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News ed Eventi

Quasi trecento persone hanno accolto Gian Antonio Stella a Villa Rigon di Ponte di Barbarano


COMUNICATO STAMPA

Quasi trecento persone hanno accolto Gian Antonio Stella a Villa Rigon di Ponte di Barbarano per la presentazione del nuovo libro “Bolli, sempre Bolli, fortissimamente Bolli”, un racconto della quotidiana guerra degli italiani contro la burocrazia.

L’incontro è stato organizzato dal mandamento Area Berica di Apindustria Confimi Vicenza, nell’ambito delle celebrazioni per i 40 anni dalla nascita dell’associazione di categoria che rappresenta le piccole e medie imprese. E proprio queste ultime sono interessate in prima persona dalle aberranti procedure prodotte dalla macchina burocratica, che lo scrittore e giornalista del Corriere della Sera ha presentato in una chiave ironica che sta alla base del suo successo da almeno vent’anni.

Dopo aver strappato risate amare sui privilegi della casta, anche dal mondo delle carte e delle formalità Stella ha estratti le situazioni più kafkiane e surreali, capaci di pesare come macigni sul sistema economico/sociale e sulle istituzioni del nostro Paese.

Troppo spesso, infatti, la crescita è bloccata da una banalità di adempimenti, da un sistema che tende a regolamentare tutto, sfociando spesso in banali ovvietà come il fatto che le ruote devono essere rotonde (non sono ammesse ruote quadrate o triangolari).

«Sentire parlare di lotta alla burocrazia – sottolinea il presidente di Apindustria Vicenza, Flavio Lorenzin – è un qualcosa che appartiene al nostro dna. Da sempre la nostra associazione si batte per una significativa semplificazione delle procedure, per una legislazione chiara e comprensibile, per l’abolizione di balzelli che costituiscono solo costi per le aziende e che non rappresentano alcun vantaggio per lo Stato, se non la ragione d’essere di alcuni funzionari».

Alla serata è stata nutrita la presenza di sindaci e amministratori locali. Tra gli altri, il padrone di casa, il neo Sindaco Cristiano Pretto, che ha voluto ribadire le difficoltà e le assurdità che la burocrazia impone anche per la gestione degli enti locali.

L’unica nota di soddisfazione è arrivata allora dal buon esito della serata, ed è stata espressa anche dalla presidente mandamentale Nadia Dalla Montà, consapevole di come il problema sia di comune interesse, così come una sua risoluzione in tempi rapidi.

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Rapporto Economia - La resilienza delle PMI in un contesto molto complesso

Apindustria Confimi Vicenza. Il commento del presidente Mariano Rigotto

La resilienza delle PMI in un contesto molto complesso

Da una parte i numeri negativi relativi all’andamento del primo semestre, dall’altra la speranza concreta per l’autunno di un rilancio degli investimenti. Si muove su questo doppio binario l’analisi di Mariano Rigotto, presidente di Apindustria Confimi Vicenza. Immagine 2024 09 02 100123

Innanzitutto vi sono le testimonianze dirette delle PMI vicentine, raccolte e analizzate dall’Ufficio Studi dell’Associazione di Categoria vicentina: il 35% delle imprese segnala un calo della produzione, per quasi la metà delle quali (15,2%) molto significativo (superiore al 10%), mentre resta stabile per il 46% e solo il 19% ha visto una crescita. E un andamento ancora più negativo presenta il fatturato, in calo per il 44% del campione, mentre per il 33% è stabile e solo il 23% dichiara una crescita.

Questi dati rispecchiano le difficoltà delle imprese sul fronte degli ordini: per quanto riguarda quelli dal mercato interno, sono in calo per il 53% del campione (mentre restano stabili per il 26% e in crescita per il 21%) e anche per quelli provenienti dall’estero si evidenzia una flessione per il 57% delle imprese, mentre per il 30% si mantengono stabili e solo il 13% registra una crescita.

«Nelle aziende c’è una diffusa preoccupazione - spiega Rigotto -, unita a difficoltà operative e organizzative, perché la lentezza nella raccolta degli ordini rende difficile programmare e fare magazzino, quindi si lavora quasi alla giornata».

Una situazione che ha origine in due fenomeni distinti che, combinanti insieme, stanno generando una “tempesta perfetta”: «C’è grande incertezza sui mercati internazionali per effetto dello scenario geopolitico - sottolinea Rigotto – e si sa che l’incertezza frena gli investimenti, con evidenti ripercussioni sulle nostre aziende che sono per la maggior parte subfornitori. Ma oggi il problema principale riguarda la perdita del potete di acquisto delle famiglie, che ormai coinvolge tutta l’Europa, a partire dalla Germania che, lo ricordiamo, è il primo mercato estero per la nostra provincia».

C’è poi un tema di concorrenza sleale: «In alcuni settori, come ad esempio l’automobile, l’industria europea sta ormai subendo gli assalti dei prodotti cinesi, ma anche indiani, che possono contare su prezzi molto aggressivi, anche grazie ad aiuti di stato che in Europea sono illegali. Purtroppo su questo tema l’UE si è mossa tardi, introducendo solo recentemente dei dazi e comunque in misura molto più lieve rispetto a quanto fatto ad esempio dagli Stati Uniti. Altri Paesi, invece, ad esempio in Sud America, hanno emanato normative che incoraggiano fortemente, per non dire che obbligano, le aziende a produrre in loco se vogliono accedere a quei mercati. Noi invece al momento siamo ancora quasi indifesi».

Tuttavia, a fronte di queste difficoltà l’occupazione si mantiene sostanzialmente stabile (per il 68% del campione, con un 17% che ha comunque incrementato i propri organici negli ultimi 6 mesi e solo il 15% dichiara una flessione della forza lavoro.

«Le imprese conoscono il valore dei propri dipendenti e sanno quanto sarebbe difficile rimpiazzarli, pertanto stanno facendo tutto il possibile per mantenere la forza lavoro a pieno orario, anche per paura che il personale trovi impiego altrove. Alcune aziende lo stanno impiegando in attività di manutenzione, ma per quanto possono andare avanti così?».

“Tengono” anche gli investimenti: il 47% li ha mantenuti stabili, a fronte di una flessione per il 31,7% del campione, mentre il 21,3% delle imprese li ha aumentati, a conferma dell’impegno delle PMI vicentine per mantenere e incrementare i propri livelli di competitività, nonostante le difficoltà del momento. Questo nonostante proseguano le criticità sul fronte del credito alle imprese: «Ormai il costo del denaro è motivo di vera preoccupazione ed è tempo di affrontare la questione. Da mesi esortiamo la BCE ad intraprendere un taglio dei tassi. A giugno c’è stata in effetti la decurtazione di 25 punti base, ma riteniamo che sia troppo poco. Se vogliamo uscire rapidamente da questo andamento congiunturale negativo, prima che diventi una vera e propria crisi sistemica, c’è bisogno di un atto di responsabilità», conclude Rigotto.

 

Le previsioni

Grande prudenza ma pronti a investire nel 5.0

Alla luce dei dati congiunturali, e in particolare dell’andamento poco brillante degli ordini, le previsioni per il II semestre sono all’insegna di una grande prudenza: il 38% delle PMI interpellate prevede che la produzione si manterrà stabile, ma per il 37% del campione questa è destinata a diminuire ulteriormente e solo il 25% confida in una certa ripresa.

Allo stesso tempo, però, per l’autunno ci sono motivi concreti per sperare in un’inversione di tendenza rispetto al primo semestre: «Rispetto a quando gli imprenditori hanno manifestato le loro aspettative, c’è una importante novità - sottolinea Rigotto -, ovvero l’approvazione dei decreti attuativi per il sostegno agli investimenti nelle tecnologie dell’Industria 5.0. Soprattutto le medie imprese erano già pronte a dare il via a piani di investimento, che hanno dovuto posticipare in attesa appunto di questi decreti: ci aspettiamo quindi quanto meno un piccolo rimbalzo, ricordando che i settori che direttamente o indirettamente possono beneficiarne sono molteplici».

Per i mesi successivi invece grande attesa riguarda la futura manovra di bilancio: «Come ogni anno è ancora in cantiere e ben lontana dalla sua definizione, ma sicuramente sarà importante creare le condizioni per aumentare il potere di acquisto delle famiglie, utilizzando la leva del cuneo fiscale. Ci sono dei vincoli di spesa molto stretti, ma questa oggi è una priorità sia per le famiglie sia per le imprese», conclude Rigotto.

 

Il progetto

Al via il 2° corso per richiedenti asilo

Prenderà il via all’inizio di settembre il secondo corso di formazione per richiedenti asilo e protezione internazionale promosso da Apindustria Confimi Vicenza nell’ambito di un più ampio progetto sviluppato in collaborazione con la Prefettura di Vicenza e con l’Associazione Diakonia onlus, ente gestore dei servizi della Caritas Diocesana Vicentina.

Dopo il primo corso per operatori meccanici realizzato in primavera, il nuovo corso è dedicato alla saldatura, un’altra competenza estremamente richiesta dalle PMI del territorio.

«In tutte le rilevazioni periodiche che conduciamo - spiega Mariano Rigotto, presidente di Apindustria Confimi Vicenza - le imprese ci manifestano una fortissima difficoltà a reperire manodopera, non solo per profili qualificati ma sempre più spesso anche per mansioni generiche. E questo mentre permane il problema dell’accoglienza dei richiedenti asilo, che a nostro parere in questo contesto dovrebbe essere vista soprattutto come un’opportunità. Da qui la nostra volontà di trasformare un problema sociale in un’opportunità per le nostre aziende e per l’intero territorio».

Un’opportunità che tuttavia per essere colta necessita di un percorso di preparazione complesso, al quale appunto ha lavorato l’Associazione nell’ultimo anno e mezzo.

Il progetto vede quindi la partecipazione di candidati selezionati da Diakonia ai percorsi formativi tecnici messi a punto insieme all’Istituto San Gaetano, che ha messo a disposizione i propri laboratori ed il personale docente.

L’investimento complessivo per l’iniziativa è stato pari a circa 60 mila euro, finanziati in parte da Apindustria Confimi Vicenza e in parte dalla Camera di Commercio di Vicenza e da Banca delle Terre Venete, permettendo l’avvio dei due percorsi.

I partecipanti vivono poi l’esperienza di uno stage nelle aziende vicentine interessate ad ospitarli, con l’obiettivo di mettere in pratica quanto appreso. Per alcuni di essi si sono già aperte, a conclusione del percorso, le porte di una stabilizzazione nell’azienda ospitante.

Comunicati Stampa

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Recepita nel decreto semplificazioni una modifica proposta da Apindustria

Comunicato stampa, 29 marzo 2012

Recepita nel decreto semplificazioni una modifica proposta da Apindustria

 

“SPESOMETRO”: SI PROFILA UNA SOLUZIONE EQUILIBRATA PER IL SECONDO APPUNTAMENTO DEL 30 APRILE

Il primo appuntamento con la comunicazione dei dati utili ai fini dello “spesometro” (scaduto il 31/1/2012) ha riguardato l’anno 2010, relativamente alle operazioni soggette ad obbligo di fatturazione superiori ad € 25.000. Secondo Filippo De Marchi, Presidente di Apindustria Vicenza: «Le aziende, si sono giustamente lamentate delle numerose contraddizioni che derivano dall’analisi dei ben 4 provvedimenti (di cui tre riscritture) 1 circolare e 5 note al riguardo dell’Agenzia delle Entrate nonché dell’eccessiva complessità imposta dall’individuazione e selezione retroattiva delle fatture, relative ai cosiddetti contratti collegati, a quelli con corrispettivi periodici o anche, più semplicemente, alle fatture di acconto e saldo».

Per il secondo appuntamento in scadenza il prossimo 30 aprile e relativo all’anno 2011, la soglia di esonero scende (per le operazioni soggette ad obbligo di fatturazione) ad € 3.000, ma non si tratta di una semplificazione, bensì di un’amplificazione esponenziale dei problemi gestionali degli operatori.

«Apindustria - prosegue De Marchi - ha denunciato tali difficoltà che hanno peraltro trovato riscontro in un’interrogazione presentata lo scorso 30 gennaio dall’On. Calearo Ciman nonché in una modifica normativa inserita nel decreto semplificazioni. La citata modifica normativa, però, vale per le operazioni effettuate da gennaio 2012 lasciando normativamente scoperta la prossima scadenza relativa al 2011, come conferma la risposta al “question time” dello scorso 28 marzo» . 

Notizie positive, tuttavia, sono rinvenibili dalla nuova versione 2.01 del software comunicativo messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate che, diversamente dalle versioni precedenti, non inibisce più l’inserimento anche di operazioni inferiori alla citata soglia. «In questo modo - conclude De Marchi - è stata finalmente trovata una soluzione equilibrata che, per il 2011, consente di limitare al massimo l'aggravio per gli operatori e superare, nel contempo, le numerose e contrastanti questioni interpretative».

Le aziende, infatti, laddove lo riterranno più agevole potranno scegliere di comunicare anche le fatture inferiori alle soglie previste dal provvedimento evitando, così, le troppo complesse analisi circa l’interpretazione contrattuale delle operazioni fatturate che portano all’aumento esponenziale di tempi e costi gestionali.


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RECUPERO CREDITI, IL GOVERNO AIUTA LE BANCHE

LORENZIN: «FACCIAMO LO STESSO CON LE IMPRESE»
Le recenti misure introdotte dal Governo con il decreto legislativo 59/2016 per velocizzare il recupero dei crediti non entusiasma le imprese manifatturiere, che attraverso il Presidente di Apindustria Confimi Vicenza, Flavio Lorenzin, tornano a chiedere di essere incluse nelle misure di tutela: «Il Governo è intervenuto per svuotare le sofferenze dei bilanci – esordisce – ma solo quelli delle banche. Le difficoltà del sistema bancario sono evidenti a tutti, e per questo chiediamo che si intervenga  urgentemente anche per agevolare il recupero dei crediti delle imprese manifatturiere e commerciali, così da porre fine alla piaga dei fallimenti per crediti insoluti».

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RECUPERO IVA SULLE INSOLVENZE, L’EUROPA FA SPERARE LE PMI

Flavio Lorenzin: «L’Italia recepisca favorevolmentele direttive per salvare le imprese»
Una nuova prospettiva per il recupero dell’Iva sui mancati pagamenti, è rintracciabile negli insegnamenti di una recente sentenza della Corte di Giustizia europea(Causa C-337/13), che avvalla una soluzione recentemente proposta da Apindustria Confimi Vicenza.
Una prima conclusione dei Giudici europeiriguarda la risoluzione di un contratto determinata dall’insolvenza del cliente: se ciò avviene, come nel caso di annullamento o recesso, il fornitore ha la possibilità di far valere dinanzi a giudice il diritto di poter recuperare l’Iva versata.Ma se questa disciplina è già stata recepita dall’Italia, la vera e propria novità arriva dalla possibilità di ridurre la base imponibile, e conseguentemente di recuperare l’Iva, anche nelle ipotesi di mancato pagamento del corrispettivo in casi diversi dalla risoluzione, annullamento o recesso. Si tratterebbe di un’estensione delle norme italiane che attualmente ammettono il recupero solo nel caso di esito negativo di procedure esecutive o concorsuali infruttuose.

«Le procedure che oggi consentono il recupero dell’Iva solo nel caso di procedure esecutive o concorsuali sono eccessivamente lunghe e difficoltose – sostiene il presidente di Apindustria Confimi Vicenza, Flavio Lorenzin – tanto da mettere in notevole crisi finanziaria le nostre imprese, che continuano a morire non per i debiti ma per i crediti non riscossi. È per questo che la nostra associazione, da sempre in prima linea sul tema dei ritardati pagamenti, ha elaborato una soluzione “innovativa” che potrebbe contribuire a rimettere in moto il virtuosismo nei pagamenti estendendo la possibilità di recupero dell’Iva in tutti i casi di mancato rispetto dei termini di pagamento, anche bel oltre i casi limite».

L’idea citata da Lorenzin, presentata lo scorso aprile al Tavolo delle semplificazioni dell’’Agenzia delle entrate, vede il possibile coinvolgimento dell’amministrazione finanziaria nella procedura di variazione Iva. All’Agenzia verrebbe inoltrata telematicamente la nota di accredito per fare da garante anti abuso, fornendo un utile servizio al creditore. La procedura attivabile facoltativamente dal fornitore/creditore fungerebbe, infatti, da deterrente per il rispetto dei termini di pagamento poiché in caso contrario l’azienda cliente morosa si troverebbe a dover riversare all’Erario quanto già detratto con la possibilità di subire controlli mirati da parte dei verificatori.
Ora il meccanismo, anche se indirettamente, risulta avvallato dai giudici europei laddove precisano come la direttiva fornisca agli Stati margini di discrezionalità nell’individuare le modalità da fissare per consentire, in tal casi, la riduzione della base imponibile.

«Questa soluzione ci riporterebbe al virtuosismo di 40 anni fa, quando è nata l’Iva, e il pagamento vista fattura dell’imposta era la regola universalmente praticata – conclude Lorenzin – fermo restando che la soluzione principe contro la piaga dei ritardi nei pagamenti, soprattutto per evitare gli abusi di forza contrattale che generalmente vengono subiti dalle Pmi, non può che derivare dalla sottrazione dei termini di pagamento alla libera contrattazione delle parti, come hanno fatto altri Paesi europei». Al legislatore italiano, quindi, non resta che agire per confermare quanto di buono arriva dall’Europa.

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REQUISITI MASSIMI, COMPENSI MINIMI COSÌ LO STATO TRATTA I SUOI GIOVANI

Flavio Lorenzin contro il bando del ministero dei Beni Culturali per l’assunzione di 500 disoccupati

Laurea con il massimo dei voti e un inglese fluente certificato sono i requisiti necessari per un impiego da 30-35 ore settimanali a 5.000 euro lordi l'anno. L'offerta di lavoro non arriva da un'impresa qualunque, che in tal caso sarebbe tacciata di schiavismo, ma dallo Stato.

Sta facendo discutere il bando lanciato dal ministero dei Beni Culturali, che offre a 500 giovani disoccupati un'opportunità di impiego in attività di inventariazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano, promettendo un misero compenso di circa 3,20 euro l'ora e senza buoni pasto.

A prendere posizione è anche il mondo delle imprese, con il presidente di Apindustria Vicenza Flavio Lorenzin: «Anziché investire sui giovani qualificati e promuovere il merito – spiega – lo Stato sfrutta queste risorse umane in maniera vergognosa, togliendo loro le speranze di un futuro dignitoso, e incentivandoli a scappare dal nostro Paese. Questo non mi meraviglia, dato che anche le nostre imprese stanno subendo un simile trattamento, e che sarebbero accusate di sfruttamento se ponessero simili condizioni».

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Responsabilità fiscale appalti e subappalti, è la fine di un incubo

Varato dal Governo il decreto sulle semplificazioni fiscali con l'abrogazione della «solidarietà fiscale» tra appaltatore e subappaltatore.
E’ la fine di un incubo da dimenticare in fretta, sostiene Lorenzin, Presidente di Apindustria Confimi Vicenza che plaude all’art. 28 del dlgs sulle semplificazioni, approvato dal consiglio dei ministri del 30 ottobre. Finalmente è stata abrogata una delle norme indubbiamente più demenziali della storia della Repubblica, vale a dire quella sulla responsabilità fiscale (per ritenute sui redditi di lavoro dipendente) negli appalti e subappalti (art. 35 co. 28 e ss del D.Lgs 223/2006).

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