Sergio Dalla Verde, presidente di Apindustria Vicenza, ha presentato l’indagine sulla congiuntura delle piccole e medie industrie vicentine. Vendite, produzione e ordinativi aumentano di pochi punti percentuali, ma la fiducia è ai minimi storici. L’occupazione è stabile (+0,1%), così come il ricorso al credito. In sensibile contrazione i margini di profitto.
In occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy, un libro celebra l'eccellenza italiana attraverso il linguaggio unico delle sue imprese
Che cosa significano sfaldaballe, tangenziale, lacrima, uragano, cannellino? In occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy, Confimi Industria, con il contributo di Treccani, presenta "inventario - Il linguaggio della manifattura", un volume che esplora l'anima della manifattura italiana attraverso le sue parole. Un percorso che svela il linguaggio unico di un settore che ha reso l'Italia famosa nel mondo.
Nord Est Finanza, Atradius e Alpha Broker hanno presentato un innovativo strumento dedicato, in esclusiva, alle piccole e micro imprese, per una efficace gestione del rischio commerciale. Il presidente di Apindustria Vicenza, Sergio Dalla Verde: “Mancando un vero Sistema Paese, le pmi hanno fatto ancora una volta da sole e si sono costruite uno strumento ad hoc per competere ad “armi pari” nei mercati internazionali”.
Si è svolta oggi l‘Assemblea di Apindustria Vicenza
“PICCOLE E MEDIE IMPRESE: UN PRESENTE DI OPPORTUNITA’
Come aumentare la competitività delle nostre aziende”
Riuniti nel nuovo complesso universitario di Vicenza gli imprenditori hanno appreso da T. Wakamatsu il modello che ha dato vita al lean thinking.
Non è stata come tutte le altre volte l’edizione 2011 dell’Assemblea Pubblica di Apindustria Vicenza, il tradizionale appuntamento che, reso possibile anche dal contributo di Banca Popolare di Vicenza, vede riunirsi gli imprenditori delle Piccole e Medie Imprese, il “cuore pulsante” dell’economia nazionale che è rappresentato da Apindustria. E’ stata inedita la scelta della location che ha visto il nuovo complesso universitario di Vicenza ospitare la kermesse degli imprenditori come evidente segnale che occorre dare: «Il cambiamento – secondo il Presidente Filippo De Marchi - sarà fortemente determinato dai giovani, dal loro modo di vedere le cose» e per evidenziare questo aspetto il saluto iniziale è stato svolto congiuntamente dal Presidente con Alessandro Trentin alla guida del Gruppo Giovani Imprenditori.
«Noi di Apindustria Vicenza, a differenza dei politici – prosegue De Marchi – non siamo “distratti” e vogliamo rispondere all’ansia di ammodernamento delle nostre imprese per cogliere le tante opportunità che, nonostante e anche grazie la crisi economica, sono presenti oggi nello scenario ampiamente modificato dei mercati e delle economie che corrono verso livelli inediti di competizione. Per questo motivo e spinti dall’urgenza di non arrivare tardi abbiamo invitato alla nostra assemblea, tramite la società CONSIDI, il Sensei Toshiro Wakamatsu, stimato esperto del TPS - Toyota Production System il modello che ha dato vita al lean thinking. Quello della Toyota, è un modello che apparentemente è applicabile solo all’industria di grandi dimensioni, in realtà risulta essere fondamentale anche per le imprese di minori dimensioni che comunque abbisognano di rivedere le loro strutture organizzative».
L’occasione dell’assemblea annuale è anche il momento opportuno per delineare l’operato dell’Associaizone ed il Presidente, interpretando il pensierodei colleghi imprenditori, non ha mancato di mandare “forte e chiaro” segnali di profondo disagio soprattutto in riferimento all’imposizione fiscale e alla capacità di crescita e sviluppo dell’impresa vicentina: «Ma di quale possibilità di crescita vogliamo parlare – denuncia un arrabbiato Presidente – se consideriamo che in Italia, secondo i dati resi noti dalla Banca Mondiale “Paying taxes 2011”, il peso dei tributi nazionali, locali e dei contributi sociali sulle imprese ha determinato per il 2010 un’incidenza della pressione fiscale pari al 68,6% sul PIL. L’Italia supera di quasi 25 punti la media UE, pari al 44,2%. Se questa è la situazione, - puntualizza il Presidente – la recente proposta di riforma fiscale del “super” Ministro dell’Economia è buona solo come boutade conseguente ai recenti “sberloni” elettorali. Credo che una riforma fiscale credibile possa essere fatta solo se, al di là dei tagli legati alle deduzioni, si comincia davvero ad incidere pesantemente sulle sacche di spesa pubblica, anzi di sprechi pubblici, sulla cui eliminazione assistiamo ai risibili proclami senza poter mai valutare risultati apprezzabili».
«A fronte di un incessante invito a ripensare i termini per la crescita delle nostre aziende, - precisa De Marchi – noi stiamo prendendo in seria considerazione le avances provenienti dai Governi di Svizzera e Austria per portare lì le nostre attività. Come Apindustria Vicenza abbiamo sempre sostenuto la positività dell’internazionalizzazione piuttosto che la delocalizzazione. Nostro malgrado e a malincuore dobbiamo ricrederci e considerare una possibilità di sopravivenza per le nostre attività che affronterebbero regimi fiscali enormemente ridotti rispetto alla mannaia italiana».
Lapidaria la conclusione del Presidente di Apindustria: «Provi Tremonti & C. ad immaginare un Veneto dal gettito diverso senza le nostre aziende; provino i signori politici, sindacati compresi, a doversi ridisegnare le geografie del consenso con qualche migliaio di occupati in meno; provi l’attuale sistema creditizio a dover imparare molto velocemente il tedesco perché il nostro futuro è altrove!»
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BIOGRAFIA TOSHIRO WAKAMATSU
Toshiro Wakamatsu nasce nel 1943 ad Aichi. Alla Toyota, ricopre diverse mansioni in vari reparti e durante il periodo di lavoro nel reparto controllo di produzione contribuisce al raggiungimento di grandi risultati per il TPS quali la costituzione del sistema Kanban e la gestione computerizzata dei componenti esterni. Oltre ad essere “uomo d’azienda” per 12 anni è consigliere di quartiere nel consiglio comunale della città di Toyota e dimostra le sue capacità di leader nei settori: viabilità, promozione del territorio e welfare.
ASSEMBLEA CONFIMI INDUSTRIA, AGNELLI: "IL MADE IN ITALY NON BASTA PIÙ"
Roma, 13 novembre 2024
“Esistiamo anche noi, le piccole e medie imprese della manifattura: in un mondo fatto di colossi facciamo girare la grande macchina dell’economia italiana e creiamo occupazione per il 76% dei lavoratori, ma da 18 mesi la nostra produzione industriale è in calo tanto che sono già 300 le aziende del nord ad aver fatto domanda di cassa integrazione”.
Per questo “abbiamo voluto dedicare questa assemblea a quell’85% di imprese italiane a conduzione familiare che da sempre rappresentano la qualità del prodotto made in Italy e che forse oggi non basta più”.
Lo ha detto Paolo Agnelli, industriale e presidente di Confimi Industria, aprendo l’appuntamento annuale della Confederazione e dialogando con i ministri Adolfo Urso - Imprese e Made in Italy – e Giancarlo Giorgetti - Economia e Finanze. Anche la presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni è intervenuta con un videomessaggio dedicato agli industriali.
“Produttività e competitività sono doveri collettivi e non solo della cultura d’impresa, lo Stato non può tirarsi indietro”: Paolo Agnelli ha ribadito quali e quante siano le difficoltà delle imprese italiane, aziende piccole e medie, perlopiù a conduzione familiare, e ha avanzato alcune proposte che potrebbero permettere alle Pmi di riuscire a riaffermare il proprio ruolo competitivo nei mercati e contribuire così anche a risollevare il Paese.
Partendo proprio dalle proposte più dibattute della legge di Bilancio in tema di extraprofitti e concorrenza: “Introduciamo un’addizionale, sia anche del 10%, per tutte quelle aziende – siano assicurazioni, società energetiche, banche – che superano i 50 milioni di euro di utili”, ha detto Agnelli.
Ma non solo: “Il risparmio ottenuto potrebbe essere impiegato per altre iniziative, come l’innalzamento delle pensioni minime, oppure per ridurre il cuneo fiscale per le imprese perché quegli oltre 300 miliardi che oggi le aziende private spendono per gli stipendi dei propri collaboratori non finiscano per il 60% nelle casse dello Stato: 180 miliardi su 300”.
E ancora, il tema caldo della transizione energetica, ambientale e digitale: “Vogliamo essere green ma con i piedi per terra”, ha spiegato Agnelli chiedendo al Governo di “stabilire una linea definita sul nucleare”. Perché mentre “tutti parlano di transizioni, l’Europa sembra più interessata a spingerci verso la totale decarbonizzazione a ogni costo, anche a quello di regalare la nostra industria alla Cina”.
In vista delle prossime mosse politiche in tema di inasprimento dazi, già preannunciati dal rieletto presidente Trump, Agnelli ha aggiunto: “Con la scusa di tassare l’alluminio in entrata, gli Usa hanno il mirino puntato sulla produzione made in Italy: sul nostro design, sui nostri mobili, sulle nostre infrastrutture e sulle oltre 300 voci doganali individuate; come ha intenzione di proteggerci l’Europa?”.
Infine, in tema denatalità e occupazione, non è una “modesta proposta” quella fatta dal presidente Agnelli al ministro Giancarlo Giorgetti per rafforzare il tessuto produttivo nazionale puntando sulle generazioni future: “Lavoriamo insieme all'introduzione di una decontribuzione fiscale per i giovani qualificati in settori chiave per le imprese manifatturiere”.
E per ristrutturare un tessuto sociale che sembra resistere al lavoro, chi lamentando salari troppo bassi e chi fuggendo all’estero, per trovare nuova forza lavoro Agnelli propone: “Snelliamo le procedure che rallentano l’assunzione degli extracomunitari, e per chi è già presente sul suolo italiano, regolamentiamo la loro presenza così da permettergli di far parte della vita economica del nostro paese e quindi della società”.
A parlarne, in occasione dell’Assemblea del mandamento Apindustria Vicenza di Valdagno, sarà il professore di Politica Economica all’università Cà Foscari, Ferruccio Bresolin.
L’appuntamento è per venerdì 5 maggio, alle ore 19, presso il ristorante Perinella di Brogliano.
“Un’occasione di incontro e dibattito sulla realtà produttiva della nostra vallata e le prospettive future, partendo da un punto di vista diverso, che pone al centro l’impresa e la rende “motore responsabile” della crescita complessiva del sistema territoriale locale”. Così Nereo Bernardi, presidente del mandamento Apindustria Vicenza di Valdagno, introduce l’appuntamento assembleare di venerdì 5 maggio, che si svolgerà, a partire dalle ore 19, nella sala convegni del ristorante Perinella di Brogliano.
“Un appuntamento aperto agli imprenditori associati e ai cittadini tutti, per approfondire una nuova prospettiva di sviluppo industriale assieme al professore Ferruccio Bresolin, docente di Politica Economica presso l’università di Cà Foscari a Venezia”. All’incontro prenderà parte il presidente di Apindustria Vicenza, Sergio Dalla Verde; è prevista, inoltre, la presenza del presidente del consiglio Regionale del Veneto, Marino Finozzi.
“La riflessione che condurremo nel corso del convegno – prosegue Bernardi, presentando uno spaccato della congiuntura del mandamento sulla fine del 2005 e le previsioni per la prima parte del 2006 – prende spunto anche dai timidi segnali di schiarita che abbiamo registrato nell’ultima indagine condotta dall’Ufficio Studi. C’è infatti una ripresa della produzione e delle vendite, che conferma, ci auguriamo tutti, l’arresto della caduta, iniziato già qualche tempo fa. Come effetto di ciò, i livelli occupazionali restano stabili o, addirittura, in leggera crescita”.
Venendo ai dati: a chiusura del 2005 gli ordinativi sono stati segnalati in aumento da un terzo degli imprenditori interpellati (33%) e stabili per il resto del campione (67%). In previsione, il 33% stima un aumento della voce ordinativi, il 50% confida nella stabilità e il 17% delle imprese prevede una diminuzione degli ordinativi nei prossimi sei mesi.
La produzione: il 2005 si è chiuso positivamente, con metà delle aziende che hanno registrato un aumento e metà che invece registrano un andamento stazionario. In prospettiva, per il primo semestre 2006 il 40% conta di aumentare la produzione, altrettanti sperano nella stabilità e il restante 20% prevede una diminuzione della produzione.
Anche le vendite hanno fatto registrare, a fine 2005, un aumento per il 60% del campione e una situazione di stabilità per il 20%. In prospettiva, le vendite dovrebbero seguire lo stesso andamento dichiarato per la produzione.
Investimenti: il 2006 sembra abbastanza propizio per questa voce: il 67% intende investire, il 33% non sa ancora. Anche il ricorso al credito si segnala in aumento, con il 50% delle aziende che intende aumentare l’utilizzo di questo strumento sia a breve che a medio-lungo termine.
PIU’ FAR WEST O PIU’ SICUREZZA? LA NUOVA LEGGE SULLA LEGITTIMA DIFESA.
Il mandamento associativo di Vicenza città organizza un incontro dedicato alla nuova legge. Ospiti: Paolo Pecori, sostituto procuratore della Repubblica e Lucio Zarantonello, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Vicenza. Appuntamento: giovedì 18 maggio, ore 19, presso il Jolly Hotel Tiepolo di Vicenza.
“Un tema molto dibattuto, forse ancora poco conosciuto e, pertanto, degno di essere approfondito. Per questo abbiamo organizzato questo incontro, dal titolo, se volete un po’ provocatorio, che, siamo certi, sarà di estremo interesse per gli imprenditori e i cittadini tutti”.
Enrico Dall’Osto, presidente del mandamento Apindustria Vicenza della città, presenta così l’incontro in calendario per giovedì 18 maggio, con inizio alle ore 19, presso la sala convegni del Jolly Hotel Tiepolo a Vicenza.
Il titolo, “Piu’ Far West o piu’ sicurezza? La nuova legge sulla legittima difesa”, non lascia adito a dubbi; a parlarne diffusamente saranno il sostituto procuratore della Repubblica, Paolo Pecori e Lucio Zarantonello, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Vicenza.
La giornata del 18 maggio è importante per il Mandamento associativo: l’incontro si tiene, infatti, subito dopo l’Assemblea privata del mandamento, che conta circa 400 imprese appartenenti a tutti i comparti produttivi più significativi della provincia.
“Sarà l’occasione – conclude il presidente Dall’Osto – per fare il punto della situazione, confrontarci su programmi ed attività future, sulle difficoltà ma anche sulle opportunità che, come imprenditori, viviamo quotidianamente attraverso il confronto con il mercato. Partendo da un dato incoraggiante: ci sono segnali di fiducia, la congiuntura sembra indicare una clima di ripresa, le nostre imprese, seppur con cautela, sono ottimiste. Quindi, ci auguriamo si creino quelle condizioni di contesto, in termini di stabilità e progetti di politica industriale, su cui fondare lo sviluppo delle nostre aziende e della nostra economia”.
Assemblea Pubblica 2007 di Apindustria Vicenza LE ECCELLENZE DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE Un momento di riflessione sul ruolo e le prospettive delle PMI nel sistema-Paese, alla presenza di rappresentanti del mondo politico e universitario nazionale C’era una volta il “miracolo del Nordest”, dove “piccolo” era anche “bello”. Una storia di sviluppo economico impetuoso, capace di trasformare un’area economicamente depressa in una zona con un tasso di disoccupazione praticamente nullo e una forte proiezione all’internazionalizzazione. Poi qualcosa è cambiato: quello stesso modello è sembrato andare improvvisamente in crisi, salvo mostrare segnali di ripresa nell’ultimo periodo. Di qui l’interrogativo di fondo: il modello imprenditoriale basato sulla piccola e media impresa, per anni il punto di forza del Nord Est, è ancora vincente?Questo quesito, dai risvolti sociali ed economici fondamentali, e non solo per il vicentino e il Nord Est, è stato il tema di fondo dell’Assemblea Pubblica di Apindustria Vicenza, dal titolo “Le eccellenze delle PMI: crescere e prosperare nella complessità del sistema paese”, in programma oggi (lunedì 18 giugno, ndr.) presso il Centro Congressi del Vergilius Hotel, a Creazzo (V). Un evento destinato ad avere una grande risonanza sia per l’importanza del tema affrontato, sia per il rilievo dei relatori presenti.
I relatori
Su questo tema, infatti, si confrontano secondo la formula avvincente del talk-show il Sen. Enrico Morando, Presidente della Commissione Bilancio del Senato, l’Eurodeputato Renato Brunetta, Vicepresidente Commissione Industria del Parlamento Europeo, il Prof. Domenico De Masi, Ordinario di Sociologia del Lavoro all’Università La Sapienza di Roma, Paolo Galassi, Presidente di Confapi nazionale e Monica Galvanin, Presidente di Confapi Veneto. Moderatore d’eccezione, Giovanni De Luca, direttore Rai della sede regionale per il Veneto.
Il tema
Ad aprire i lavori è la relazione di Sergio Dalla Verde, Presidente di Apindustria Vicenza, che spiega così il tema proposto: «Il titolo dell’evento - Le eccellenze delle PMI: crescere e prosperare nella complessità del sistema paese - contiene già il seme del programma che vede impegnata Apindustria a livello provinciale e nazionale. Negli anni d’oro lo slogan era piccolo è bello: oggi, di fronte alla complessità sempre crescente della sfida dei mercati, questo è difficile da sostenere, ma fortunatamente possiamo dire che piccolo è eccellente». L’eccellenza della piccola e media impresa diventa quindi la chiave della competitività sui mercati internazionali, la qualità che le consente di sconfiggere la concorrenza del Far East, affermandosi in quelle nicchie di mercato in grado di riconoscere premiare i prodotti e servizi a maggiore valore aggiunto.
I dati
I numeri, del resto, confermano questa capacità, grazie alla quale le piccole e medie imprese italiane svolgono un ruolo centrale nel sistema economico nazionale. In Italia infatti le PMI, cioè le aziende con meno di 250 dipendenti, sono il 99,8 % del totale, quindi solo lo 0,2% sono grandi industrie. E di questo 99,8%, il 98,7% hanno meno di 50 dipendenti; il 95% hanno meno di 10 dipendenti.E le PMI hanno un’importanza strategica anche per l’occupazione: dei lavoratori dell’industria, circa l’82% sono occupati nelle PMI, quando in Europa la media è del 50%, con Spagna al 64% e Germania al 46%.
Forte di questa presenza radicata, le PMI producono il 58% del fatturato dell’industria italiana. Più in dettaglio secondo l’ultima indagine del CENSIS le aziende con più di 20 addetti – che rappresentano solo il 4% del totale delle PMI – producono da sole i due terzi del PIL di tutte le PMI, ovverosia il 37% del valore aggiunto nazionale. E questo contro il 26% delle grandi imprese (con oltre 250 addetti) che rappresentano il restante 42% del fatturato dell’industria italiana).
La soglia dei 20 addetti pare, quindi, una sorta di spartiacque: chi ha più di 20 addetti è più efficiente e produttivo: si devono quindi creare le condizioni per aiutare a superare questa soglia.Anche sul fronte dell’export le PMI italiane sono protagoniste assolute: il 92% degli esportatori del nostro paese è costituito da piccole e medie imprese e nel 2006 l’export delle PMI italiane è cresciuto di un +2% rispetto al 2005 (con valori ancor più alti nel Nordest). «Tutto questo significa – prosegue Dalla Verde – che le eccellenze ci sono, perché se le PMI riescono ad esportare e a mantenere una posizione di competitività sui mercati internazionali vuol dire che si sono ristrutturate, che fanno ricerca, che fanno marketing. Ma, ribadisco, piccolo da solo non è più bello, perché le PMI da sole sono fragili, e per crescere devono aggregarsi, fare sistema. Di qui l’importanza dell’Associazione, come struttura di riferimento alla quale affidarsi per le più diverse esigenze, dall’informazione alla formazione, dalla consulenza al sostegno per l’internazionalizzazione».
Gli ostacoli da superare
Del resto gli ostacoli alla crescita delle PMI non mancano in Italia, alcuni per i limiti tipici di una realtà imprenditoriale medio-piccola, molti per l’arretratezza del sistema-Paese. E se i primi si possono superare attraverso l’Associazionismo e la capacità di stringere alleanze strategiche, spetta alle Istituzioni, nei diversi livelli, fare il salto di qualità per i rimuovere alcuni limiti fortemente penalizzanti.L’Assemblea Pubblica di Apindustria Vicenza è quindi anche l’occasione per riflettere, con un punto di vista locale e nazionale allo stesso tempo, sui problemi che oggi affliggono maggiormente le PMI e sulle riforme oggi indispensabili per consentire alla parte più numerosa e rilevante del sistema industriale italiano di continuare ad essere competitiva.«Le PMI e quindi, visti i numeri, il sistema industriale italiano, sono fragili - spiega Dalla Verde - Devono crescere non solo in eccellenza, ma anche in dimensione e potenzialità. E non si consolida il nostro sistema industriale sostenendo solamente lo 0,2% di grande industria e adottando lessici, soprattutto in questo ultimo anno, irriverenti nei confronti dell’altro 99%! I governi, le istituzioni, le forze sociali devono guardare con grande obiettività questa realtà dell’industria italiana ed adottare un approccio costruttivo. Quello che i nostri imprenditori potevano fare con le proprie forze lo hanno già fatto: nonostante il sistema paese, cioè nonostante l’insufficienza delle infrastrutture, una fiscalità bizantina che soffoca le aziende più virtuose, nonostante il difficile dialogo con le università e gli istituti di ricerca, nonostante il debole supporto all’export, nonostante la concorrenza sleale. Per consolidare lo sviluppo dell’Italia, noi temiamo che il solo imprenditore non basti più, serve anche il sistema paese, servono non contributi ma riforme».Di qui la necessità di implementare quanto prima un sistema fiscale più equo, ma anche una rete di servizi di sostegno all’internazionalizzazione che sia anche a misura delle piccole e medie imprese, ponendo fine nel contempo agli sprechi e alle sovrapposizioni attuali. E ancora, occorrono regole chiare sull’importazione dei prodotti, ponendo fine al fenomeno della concorrenza sleale, dando concretezza al principio di reciprocità e garantendo che i prodotti importanti rispettino le normative nazionali in materia di qualità e responsabilità sociale. Per dare concretezza e continuità all’esigenza di innovazione, invece, occorre creare le condizioni per un dialogo proficuo tra il mondo dell’università e della ricerca e le imprese. Ultimo, fondamentale ambito nel quale è forte l’esigenza di una riforma è il mondo del lavoro, per il quale le PMI chiedono una maggiore flessibilità, al fine di rispondere alle richieste di un mercato che pretende una capacità di risposta sempre più rapida agli ordini, ma anche una struttura normativa che favorisca l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro dando loro maggiori tutele ed eliminando alcuni abusi e distorsioni, a fronte però di una maggiore mobilità in uscita.
------------------------------------------- Ufficio Stampa Apindustria Vicenza Raffaella M. Sgueglia APINDUSTRIA VICENZA - Relazioni esterne e comunicazione Tel: 0444-232230 - Fax: 0444-960835 - e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Il presidente Paolo Agnelli : “Le partecipate con monopoli di energia e gas devono allinearsi ai ricavi medi europei. Basta super ricavi e super utili, serve adeguamento ad una politica con un ebitda europeo.
Roma, 3 dicembre 2025 - “Negli ultimi trent’anni le imprese manifatturiere sono calate di circa 250 mila unità. Per la prima volta in tredici anni, da quando è nata Confimi Industria, i nostri uffici ricevono chiamate di imprenditori che non chiedono come resistere, ma come organizzare la loro uscita dall'Italia” . Un fenomeno che ha anche un volto generazionale: “Quasi il 40% dei giovani industriali del nostro sistema – i nostri stessi figli – sta valutando di fondare la propria impresa all'estero. Non per crescita, ma per sopravvivenza. Questi dati inducono tutti noi e le forze politiche a fare serie riflessioni”.
Così, il presidente di Confimi Industria Paolo Agnelli ha aperto i lavori a Roma dell’appuntamento annuale della Confederazione intitolato “Cara Energia…”, confrontandosi con i ministri Giancarlo Giorgetti (Economia e Finanze) e Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy), intervenuti dopo il videomessaggio inviato agli imprenditori della manifattura italiana dalla presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni.
Anche il Vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro del MASE Gilberto Pichetto Fratin, hanno voluto inviare un messaggio agli industriali di Confimi.
Secondo Agnelli la causa principale di questa emorragia ha un nome: energia. “Un’impresa italiana paga l'energia 85,28 euro per MWh, oltre il triplo dei 25,45 euro della Francia. Un differenziale che compromette ogni possibilità di competere”, ha denunciato il presidente di Confimi Industria.
La Confederazione nel suo Manifesto per l’Energia, evidenzia come proposte: un intervento diretto dello Stato nel mercato energetico; la riduzione della fiscalità sull’energia; la revisione delle rendite delle società regolamentate; una politica estera energetica; il disaccoppiamento del costo dell’energia rinnovabile da quella fossile.
Confimi Industria ha poi ascoltato le proposte dei rappresentanti dei partiti in una tavola rotonda alla quale hanno partecipato, Maria Elena Boschi (IV), Marco Dreosto (Lega) Mariastella Gelmini (NM), Antonio Misiani (PD), Nicola Procaccini (FDI), Marco Rizzo (DSP), Luca Squeri (FI), Mario Turco (M5S), Giuseppe Zollino (AZ).
Sul fronte della manovra di bilancio, Agnelli ha riconosciuto gli sforzi per la tenuta dei conti pubblici, ma ha evidenziato come “la stabilità dei conti non possa avvenire rischiando di colpire il tessuto produttivo”. Per questo, come già segnalato dalla Confederazione nei commenti e nelle audizioni dei giorni scorsi, a causa di queste ristrettezze nella Legge di Bilancio ci sono alcuni segnali positivi che però sono ancora timidi e discontinui per imporsi a pieno nel mondo delle PMI. “Chiediamo che il super-iperammortamento abbia un orizzonte triennale per permettere una vera pianificazione industriale. La revisione IRPEF è positiva ma serve una portata maggiore, così come rendere strutturale la riduzione dell’imposta sui premi di risultato. Ci auguriamo una soluzione positiva e responsabile per salvare le imprese che hanno creduto in Transizione 5.0. Giudizio negativo alla modifica delle compensazioni F24 e alla nuova disciplina sui dividendi, misure che rischiano di colpire in primis le Pmi”.
L'obiettivo ultimo è salvare ciò che Agnelli definisce biodiversità industriale del Paese: l’impresa familiare, soprattutto PMI. “Un modello unico, radicato nel territorio, che guarda al lungo periodo e alle persone. Il nostro DNA economico. La stabilità dei conti pubblici non può mettere a rischio il tessuto manifatturiero che quei conti, in ultima analisi, li alimenta”.
Agnelli ha poi spiegato: “Non vogliamo andare via e non possiamo farlo. Rappresentiamo quelle piccole e medie imprese che quando tutti scappano, restano. Le nostre aziende non sono un codice in Borsa, ma hanno il nostro nome sulla porta. Per questo delocalizzare per noi non deve essere un’opzione, ma serve un tessuto adatto”.
“Non abbiamo la verità in tasca – chiosa il Presidente di Confimi - ma il nostro è il grido d’allarme di chi il lamierino in fabbrica lo calpesta tutti i giorni. Per questo mettiamo a disposizione del Governo e di tutte le forze politiche la nostra esperienza per un confronto costruttivo sugli interventi necessari a tutela del sistema-Paese”.
IL PRESIDENTE DAL ZOVO HA RIUNITO LA CATEGORIA DEGLI ORAFI PER COMMENTARE LO STATO DELL'ARTE DEL SETTORE
All'Assemblea ha preso parte il responsabile di Apiveneto Fidi che ha presentato gli strumenti a disposizione degli imprenditori per migliorare l'accesso al credito delle PMI
Si è tenuta nei giorni scorsi l'Assemblea annuale di Unionorafi Apindustria Vicenza, una preziosa occasione di confronto per gli imprenditori della categoria, per un settore che più di ogni altro ha subìto negli ultimi semestri gli influssi della crisi.
Presenti all'incontro il presidente della categoria, Florido Dal Zovo, i vice presidenti Mario Faccin e Fabrizio Vezzaro e il presidente Apindustria Filippo De Marchi. Tra gli ospiti anche Maurizio Colombo, Presidente di Unionorafi Confapi (succeduto quest'anno al vicentino Tranquillo Loison) e prossimo coordinatore della Consulta Nazionale dei produttori Orafi Argentieri Gioiellieri.
«I dati congiunturali negativi non si possono certo negare - ha detto Dal Zovo - ma come Associazione è importante dare anche messaggi confortanti agli imprenditori, mettendo in luce gli strumenti di cui possono disporre per far fronte al momento. In Apindustria Vicenza abbiamo un importante programma di promozione e supporto, grazie anche all'attività del Consorzio Gold & Silver Api Group, e i nostri imprenditori possono usufruire di una vasta gamma di servizi e di consulenze altamente specializzate, dal fiscale al credito al sindacale».
Il presidente dell'Associazione, Filippo De Marchi, ha puntualizzato da parte sua la necessità di un forte rilancio della Fiera di Vicenza, che ha bisogno di grandi investimenti per tornare ad essere leader in Italia e a livello mondiale, e ha passato la parola a Vittorio Rigotti, responsabile dell'Area credito dell'Associazione, nonché funzionario di riferimento di Apiveneto Fidi (il Confidi regionale delle PMI), che ha presentato gli strumenti a disposizione degli imprenditori per migliorare l'accesso al credito delle piccole imprese. «L'attuale situazione di contrazione economica, rende senz'altro più difficile l'accesso al credito per i nostri imprenditori - ha detto Rigotti - ma non impossibile: esistono infatti alcuni accorgimenti gestionali e metodologie di comunicazione da adottare che possono agevolare il rapporto con le banche migliorando il dialogo. L'utilizzo dei Confidi risulta inoltre molto efficace per rendere il tutto più facile e conveniente; la loro attività di rilascio di garanzie è infatti funzionale ad agevolare l'accesso al credito e al tempo stesso permette un sensibile abbattimento dei costi finanziari».
I dati congiunturali del settore:
Secondo l'ultima indagine condotta dall'Associazione la quota di imprese che dichiarano di aver effettuato investimenti nel corso del primo semestre del 2008 è, nel totale dei settori intervistati, pari al 60,8% dei casi, in leggera crescita rispetto al 55,8% di sei mesi fa, con le sole eccezioni del comparto dei servizi e dell'orafo: quest'ultimo presenta una propensione all'investimento quasi dimezzata rispetto al profilo medio (solo il 35% delle imprese intervistate ha effettuato investimenti), segno tangibile di una situazione di diffusa crisi e di assenza di aspettative positive per il futuro.
I risultati relativi al primo semestre 2008 mostrano variazioni negative a due cifre per ordinativi, produzione e fatturato, che rispettivamente decrescono del 17,3%, 19% e 21,7%, con sensibili effetti sui livelli occupazionali, che diminuiscono del 16%.
Sulla base delle risposte fornite nella presente rilevazione, possiamo desumere che attualmente il settore opera per il 40% circa sul mercato interno, per il 36% sul mercato Ue e per il restante 24% sui mercati extra-Ue. Fra i mercati extra-Ue si conferma la rilevanza di quello asiatico (che assorbe il 9% del fatturato complessivo) mentre diminuisce il peso della Russia e degli altri paesi europei esterni all'Ue (3%). Il Nord America, che un tempo aveva un ruolo di tutto rilievo (in passato assorbiva oltre il 15% delle vendite del settore), resta relativamente ridimensionato (9%) a causa della forza dell'euro ed alle altre difficoltà che l'economia americana sta attraversando.
Le previsioni per il futuro fornite dagli imprenditori intervistati sono in linea con gli andamenti registrati a posteriori per il primo semestre 2008: nel complesso la percentuale di imprese che prevedono una riduzione degli ordinativi sale al 58,8% dei casi contro il 14,5% registrato nella precedente rilevazione. Per quanto riguarda il mercato interno e quello estero interno alla Ue, il peso dei pessimisti risulta ancor più accentuato, e raggiunge quasi l'80% dei casi; per il mercato esterno all'Unione Europea invece lo scenario previsto è solo leggermente più positivo e la percentuale di imprese che prevedono diminuzioni degli ordinativi si assesta al 60% dei casi, affiancata da un 20% circa che prevedono invece dei possibili aumenti. Identiche considerazioni le si traggono se, oltre agli ordinativi, consideriamo i livelli della produzione totale prevista e delle vendite. Come riflesso di questi andamenti previsti, dal punto di vista occupazionale le corrispondenti previsioni sono solo al ribasso (36% dei casi) o al più stazionarie.
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