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News ed Eventi

APINDUSTRIA PREMIA LE AZIENDE FEDELI

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[Marostica, 22 maggio 2015] Convinte che la crescita di un territorio sia determinante per il destino di ogni realtà produttiva che ne fa parte, molte aziende hanno accettato la sfida del "fare squadra", costruendo un legame con Apindustria Confimi Vicenza che dura da vent'anni. Per questo l'associazione di categoria che rappresenta le Pmi ha consegnato a questi associati il Premio Fedeltà, nel corso di una serata di gala andata in scena venerdì sera al Castello Superiore di Marostica.
Ciascuna delle aziende premiate porta con sé una storia di successi ottenuti con competenza, intuizione e spirito di sacrificio. Molte di queste hanno origine da piccoli laboratori trasformati nel tempo in grandi capannoni dove oggi lavorano tante persone che, a stretto contatto con i titolari, contribuiscono alla crescita dell'azienda. Altre hanno introdotto nel mercato delle assolute novità, idee innovative di alto livello tecnologico, o ancora la capacità di valorizzare la tradizione e la manualità per conquistare, attraverso la qualità del prodotto, clienti in ogni parte del mondo.

A ritirare il premio sono state le ditte Avitex (Campiglia dei Berici), Brunello (Thiene), Danieli Laser Cut (Castelgomberto), Edilmarmi (Rosà), Fotodiaexpress (Vicenza), Infodati (Vicenza), Interprod (Montecchio Precalcino), Italpelli (Arzignano), Ivat (Romano Ezzelino), M.C.E. (Sovizzo), M.G. Lavorazioni Materie Plastiche (Quinto Vicentino), Nuova Inox (Thiene), Nuova Kiwi (Molvena), Oleodinamica Panni (Tezze Sul Brenta), Parisotto Rolando & C. (Breganze), S.A.I. (Lonigo), Saiv (Quinto Vicentino), Salumificio Franco Verona (Torrebelvicino), Tam & Company (Carrè), Telea Electronic Engineering (Sandrigo), Triveneta Grandi Impianti (Schio), Visentin Casa (Rosà), World Work (Montebello) e Zordan (Thiene).

A tutte loro il Presidente provinciale di Apindustria, Flavio Lorenzin, e il Presidente del territorio bassanese, William Beozzo, hanno consegnato un riconoscimento di grande valore, soprattutto simbolico: un'opera disegnata dall'artista Vico Calabrò, prodotta dalla Stamperia d'arte Busato di Vicenza e raffigurante l'albero, da tempo soggetto simbolico scelto da Apindustria perché adatto a rappresentare la forza delle piccole e medie imprese, che hanno radici ben salde nel territorio ma sono allo stesso tempo protese verso una crescita futura, rappresentata dai rami che si allungano verso l'alto.

Al termine della premiazione, Apindustria ha offerto ai propri associati una cena a base di prodotti tipici come l'asparago bianco di Bassano e la ciliegia di Marostica, per rinnovare il legame con il territorio.
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APINDUSTRIA PROMUOVE LA LEGGE DI STABILITÀ

Il presidente Flavio Lorenzin: «Si va nella giusta direzione. Ma sul Tfr in busta paga resti la tassazione agevolata»

La legge di stabilità incassa il plauso di Apindustria Confimi Vicenza, che invita il governo a proseguire dritto sulla strada della crescita e in controtendenza rispetto all'austerity degli ultimi anni, con interventi per lo snellimento dell’imposizione fiscale e di sostegno alla riduzione degli sprechi. «Siamo soddisfatti del pacchetto di misure economiche così come approvato dal consiglio dei ministri – commenta il presidente dell'associazione Flavio Lorenzin – e ci auguriamo che non subisca stravolgimenti nei successivi passaggi parlamentari. Accogliamo con grande favore misure virtuose riguardanti la buona scuola, la conferma del bonus di 80 euro, l'Irap, l'ecobonus e l'efficientamento della giustizia».
Il rappresentante delle piccole e medie imprese apre anche al Tfr in busta paga su base volontaria, ma invita l'esecutivo a rivedere l'applicazione delle imposte ordinarie: «È possibile lasciare la quota di liquidazione nella disponibilità immediata dei lavoratori mantenendo la tassazione agevolata prevista oggi – aggiunge Lorenzin – in modo da garantire più risorse a disposizione delle famiglie e senza alcuna perdita per le casse dello Stato».
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APINDUSTRIA PROMUOVE LA RIFORMA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI

[Vicenza, 15 giugno 2015]  Finalmente si cambia: dopo anni in cui pagavano solo i “soliti noti”, gli ultimi decreti attuativi del Jobs Act razionalizzano gli ammortizzatori sociali, con un deciso passo avanti verso la loro estensione obbligatoria a tutti i datori di lavoro, e soprattutto con l’introduzione del criterio bonus-malus, dove ciascuno paga in base a quanto utilizza: una misura che le Pmi avevano chiesto fin da subito.

Per questo oggi anche Apindustria Confimi Vicenza esprime soddisfazione per gli ultimi provvedimenti che stanno portando a compimento la nuova riforma del lavoro in tutti i suoi aspetti. «Certo, la riduzione del costo del lavoro per le imprese virtuose è ancora insufficiente – spiega il Presidente, Flavio Lorenzin – ma è importante aver introdotto il principio: basta casse in deroga, pagate da tutti ma a favore di pochi, che forse avevano un senso nella fase più acuta della crisi, ma che si stavano trasformando in un pericoloso “assegno in bianco”, a favore di comparti che già godono di un costo del lavoro più basso».

Altri due punti importanti delle ultime attuazioni in materia di lavoro sono la valorizzazione dei contratti i solidarietà, che dopo qualche perplessità iniziale le imprese in difficoltà stanno imparando a utilizzare, e la prospettata conferma che la durata della Naspi sarà mantenuta a 24 mesi anche nei prossimi anni, anziché ridurla a 18 come inizialmente previsto, soprattutto se consideriamo che la cassa straordinaria non sarà più applicabile alle imprese fallite.

«Naturalmente qualche aspetto è ancora migliorabile – precisa Lorenzin – come la soluzione discutibile che è stata adottata nell’eliminazione del lavoro a progetto, per la quale da gennaio 2016 sarà applicata la disciplina del lavoro subordinato, difficile da mettere in pratica su contratti di lavoro autonomo. Le imprese vogliono continuare ad avvalersi di tutti i collaboratori, anche se questi non intenderanno lavorare in forma subordinata».

Un desiderio per il “dopo jobs act”? Il rappresentante delle Pmi vicentine non ha dubbi: «Auspichiamo che finalmente si metta mano anche a una riforma dei premi assicurativi Inail – conclude – rendendo la copertura assicurativa obbligatoria veramente totale e non aperta all’ulteriore risarcibilità del danno biologico, altrimenti il monopolio dell’Inail non ha senso».
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APINDUSTRIA SU DECRETO BANCHE:

SÌ AL PEGNO SUI MACCHINARI PER I CREDITI DI FORNITURA, ATTENZIONE INVECE AL RISCHIO DI FAGOCITAZIONI BANCARIE

Accelerare il recupero dei crediti attraverso maggiore certezza e rapidità delle procedure, ma scongiurando speculazioni del mondo bancario e della finanza per il pegno non possessorio sui beni mobili: il Presidente di Apindustria Confimi Vicenza, Flavio Lorenzin, auspica che questo sia lo spirito che sta alla base del Decreto Banche in esame al Senato, che consente alle imprese di ottenere credito offrendo in pegno un bene mobile destinato all’esercizio della stessa, come per esempio un macchinario, potendo continuare ad utilizzarlo nel processo produttivo.

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APINDUSTRIA VICENZA CONTRO LE NUOVE MISURE CAUTELARI IN MATERIA TRIBUTARIA

Comunicato stampa, 1 marzo 2010

 

 

 

APINDUSTRIA ALZA IL TONO CONTRO LE NUOVE MISURE CAUTELARI

IN MATERIA TRIBUTARIA

Filippo De Marchi tuona contro il legislatore: vergognoso che si arrivi al sequestro cautelare persino dell’azienda anche per i casi dove non si registra gravecomportamento di evasione

Una recente circolare dell’Agenzia delle Entrate ha definitivamente messo in luce il forte inasprimento nell’applicazione della normativa riguardante l’utilizzo delle misure cautelari in ambito tributario.

«Significa che strumenti appositamente istituiti per la tutela del credito erariale, che dovrebbero essere applicati nei casi di rilevanti fenomeni di evasione da riscossione – afferma Filippo De Marchi, Presidente di Apindustria Vicenza - ora riguarderanno una vastissima platea di contribuenti che nulla hanno a che vedere con tali gravi comportamenti di evasione nei confronti del fisco. E così, come al solito, a pagare saranno tutti per colpa di pochi. E’ una decisione grave e inaccettabile, anche perché le misure cautelari consistono nella iscrizione di ipoteca e nel sequestro conservativo di tutti i beni del contribuente, mobili e immobili, compresi crediti, depositi bancari, quote sociali, azioni, obbligazioni, titoli, auto, natanti, velivoli, e, per espressa previsione normativa, persino l’azienda».

Il grave pregiudizio per i contribuenti deriva dal fatto che, con l’estensione operata in via legislativa ed interpretativa, le citate misure cautelari possono essere concesse non solo a tutela della riscossione delle sanzioni, irrogate con l’atto impositivo, ma anche a garanzia del debito di imposta e dei relativi interessi connessi ad un atto formale, che può consistere anche in un semplice processo verbale di constatazione, qualora superino l’irrisorio importo di 120.000 euro. «La pericolosità della situazione che viene a determinarsi per i contribuenti imprenditori – continua De Marchi - è dovuta al fatto che i processi verbali di constatazione, con grande frequenza, non riescono a superare la prova del giudizio di primo grado, rivelandosi spesso, parzialmente o totalmente infondati. Si pensi che in passato, nei giudizi dinnanzi alle Commissioni provinciali, risultava perdente soltanto il 25% dei contribuenti ricorrenti, un numero che scendeva poi al 23% per i giudizi presso le Commissioni tributarie regionali. Ma in questo caso, fintanto che si addiviene al giudizio, il contribuente potrebbe aver perso l’azienda oggetto di sequestro conservativo».

«Visto e considerato che i fenomeni di rilevante evasione si attestano su decine o centinaia di milioni, come testimoniano le recenti cronache, sia locali che nazionali, la misura decisa dal legislatore è del tutto sproporzionata ed esorbitante rispetto al fine di tutela erariale che il medesimo si era prefissato», conclude De Marchi. «E le conseguenze che verranno a determinarsi sono similari a quelle conseguenti alla stretta sulle compensazioni dei crediti IVA, che ad oggi ha determinato l’impossibilità per tutti i contribuenti con IVA a credito di recuperare le eccedenze d’imposta superiori a 10.000 euro, a causa della applicazione di un provvedimento emanato per tutelare l’Erario dagli abusi posti in essere da qualche migliaio di soggetti scorretti».

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Ufficio Stampa

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Apindustria Vicenza denuncia le nuove regole fiscali sulla responsabilità solidale degli appalti

Il Presidente Flavio Lorenzin, scrive a tutti i Parlamentari d’Italia, proponendo di modificare la norma e di introdurre una procedura più equa che, anziché ostacolare, agevoli piuttosto il rispetto dei termini di pagamento fra gli operatori. E’ in questione la sopravvivenza del già fragile tessuto delle PMI che, diversamente, rischia il default totale.

Premessa

Lo scorso 12 agosto è entrato in vigore l’articolo 13-ter del decreto legge 22 giugno 2012 n.83 (cd. decreto crescita), riesumando di fatto la vecchia normativa “Visco-Bersani”, ha modificato la disciplina in materia di responsabilità fiscale nell’ambito dei contratti d’appalto e subappalto di opere e servizi.

Cosa prevede la norma

La normativa stabilisce che il committente è ora tenuto a vigilare e acquisire la documentazione che attesti il versamento all’Erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e dell’imposta sul valore aggiunto dovuta allo Stato dall’appaltatore, in riferimento alle prestazioni effettuate nell’ambito del contratto. Gli stessi obblighi spettano all’appaltatore nel caso in cui utilizzi dei subappaltatori. Il tutto con facoltà, per chi deve pagare l’opera commissionata, di sospendere il pagamento , se non viene esibita la citata documentazione.

Documentazione che, secondo quanto previsto dalla stessa disposizione, può consistere anche nella asseverazione rilasciata da CAF o da professionisti abilitati (naturalmente a pagamento…) oppure da una (non meno complessa) autocertificazione con valenza penale in caso di dichiarazione falsa o mendace.

La posizione di Apindustria Vicenza

Il decreto viene giustificato  dalla necessità di combattere l’evasione fiscale, ma è lampante, evidenzia Lorenzin, “che la finalità è quella di salvaguardare a tutti i costi le entrate dovute allo Stato, che si tutela così da eventuali inadempienze fiscali, consentendo di fatto all’Erario di rivalersi sull’appaltatore, per le inadempienze del subappaltare, e sanzionare nel contempo pesantemente – da 5.000 a 200.000 euro – il committente”.  Per tutelarsi, committente e appaltatore devono quindi farsi carico di acquisire la documentazione che comprovi l’effettiva regolarità dei versamenti altrui , svolgendo una vera e propria funzione di vigilanza al posto dell’Erario.

Ma la cosa più paradossale, chiosa Lorenzin, è che “questo impianto normativo agevola chi non vuole rispettare i termini di pagamento dei corrispettivi e, al contempo, contrasta chi vorrebbe onorarli ma che si vede spinto a sospenderli, in mancanza di adeguata documentazione, per non rischiare responsabilità su eventuali inadempimenti di terzi”.

Esempio applicato: committente e appaltatore

Nel caso, per esempio, che l’appaltatore non fornisca la documentazione al committente prima del pagamento del corrispettivo dovuto, quest’ultimo diventa sanzionabile (nel caso di mancato versamento dell’Iva e delle ritenute da parte dell’appaltatore) per importi che vanno dai 5mila ai 200mila Euro: il committente si trasforma, nella pratica, in un controllore fiscale e la norma lo autorizza a sospendere il pagamento.

Esempio applicato: committente, appaltatore e subappaltatore

La questione si complica ulteriormente quando entrano in gioco i subappaltatori: fermo restando quanto indicato nell’esempio precedente, in questo caso, per l’appaltatore, la responsabilità diventa solidale.

Significa che se l’appaltatore paga il corrispettivo e il subappaltare non versa la relativa Iva e ritenute all’Erario, l’Erario potrebbe vantare diritti di riscossione nei confronti dell’appaltatore.

Anche in questo caso la norma dà titolo all’appaltatore di sospendere il pagamento se non riceve la citata documentazione. Documentazione che dovrà essere “ribaltata” anche al committente.

Le richieste di Apindustria Vicenza 

Considerata la gravità dell’attuale situazione e tenuto conto, soprattutto, del fatto che ci sono molte aziende in seria difficoltà finanziaria che per l’estrema difficoltà di riscuotere i loro crediti.

Apindustria Vicenza ha scritto a tutti i Parlamentari d’Italia chiedendo quindi di intervenire per sospendere urgentemente la norma e ha proposto, in subordine, di introdurre disposizioni che, anziché contrastare, favoriscano il rispetto dei termini di pagamento fra le parti contrattuali, limitando l’introduzione della responsabilità solidale ai soli casi in cui il debitore non paghi entro 30 giorni.  Messa in questi termini il debitore sarà portato ad onorare le scadenze, proprio per non rischiare di essere travolto da inadempienze di terzi

“A dispetto del nome di cui si fregiano (crescita e sviluppo) - conclude Flavio Lorenzin - le disposizioni dei decreti stanno determinando difficoltà applicative e agevolano il blocco (legalizzato) dei pagamenti dei committenti verso l’appaltatore e degli appaltatori verso i subappaltatori. Il tutto in attesa di ricevere un’autocertificazione che, come minimo, determina un insostenibile aggravio di adempimenti burocratici.

Vicenza, 7 dicembre 2012
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APINDUSTRIA VICENZA e BANCA POPOLARE DI VICENZA SIGLANO IMPORTANTE ACCORDO A SOSTEGNO DELLA CATEGORIA DEGLI ORAFI E ARGENTIERI

COMUNICATO STAMPA

 

IL PROTOCOLLO D’INTESA CONSENTIRA’ DI GESTIRE,

NEL COMPLETO RISPETTO DEI PRINCIPI NORMATIVI,

I PAGAMENTI IN CONTANTI DA CLIENTI ESTERI

 

Vicenza, 27 dicembre 2012 – Banca Popolare di Vicenza e Apindustria Vicenza Categoria Orafi Argentieri hanno siglato un importante accordo a sostegno delle imprese del settore orafo del territorio vicentino.

 

L’intesa è stata firmata da Alfonso Santilli, Responsabile Direzione Estero di Banca Popolare di Vicenza, e Tranquillo Loison, Presidente della Categoria Orafi Argentieri, durante l’assemblea della Categoria svoltasi lo scorso 17 dicembre presso la Sede di Apindustria Vicenza.

L’iniziativa è il risultato di un approfondito lavoro di studio e analisi della normativa che regolamenta le modalità dei pagamenti per contanti e ha lo scopo di venire incontro alle esigenze delle imprese del settore orafo delle quali Apindustria Vicenza si è fatta portavoce, in relazione alle transazioni per contanti da parte di commissionari esteri nel pieno rispetto delle norme vigenti.

Questa modalità operativa entrerà presto in vigore in alcune sedi di Banca Popolare di Vicenza presso le quali ci sarà uno sportello con personale adeguatamente preparato per gestire la richiesta di veicolare, in presenza di specifici requisiti e a determinate condizioni, nel canale bancario il pagamento in contanti dell’impresa estera acquirente.

Quello firmato con Apindustria Vicenza è il primo di una serie di accordi che Banca Popolare di Vicenza sta promuovendo insieme a tutte le associazioni di categoria del territorio a sostegno del settore orafo.

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APINDUSTRIA VICENZA e COMARK insieme per l’internazionalizzazione delle PMI

Giovedì 23 gennaio presso la sede dell’Associazione delle PMI della provincia di Vicenza con inizio alle ore 14.15.
Il tema: “Come cercare clienti e creare reti commerciali all’estero – Metodologia e strumenti per le PMI


Un incontro atteso e di indubbio interesse per tutte quelle piccole e medie imprese la cui attività in tempi, rectius, periodi economici complessi, è continuamente messa alla prova, con il mercato interno stagnante ormai da anni, quello europeo a luci e ombre e una congiuntura internazionale talvolta difficile da anticipare o intercettare.

« In un tale contesto - commenta Mariano Rigotto, Vice Presidente di Apindustria Vicenza con delega all’internazionalizzazione - l’attività all’estero oltre le tradizionali o consolidate direzioni di sbocco è fattore essenziale non solo per lo sviluppo ma anche per la sopravvivenza stessa delle PMI che, nonostante i condizionamenti derivanti dalle dimensioni ridotte, “sono e operano nel mondo”, dove devono essere competitive per potersi confrontare con la forte concorrenza mondiale pur affrontando quotidianamente sfide nuove e diverse. E l’incontro in programma vuole proprio suggerire criteri e riflessioni per la ricerca di nuovi contatti, anche in aree talvolta meno conosciute, per impostare un mix efficace di strategia e operatività ».

Relatrice dell’incontro sarà la dr.ssa Serena Raineri, senior specialist di Co.Mark spa, che, con taglio operativo, focalizzerà l’intervento sulla metodologia e gli strumenti per l’analisi di mercato, la scelta dei canali di distribuzione, l’azione di call telefonico e il “ritorno di informazioni”, la costruzione di un proprio database, l’attività di follow-up.
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APINDUSTRIA VICENZA e CONFINDUSTRIA VICENZA CHIEDONO LA MODIFICA DELLA LEGGE FALLIMENTARE

Vicenza, 24 marzo 2010


COMUNICATO STAMPA


APINDUSTRIA VICENZA e CONFINDUSTRIA VICENZA  CHIEDONO LA MODIFICA DELLA LEGGE FALLIMENTARE.

L'obiettivo è garantire maggior forza e visibilità alle piccole e medie  imprese fornitrici, che diversamente rischiano di pagare il prezzo più salato delle crisi aziendali.

Nel 2009 i concordati in Veneto sono aumentati del +58% (Osservatorio Cerved). Un dato che fa della nostra regione la seconda, dopo la Lombardia, per numerosità di procedure straordinarie. A Vicenza le ultime rilevazioni che arrivano dal Tribunale raccontano di un’esplosione di questa procedura di crisi.

Apindustria Vicenza e Confindustria Vicenza ,  con il supporto tecnico dei rappresentanti dell’Ordine degli Avvocati e dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Vicenza, hanno richiesto la modifica dell’attuale legge fallimentare. Obiettivo: dare più peso ai piccoli creditori rendendo obbligatoria la creazione di classi distinte. L’attuale norma prevedendo la mera facoltà di più classi di creditori, di fatto, penalizza le PMI, che spesso non hanno un peso sufficiente nel far valere le proprie ragioni a tutela dei propri crediti.  La legge non garantisce per loro un peso decisivo nel momento dell’approvazione del concordato, perché schiacciati, nella votazione finale, da creditori più forti come le banche.

L’attuale impostazione, infatti, se da un lato permette una gestione più flessibile  e “privatistica” della crisi dell'impresa, demandando alla  volontà dei creditori  la decisione sul piano proposto dall'impresa in difficoltà, dall'altro ha determinato di fatto nella pratica corrente una riduzione  a percentuali spesso irrisorie della quota dei crediti che si presume di soddisfare.

Per questo gli imprenditori vicentini hanno proposto, attraverso alcuni emendamenti, una modifica della legge fallimentare che garantisca  maggior forza e visibilità alle piccole e medie  imprese fornitrici, che diversamente rischiano di pagare il prezzo più salato delle crisi aziendali.

Gli emendamenti proposti dalle due associazioni di categoria vicentine, Apindustria e Confindustria, vanno in una doppia direzione. Da un lato si propone una modifica normativa che renda obbligatoria (e non facoltativa) la definizione delle classi di creditori, attraverso le modifiche degli articoli 160, 161 e 180 della Legge Fallimentare, finalizzate a rendere vincolante la individuazione di più classi di creditori contraddistinti da interessi economici sostanzialmente omogenei e più stringente la valutazione di congruità economica del piano. Al fine di vedere tutelati gli interessi delle imprese fornitrici.

Dall’altro versante, le associazioni chiedono che il legislatore colmi la distanza, in termini di incentivazione fiscale, tra il concordato e altri due istituti che consentono alle imprese di affrontare la crisi aziendali senza scivolare nel baratro del fallimento.

La proposta è di riformare gli articoli 88 – 4° comma e 101 – 5°comma TUIR, affinché venga riequilibrata la “disparità fiscale”  rispetto al concordato preventivo in materia di  sopravvenienze  attive  e di deducibilità relativamente agli istituti dell’ “accordo di  ristrutturazione dei debiti” e della “transazione fiscale”. Strumenti questi che hanno tutti i requisiti per assistere le imprese  in difficoltà nel gestire  positivamente lo stato di crisi. Ma che allo stato attuale risultano poco utilizzati proprio per una minor “convenienza” fiscale rispetto al concordato.

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