Riportiamo la nota stampa congiunta realizzata da Confimi Industria e Associazione Nazionale dei Commercialisti in merito alle osservazioni e alle proposte inviate al Viceministro al MEF Maurizio Leo in vista dei termini versamento saldo Iva.
Da chiarire chi – fra conduttore e proprietario – è gravato da perdita dei contributi pubblici in caso di inadempienza. Poco condivisibile che l’Erario riscuota il 21,25% sui premi.
Roma, 03 giugno 2025
Le recenti normative sulle assicurazioni obbligatorie contro i rischi catastrofali (CAT NAT) per le imprese (sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni) sollevano numerose criticità. Lo evidenzia uno studio di Confimi Industria e ANC (Associazione Nazionale Commercialisti) che suggerisce una serie di riflessioni ed interventi.
Senza entrare nel merito delle non facili scelte del Governo, le due associazioni chiedono quantomeno neutralità fiscale dei nuovi obblighi e chiarezza sui numerosi aspetti critici.
Anche dopo la conversione del decreto con le proroghe per le PMI (legge 27/05/2025, n. 78, di conversione del D.L. 39) il quadro rimane infatti ambiguo. La forzatura prevista dalla norma con cui si è inteso estendere al conduttore l’obbligo assicurativo, in eventuale supplenza al proprietario, amplifica le problematiche e mette gli imprenditori di fronte a non banali rischi sanzionatori e fiscali.
Innanzitutto c’è la sanzione della limitazione all’accesso degli incentivi pubblici, nel caso di inadempienza CAT NAT (comma 102 della L.213/2023). Il quadro degli incentivi a rischio è ancora piuttosto vago e dovrà essere individuato dalle singole amministrazioni competenti (FAQ 12 MIMIT) ma nel frattempo sembra già chiaro (bollinato del nuovo Codice degli Incentivi) che nella tagliola entreranno sicuramente i bandi e gli (ormai ex) incentivi automatici (ad esempio il credito d’imposta 4 e 5.0).
Ad aggravare l’incertezza, come ha voluto evidenziare Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria, vi è poi il fatto che “non è chiaro su chi - tra conduttore e proprietario – gravi detta sanzionein caso di mancata stipula della polizza su beni impiegati da terzi”. Il rischio è che a pagare pegno sia tanto il proprietario quanto il conduttore (non sono passati gli emendamenti che si prefiggevano di risolvere questa questione, ndr). “Inoltre – continua Agnelli - c’è il rischio concreto cheanche le inadempienze parziali o gli equivoci (ad esempio su beni minori magari in locazione o noleggio) possano bloccare gli aiuti pubblici agli investimenti dell’imprenditoria fermo restando che, nel caso di inadempienza assicurativa, le imprese non potranno confidare - lo dice la norma - in aiuti a seguito di eventi calamitosi e catastrofali”. E a dette incognite si aggiunge la beffa: “le imprese si vedono imporre polizze CAT NAT su cui pure grava l’ordinaria imposta assicurativa del 21,25% che, per inciso, non è invece prevista sulle polizze, non obbligatorie, fatte su abitazioni private”. Aspetto molto inappropriato, sottolinea Agnelli di Confimi, anche per chi, pragmaticamente, non è contrario ai nuovi obblighi. Da qui la richiesta al Governo di nuovi interventi mirati a sterilizzare la citata imposta.
Vi è poi il nodo deducibilità fiscale dei premi e il rischio, ai fini Iva, di “permuta” ex art. 11 della legge Iva, in particolare per il caso in cui a contrarre la polizza sia il conduttore a fronte dell’invarianza del canone di locazione. A fare il punto su questi aspetti è Marco Cuchel, presidente di ANC: “si introduca la deducibilità dei premi CAT NAT anche per i forfettari e si riconosca la deducibilità, inequivocabile, anche per i c.d. «immobili patrimonio»”.
Il legislatore non ha chiarito a chi compete la stipula fermo restando che il risarcimento, per consolidata interpretazione, le compagnie lo erogano sempre al proprietario anche se a stipulare è un terzo. Per mediare circa la poco comprensibile situazione in cui il risarcimento per sinistri naturali (né colposi né dolosi) vada al proprietario anche nel caso in cui il medesimo non abbia voluto stipulare alcuna polizza, è stata introdotta la previsione del vincolo al “ripristino” dei beni pena la novellata possibilità, per il conduttore che supplisce nella stipula, di chiedere un ristoro (fino ad un massimo del 40%) per lucro cessante. Al netto dei dubbi applicativi è in ogni caso evidenti che “sostenere spese pur a nome proprio ma per conto di altri non è cosa che lascia il fisco indifferente” e prosegue Cuchel: “ne è un chiaro esempio il caso delle locazioni con canone scalettato - cioè ridotto per i primi anni della locazione in contropartita alle spese di ristrutturazione sostenute dal conduttore - in cui l’Agenzia delle entrate contesta una permuta occulta ai sensi della legge Iva”. Anche a voler scongiurare l’ipotesi permuta il caso del premio CAT NAT che le parti convengono sia pagato dal conduttore rischia comunque violazione, per il locatore, dell’articolo 13 secondo cui nella base imponibile vanno compresi “gli oneri verso terzi accollati al cessionario o committente”.
Non da ultimo, conclude Cuchel, sono opportune conferme sul trattamento ai fini Iva degli eventuali riaddebiti totali o parziali del premio, pattuiti dalle parti, escludendo implicazioni ai fini dell’imposta di registro.
Sono sostanzialmente tutte apprezzabili le misure proposte dal Governo con il D.L. 73, ma l’effetto placebo non basta. Gli operatori necessitano di tempistiche più distensive per gestire l’esterometro, soprattutto dal lato acquisti. È questa una delle principali urgenze che ANC e Confimi hanno riproposto all’attenzione del Parlamento in seno ai lavori del ddl (AC3653) di conversione del nuovo decreto semplificazioni.
Esterometro. La criticità, lo scorso maggio, era già percepita dall’87% degli operatori come rileva il sondaggio realizzato da ANC – Confimi Industria (cfr nota congiunta del 31/5/2022) e il dato è verosimilmente destinato a salire nelle prossime settimane. Un dato di cui l’Amministrazione finanziaria sembra non voler tener conto considerato che il recente maxiemendamento governativo al ddl di conversione del PNRR2 ha spazzato via i numerosi emendamenti parlamentari che invece proponevano la proroga dell’attuale scadenza trimestrale ancorché non necessariamente delle nuove modalità. Per ANC e Confimi continua ad essere questa la principale richiesta.
Se le nuove tempistiche in vigore dal 1/7/2022 non verranno riviste o non verrà precisato che eventuali ritardi da invio dell’XML non rappresentano anche violazioni Iva sostanziali (laddove siano rispettati i termini di liquidazione e versamento Iva), è prevedibile che il nuovo impianto spingerà i più attenti a valutare un paradossale processo involutivo, di rinuncia al beneficio del reverse charge elettronico, con ritorno alla cara vecchia carta. I nuovi TD17, TD18 e TD19 saranno così utilizzati esclusivamente come mera coda comunicativa (esterometro) di un processo gestito, voluto e conservato sucarta.
Un caso diffusissimo (un incubo amministrativo) rende contezza della problematica: si consideri il classico acquisto tramite piattaforma e-commerce da fornitore extra UE non stabilito ma identificato in Italia. L’acquisto del bene effettuato, pagato e fatturato in data 1/7/2022, ancorché consegnato qualche giorno a seguire (a prescindere o meno dal ddt), non potrà fruire secondo le consolidate precisazioni di prassi (C.M. 27/E/1975 e C.AdE 18/E/2014) dell’(auto)fatturazione differita per cui il cessionario residente, se vuole gestire l’acquisto esclusivamente in modalità elettronica, dovrà inviare il flusso TD19 (completo di tutti gli elementi – anche descrittivi - di un’autofattura) entro la scadenza immediata dei 12 giorni (il 13 luglio nel nostro esempio). Pochi saranno in grado di rispettare detta tempistica per cui la scelta ricadrà sull’autofattura cartacea in unico esemplare (che figurerà emessa nei suddetti 12) con successivo invio, entro il 15 agosto 2022 (prorogabile al 22), del TD19 (in versione minimal) esclusivamente ai fini dell’esterometro.
Acquisti in rc dei forfetari. Inadeguati anche i termini che, da sempre, impongono il versamento dell’Iva mensilmente. Anche per gli effetti dell’estensione dell’esterometro la richiesta è di introdurre quantomeno la possibilità di ottemperare con le tempistiche dei trimestrali. Intrastat a fine mese. Misura apprezzabile (sempre che all’Istat garbi lo slittamento al 22 agosto degli intra di giugno) fermo restando che il futuro (questa la richiesta) dovrà essere la facoltà di gestire gli elenchi attraverso il blocco “altri dati gestionali” della fattura elettronica. Trasparenza L.124/2017. È assurdo obbligare le srl che redigono il bilancio in forma abbreviata e le micro imprese a pubblicare l’informativa sulla trasparenza dei contributi ricevuti anche sul proprio sito quando le informazioni stesse possono già essere indicate in nota integrativa (l’istanza XBRL prevede già un’apposita sezione). L’anomalia va rimossa anche perché non tutte le società hanno un proprio sito internet. Ultimazione investimenti Sabatini. Le difficoltà negli approvvigionamenti con conseguente ritardi nella consegna dei macchinari da parte dei fornitori rendono opportuno prorogare il termine (attualmente 12 mesi dal finanziamento) per l’ultimazione dellostesso.
Ufficio stampa Confimi Industria Anc Comunicazione
Confimi Industria e Confimi Meccanica saranno presenti con un proprio stand espositivo/istituzionale a MECSPE La fiera di riferimento per l'industria manifatturiera in programma a BolognaFiere dal 23 al 25 novembre p.v.
Si segnala che la posizione dello stand è Hall26 - C20 e che il biglietto d'ingresso - previa registrazione - è gratuito e RAGGIUNGIBILE QUI
Negli spazi della Fiera, Confimi Meccanica ha organizzato un evento convegnistico - mercoledì 24 novembre ore 10 - volto a informare circa le novità del contratto di categoria e a fare il punto sugli scenari geopolitici e sociali che interessano il settore.
“È la manovra finanziaria che possiamo permetterci, ma serviranno provvedimenti strutturali e investimenti per lo sviluppo economico, molto dipenderà anche dal cammino della riforma fiscale”. Così Confimi Industria in audizione in Senato a Commissioni bilancio congiunte commentando la Legge di Bilancio 2024 presto in aula.
"Le esigue finanze a disposizione, e gli stringenti vincoli europei, fanno sì che la Manovra al momento contenga soltanto interventi legati alla contingenza. Sarà necessario pensare ad interventi strutturali con slancio per gli investimenti a sostegno allo sviluppo economico".
“Confimi Industria vede in questa manovra finanziaria la volontà del Governo di intervenire sulle principali difficoltà del sistema Italia, con prioritaria attenzione ai redditi più bassi e alle famiglie” ha detto il Direttore Generale Fabio Ramaioli intervenuto in audizione. Ed è subito chiaro il riferimento alla proroga del taglio del cuneo prevista per i lavoratori, così come l’accorpamento dell’aliquota Irpef.
"Positive anche le misure sul sensibile aumento della soglia dei fringe-benefit pensate per far fronte al pagamento delle utenze, dell’affitto e degli interessi sul mutuo sulla prima casa. L’auspicio - ha sottolineato il DG di Confimi Industria - è che tale opportunità diventi un intervento strutturale".
Prima di scendere nel dettaglio di alcuni capitoli della LDB 2024, Confimi Industria ha fatto presente che l’attuale situazione è davvero complicata. I tassi d'interesse della BCE non solo non sono stati la giusta contromisura per combattere l'ondata inflattiva, piuttosto hanno portato a un rallentamento dell'economia. Gli ormai dieci aumenti consecutivi hanno fatto sì che a bilancio delle aziende i costi spropositati negli ultimi due anni dell’energia siano stati sostituti proprio da quelli legati ai tassi d’interesse.
Le imprese si trovano all’interno di un circolo vizioso che non permette loro di calare i listini: i costi energetici sono ancora tre volte superiori rispetto al 2019 (pre-covid); il comparto meccanica ha adeguato gli stipendi all'indice europeo per rispondere all’onda inflattiva e il costo del denaro è quadruplicato in meno di un anno.
Anche per questo Confimi Industria ha posto una forte attenzione su quello che avverrà con il prossimo Patto di Stabilità: se nulla cambierà sarà improbabile invertire la rotta della manifattura italiana e sperare anche in un intervento sul cuneo lato impresa che contribuirebbe al rilancio della competitività del nostro sistema industriale
“A questa situazione bisogna aggiungere un quadro complessivo evidentemente difficile, anche per l’effetto di un rallentamento della crescita e per le note incertezze geopolitiche” fa notare il DG di Confimi Industria".
Parlando poi di alcune misure della Manovra, Confimi Industria ha avanzato perplessità in merito all’obbligo assicurativo delle immobilizzazioni materiali contro i rischi da catastrofi: la norma obbliga le imprese ad assicurare entro il 2024 terreni e fabbricati; impianti e macchinari; attrezzature industriali e commerciali contro calamità e catastrofi naturali, con franchigia applicabile dalle compagnie non superiore al 15% del danno. Non solo, per l’impresa inadempiente è prevista una ancora non precisata regressione nell’accesso ad agevolazioni sovvenzioni e contributi di carattere finanziario a valere su risorse pubbliche. "La prima impressione - ha ribadito Ramaioli - è che la misura sia piuttosto affrettata e che non tenga conto del costo elevatissimo per le imprese". "A tutela delle stesse, è importante che il Governo definisca con le compagnie assicurative dei tetti, per evitare speculazioni".
Un’altra contrarietà è stata espressa riguardo all’aumento dall’8% al 11% della ritenuta sui bonifici speciali sulle ristrutturazioni. “La misura – prosegue Ramaioli - interviene sulla liquidità delle imprese, tra l’altro su operatori che spesso nemmeno arrivano a marginare tale percentuale. Inoltre, l’entrata a pieno regime della fatturazione elettronica elimina il rischio di fatture emesse e non dichiarate pertanto la ritenuta va quantomeno dimezzata (4%) in attesa di una futura eliminazione”.
E’ stato sottolineato positivamente il rifinanziamento della nuova Sabatini, anche se le risorse attualmente previste - 50 milioni per fine 2023 e 100 milioni per il 2024 – rischiano di essere obiettivamente poche per una misura che gli industriali hanno sempre saputo valorizzare.
E’ stato chiesto di rafforzare percentualmente il credito d’imposta investimenti 4.0 finanziato (ab origine) fino al 2025, restando in attesa di capire invece come si strutturerà una misura per l’industria 5.0.
La Confederazione delle imprese manifatturiere ha accolto positivamente il rinvio di ulteriori 6 mesi delle misure relative alla plastic e sugar tax con l’auspicio di un’abrogazione totale di dette misure anche per l’effetto delle imposizioni comunitarie già in vigore sulla plastica.
Per quanto concerne la formazione, la nascita e/o allo sviluppo di imprese gestite da under40 o che favoriscono il passaggio generazionale la Confederazione ha avanzato diverse proposte e integrazioni alla Manovra. A proposito di formazione Confimi Industria torna a ribadire la mancanza di manodopera specializzata e ribadisce la necessità di trasferire i fondi formazione alle imprese mediante la supervisione delle Associazioni di categoria che presidiano il territorio e i distretti produttivi e disintermediano per le imprese le procedure.
Si torna anche a sottolineare la necessità di programmi per la formazione di giovani imprenditori. Del resto, i dati rilasciati da Unioncamere e InfoCamere parlano chiaro: negli ultimi 10 anni, la presenza di imprenditori con più di 70 anni è aumentata del 25%, mentre nel medesimo periodo, il numero di giovani tra i 18 e i 29 anni è diminuito in modo simile. Fenomeno particolarmente evidente nei settori chiave dell’economia italiana, come la manifattura.
E sul rapporto giovani-formazione-industria non poteva mancare la chiusura sulle pensioni per le quali è da rivedere strutturalmente il sistema pensionistico che oggi è la risultante di scelte passate farraginose e poco lungimiranti rispetto alla composizione della popolazione italiana.
Linea generale condivisibile, ma resta giudizio negativo su semplificazioni e adempimenti fiscali
Roma, 6 novembre 2017 - “Condivisibile in un contesto che vede una leggera ripresa, ancora non consolidata”. Questo il giudizio sul DDL Bilancio che Confimi Industria, rappresentata dal Direttore Generale Fabio Ramaioli e dal Responsabile nazionale delle Politiche Fiscali Francesco Zuech, ha espresso davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato in seduta comune.
Positiva, quindi, l'iniziativa volta a favorire l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro attraverso uno sconto triennale dei contributi previdenziali pari al 50%; apprezzabili le misura di proroga della disciplina dell'iper e del super ammortamento, quelle di sterilizzazione delle clausole di salvaguardia dell'aumento delle aliquote Iva e il rifinanziamento della misura Sabatini, seppure con l'incognita delle osservazioni richieste dalla Commissione UE sul suo impatto su concorrenza e mercato; bene il credito d'imposta per le spese di formazione 4.0.
In generale per rendere strutturale la ripresa sarebbe però ancora necessario e vitale per il comparto delle piccole e medie industrie un intervento maggiore sulle politiche fiscali del lavoro (cuneo fiscale e contributivo) e sulla riduzione del costo energetico. Così come è necessario lo stralcio della riduzione dell'aliquota di detrazione al 50% con la conferma dell'attuale aliquota del 65% per gli interventi di ristrutturazione edilizia e di efficienza energetica negli edifici ecobonus.
Il giudizio resta fortemente negativo, per il secondo anno consecutivo, sul versante semplificazioni e adempimenti fiscali. Appaiono, infatti, inopportune le ulteriori accelerazioni che si vogliono imprimere alla trasmissione dei dati oltre che inaccettabili le misure che mirano a fagocitare liquidità alle imprese stringendo sul diritto dei contribuenti di recuperare i propri crediti. Assolutamente contrari quindi non alla fatturazione elettronica in sé, ma all’imposizione coercitiva generalizzata già dal 2019: le semplificazioni se vengono imposte significa che non funzionano. Confimi, quindi, propone una tregua di almeno 3 anni per rimuovere gli ostacoli attuali ed introdurre dei “catalizzatori” in grado di promuovere un’adesione spontanea irrinunciabile e massiva.
Un recente sondaggio promosso da Confimi Industria congiuntamente all’Associazione nazionale commercialisti (ANC) testimonia che il 71% degli operatori sarebbe disposto a valutare l’adesione spontanea se venissero introdotte misure concrete di semplificazione. Si prenda ad esempio il recupero immediato Iva insoluti B2B attraverso note di variazione; aumento ad almeno € 50.000 della soglia per le compensazioni senza visto di conformità e crediti d’imposta significativi per gli investimenti. Così com’è la proposta farà salire addirittura a 16 le comunicazioni telematiche in aggiunta a tutto il resto (dichiarazioni fiscali, certificazione unica, dichiarazioni ’intento, Intrastat, eccetera), giacché per le operazioni da e per l’estero (che non potranno transitare la fatturazione elettronica) è prevista l’introduzione di uno spesometro mensile transfrontaliero.
Inaccettabile anche la linea dura sulle sanzioni che colpirà come un evasore non solo chi non rispetterà il nuovo formato ma anche il relativo cliente che non denuncerà l’inottemperanza. Negativo il fatto che non si sia autonomamente valutato di introdurre dei correttivi alla stretta sulla detrazione dell’Iva imposta dalla manovrina dello scorsa primavera (art. 2 del DL 50). Ci aspettiamo interventi correttivi dal Parlamento in grado di ricondurre in termini di equilibrio la questione della detrazione per le fatture di fine anno. Diversamente si profila il rischio concreto di infrazione comunitaria (le violazioni al principio di neutralità, proporzionalità ed equivalenza sono già state denunciate alla Commissione UE da Confimi e ANC ndr).
Confimi Industria ha fatto presente infine che la risalita è avvenuta anche e soprattutto grazie al grande cuore degli imprenditori "indigeni" che in questo ultimo decennio hanno avuto una capacità incredibile di stare in piedi e di sorreggere con la loro attività il territorio in cui vivono.Bisogna una volta per tutte prendere coscienza che l'Italia è fatta da questo tessuto imprenditoriale, composto da 4,3 milioni di PMI (da 1 a 249 dipendenti) che danno lavoro a 16,5 milioni di persone e che producono il 73,8% del PIL: non esistono ora altri modelli vincenti. I capitali esteri (soprattutto quelli della finanza) vengono e vanno; l'imprenditore locale, invece, è radicato nel territorio e la politica fiscale dovrebbe quantomeno cominciare a non osteggiare questo dato. Non aiuta il fatto di vedere recepite normative europee tarate su dimensioni di grandi imprese o di multinazionali come ad esempio la chiusura del credito operata da parte delle banche a causa di queste direttive in base alle quali non si presta denaro se non a chi è già "strasolido" e nonostante continui cambi normativi e pesantissimi carichi già in termini di fiscalità sul lavoro e sul costo dell'energia come ricordato. Le nuove norme più stringenti della Bce sulla gestione dei NPL-Non performing loans, i crediti inesigibili, per ora in fase di consultazione, se approvate costituirebbero una definitiva chiusura del credito da parte delle banche alle nostre imprese. Le nostre PMI non hanno accesso alla borsa: il sistema bancario è ancora l’unico strumento che hanno le imprese per finanziarsi, non deve essere chiuso proprio in questo momento di risalita.
In attesa di conoscere quale sarà, tenendo conto della bocciatura Ue, il testo e contenuto della prossima legge di Bilancio, Confimi ha presentato oggi (23 ottobre) alla Commissione finanze della Camera le proprie osservazioni sul progetto di legge 1074 semplificazioni le cui misure potrebbero trovare in tutto o in parte collocazione nella prossima manovra.
Per la Giornata Nazionale del Made in Italy in mostra le immagini delle imprese che hanno fatto la storia della manifattura italiana Da Carrera Jeans a Titanus, da Pennelli Cinghiale a Baldassare Agnelli