Donne e impresa, dall’Europa arriva la conferma: servono dati e definizioni comuni
C’è una raccomandazione della Commissione europea che il Gruppo Donne di Confimi Industria legge come un importante punto di arrivo. Ma anche, soprattutto, come una conferma di una battaglia iniziata anni fa.
Nel rapporto Women Entrepreneurs in Europe – Data, Barriers, and Recommendations for Support infatti, la Commissione europea dedica la quinta delle cinque raccomandazioni alla necessità di migliorare la raccolta, la comparabilità e l’utilizzo dei dati sull’imprenditoria femminile. E lo fa indicando un obiettivo preciso: “armonizzare e chiarire le definizioni utilizzate per individuare e classificare le imprenditrici nelle diverse fonti di dati e nei sistemi statistici nazionali”.
"Non si tratta di un dettaglio statistico, è una questione politica ed economica" sottolinea Vincenza Frasca presidente del Gruppo Donne di Confimi Industria.
Se non sappiamo esattamente chi stiamo contando quando parliamo di imprenditrici e di imprese a guida femminile - si legge nel rapporto - se le definizioni cambiano tra una banca dati e l’altra e tra un Paese e l’altro, diventa difficile confrontare i dati, misurare i divari e soprattutto costruire politiche pubbliche realmente efficaci.
È esattamente la necessità che il Gruppo Donne di Confimi Industria sta evidenziando da anni, culminata all’interno del Manifesto Start WE Up e sostenuta nel confronto istituzionale italiano ed europeo.
"Oggi quella richiesta entra nero su bianco nelle raccomandazioni della Commissione europea" sottolinea Frasca che aggiunge "È una battaglia che rivendichiamo, perché raccogliere dati migliori non significa semplicemente produrre statistiche più precise. Significa dare finalmente visibilità a una parte dell’economia che troppo spesso viene fotografata male, in modo parziale o attraverso categorie non omogenee".
"Significa - sottolinea ancora la numero uno delle imprenditrici di Confimi - poter passare da politiche costruite su percezioni e approssimazioni a politiche fondate su dati realmente confrontabili".
Il rapporto riconosce infatti che manca ancora una definizione condivisa di cosa significhi un’impresa women-owned o women-led, soprattutto nei casi in cui proprietà e gestione siano condivise tra uomini e donne. Secondo la Commissione, questa assenza di una definizione armonizzata limita la comparabilità e l’utilità dei dati e deve essere affrontata come una priorità.
"L’Europa ha riconosciuto il problema. Ora bisogna costruire lo standard comune che chiediamo da anni" chiude la presidente del Gruppo Donne Confimi Industria
Roma - 18 settembre 2026
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