridurre i listini e quindi non si avrà nessun calo dell’inflazione” spiega Agnelli riferendosi direttamente alla presidente della BCE Christine Lagarde.

“La Banca Centrale Europea cambi rotta subito, l’inflazione che dichiara di voler combattere ha una sola causa, l’aumento imprevisto e a dismisura dei costi energetici che stanno piano piano rientrando. Ma questa politica sui tassi è completamente sbagliata” chiude Agnelli.

 

Agnelli (Confimi Industria) sul salario minimo: "Sia introdotto per decreto. Basta inneggiare a presunti pirati"

Roma, 15 agosto 2023

"I contratti pirata non esistono e basta tirarli in ballo ogni qual volta si parli di salario minimo e stipendi da fame". A parlare è Paolo Agnelli industriale e presidente di Confimi Industria che vuole mettere un punto fermo sul tema.

"Non possiamo chiamare pirata quei contratti di lavoro, regolarmente depositati al CNEL, e frutto della negoziazione tra associazioni datoriali e associazioni dei lavoratori solo perché queste registrano pochi iscritti" spiega Agnelli e continua "Perché è proprio la costituzione a dire che l'organizzazione sindacale è libera, così come lo è la contrattazione tra imprese e lavoratori (art 39) purché questa non vada in contrasto con lo Statuto dei Lavoratori" e ancora sottolinea "non possiamo ricordarci della Costituzione solo quando ci fa comodo".

Traslando al Parlamento, sarebbe come se fossero titolati ad essere riconosciuti quali partiti politici solo il Partito Democratico e Fratelli d’Italia.

Ma la verità è un'altra.
"Il salario minimo e il valore oggi consigliato dall’Europa a 9€ l’ora non piacciono proprio a quei soggetti della rappresentanza definiti i “più rappresentativi", fa presente ancora una volta il presidente di Confimi Industria.

"Sono di fatto loro i firmatari del più grande contratto che prevede paghe orarie da fame per lavori come guardiania, pulizie, facchinaggio, portierato e così via. Si tratta, del contratto cosiddetto della “multiservizi” e vede la firma di CGIL, CISL e UIL e la loro controparte, le cooperative. Sono forse quindi loro i pirati?" provoca Agnelli.

"Cito testualmente l'articolo 36 della nostra Costituzione", dice Agnelli "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa" proprio come ha denunciato la procura di Milano circa i 600 vigilantes che percepivano uno stipendio al di sotto della soglia di povertà stimata dall'Istat in 852 euro netti al mese.

"Da industriale e rappresentante delle imprese, spero quindi vivamente che il salario minimo sia introdotto per decreto" chiosa e chiude Agnelli "Sarebbe la base per scongiurare una certa contrattazione sindacale che potrebbe prediligere alcuni soggetti datoriali permettendo a questi ultimi di praticare paghe da fame". 
"Sarebbe inoltre l'occasione per metterebbe al sicuro anche quei datori di lavoro che pagano di più, forti del rapporto di valore che instaurano con i propri dipendenti e per i quali i salari bassi rappresentano una vera e propria concorrenza sleale"

 

Agnelli (Confimi Industria): “Bisogna dire un convinto no al Patto di Stabilità”

Roma, 7 aprile 2026 - “Auspico che il Governo e il Ministro Giorgetti non seguano il diktat europeo sul mantenimento del Patto di Stabilità” così il Presidente di Confimi Industria Paolo Agnelli sugli sviluppi seguenti alle dichiarazioni di un portavoce di Bruxelles di qualche giorno fa.

“L’Italia non può sottostare a regole inaccettabili, a risposte provocatorie con  motivazioni futili per mantenere in vita il Patto di Stabilità - prosegue Agnelli – Sentirsi dire che per quanto riguarda il nostro Paese non siamo ancora in recessione e che siamo fuori regola per un 0,1% (3.1 contro il 3%), dopo mesi di continue guerre in varie zone del globo, dopo che le persone e le imprese italiane hanno sofferto  a causa di  politiche europee che si sono rivelate fallimentari e controproducenti sia in campo economico sia nel campo  delle sanzioni, è davvero troppo”. 

“Il deficit/Pil al 3% era nato per un’economia che possiamo definire normale, non per un’economia di guerra – chiude il Presidente di Confimi Industria – Bisogna reagire con intelligenza ad una situazione che si sta trascinando molto velocemente verso un forte rischio di deindustrializzazione”.

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