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News ed Eventi

CONFIMI SANITÀ: Regioni nel caos su nomenclatore tariffario assistenza protesica

Pulin (Confimi Sanità): “Il Governo chiarisca che i codici per i dispositivi medici di ortesi e protesi non sono sospesi, rischiamo la chiusura”

Confimi sanita

Roma, 28 gennaio 2025

“La confusione generata in seguito alla sentenza del Tar del dicembre scorso sta mettendo in crisi aziende e pazienti: il ministero della Salute chiarisca che i dispositivi medici per l’assistenza protesica contenuti nel nuovo Nomenclatore sono attivi”. Massimo Pulin, presidente di Confimi Industria Sanità, la verticale di Confimi industria che rappresenta le imprese produttrici di dispositivi medici, si appella al Governo per un intervento chiarificatore.

Tutto nasce il 30 dicembre scorso quando il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha sospeso il decreto del ministero della Salute sull’aggiornamento - che sarebbe dovuto entrare in vigore a partire dal 1° gennaio 2025 - delle 1.113 tariffe sulle 3.171 associate alle prestazioni di specialistica ambulatoriale.

Una sospensione che invece non riguarda gli ausili inseriti nel nuovo Nomenclatore per l’assistenza protesica.

“I nuovi codici e le nuove tariffe, che sostituiscono quelle inserite nel nomenclatore del ‘99, sono attive, ma dalle Regioni arrivano richieste con difformità di applicazione che potrebbero compromettere la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale”, spiega Pulin.

Proprio oggi la camera collegiale del Tar del Lazio si riunisce per decidere il futuro dell’assistenza ambulatoriale e tra 45 giorni, un tempo troppo lungo per le aziende, sarà pubblicata la sentenza.

Perché nel frattempo “ogni Regione si sta riferendo a codici e tariffazioni differenti danneggiando aziende e pazienti”, dice Pulin.

Se in Friuli e in Trentino le Asl si stano attenendo ai codici 2025 per gli ordini dei dispositivi medici protesici, in Lombardia stanno utilizzando il vecchio nomenclatore in attesa della decisione del Tar.  

In Veneto “ogni Asl procede diversamente: a Padova e Treviso utilizzano i nuovi codici, a Verona quelli del ’99 e a Vicenza sia i nuovi sia i vecchi”.

Più confusa la situazione in Piemonte: “Le nostre aziende ricevono richieste di dispositivi medici con i codici nuovi ma con i prezzi contenuti nel Nomenclatore del ‘99”, spiega Pulin.

Ancora: in Emilia Romagna nuovi codici e gare sono basati su elenco 2a e 2b, mentre in Puglia, Marche, Lazio, Sicilia e Campania arrivano richieste per ausili inseriti del nuovo Nomenclatore ma con una tariffazione riferita a elenco 2a e 2b.

“Chiediamo un intervento del ministero della Salute perché chiarisca la linea da seguire prima della pubblicazione della sentenza del Tar: tra Payback, crisi economica e industriale non possiamo rischiare di mettere a rischio le forniture sino alla primavera”, conclude Pulin.


UFFICIO STAMPA
CONFIMI INDUSTRIA

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CONFIMI SANITÀ: SSN non fornisce carrozzine su misura, ausili per diabetici e per donne con tumore al seno

Pulin: “Urgente un tavolo tecnico per la revisione del Nomenclatore tariffario”

Confimi sanita

Roma, 11 febbraio 2025

“A più di un mese dall’entrata in vigore del nuovo Nomenclatore tariffario, il Governo non ha ancora attivato la commissione per la revisione dei Lea né convocato il tavolo tecnico con le aziende produttrici di dispositivi medici: intanto i pazienti attendono ausili per bisogni molto complessi”.

Massimo Pulin, presidente di Confimi Industria Sanità chiede un intervento immediato del ministero della Salute per ridurre i tempi di attesa di aziende e cittadini.

Se il 30 dicembre scorso il Tar del Lazio aveva sospeso il decreto del ministero della Salute sull’aggiornamento - che sarebbe dovuto entrare in vigore a partire dal 1° gennaio 2025 - delle 1.113 tariffe sulle 3.171 associate alle prestazioni di specialistica ambulatoriale, gli ausili inseriti nel nuovo Nomenclatore per l’assistenza protesica sono prescrivibili dall’inizio dell’anno.

Ma il nuovo elenco è desueto e privo di prodotti fondamentali per la cura dei pazienti.

Errori e mancanze che le associazioni di categoria sono pronte a segnalare in vista dell’aggiornamento delle prestazioni protesiche promesso dal ministero.   

Si tratta della revisione dell’Elenco 1 dei dispositivi su misura, in base al Dpcm del 12 gennaio 2017, che ha ridotto i dispositivi da 1.315 a 1.063.

Tra gli ausili “spariti” dall’elenco “le calzature per il trattamento del piede diabetico che i cittadini sono costretti ad acquistare” spiega Pulin.

Non solo. Ausili specialistici come le carrozzine a comandi speciali per le persone affette da Sla che hanno necessità di un prodotto su misura perché creato per specifiche e diverse esigenze, oggi sono messi a gara.  “Una scelta azzardata che potrebbe causare uno spreco di fondi al Sistema sanitario nazionale: gli ausili speciali sono articoli prodotti per bisogni molto complessi che richiedono specifici adattamenti da parte di un tecnico specialista e quindi da inserire nell’elenco delle protesi e ortesi a tariffa”, dice Pulin. Il rischio è che per una fornitura di 10 carrozzine a gara ci siano almeno la metà dei pazienti che avranno bisogno di un adattamento a pagamento.

Fuori dalla lista degli ausili forniti anche il “tutore su misura per il trattamento del linfedema primario”, prosegue il presidente di Confimi Sanità. Un aiuto per le donne che hanno subito una mastectomia in seguito a un tumore mammario che ora è a carico completo delle pazienti.

È urgente che il ministero della Salute convochi subito il tavolo tecnico in vista della revisione promessa entro giugno”, conclude Pulin: “Confimi Industria Sanità ha già raccolto una serie di osservazioni utili per la correzione”.


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Confimi sigla accordo con ABI - credito migliore per lo sviluppo PMI

Roma, 9 aprile 2015 - “È un ulteriore passo avanti per le piccole e medie industrie che rappresentiamo", sostiene Paolo Agnelli Presidente di Confimi, “È un risultato significativo, Confimi aderisce ad un accordo importante per favorire lo sviluppo delle imprese. Anche grazie a un migliore utilizzo del credito si riparte per agganciare la ripresa economica".

L’accordo, che resterà in vigore fino al 31 dicembre 2017, si basa su tre protocolli principali. “Imprese in ripresa” che consente di sospendere la quota capitale delle rate di mutui e leasing e di allungare il piano di ammortamento dei mutui, così come le scadenze del credito a breve termine e del credito agrario. “Imprese in sviluppo”, prevede che le banche aderenti costituiscano dei plafond individuali – con un obiettivo di dotazione complessiva pari a 10 miliardi di euro – destinati al finanziamento dei progetti imprenditoriali delle piccole e medie imprese. E “Imprese e pubblica amministrazione” utile allo smobilizzo dei crediti delle imprese verso la PA, aggiornandolo alle recenti disposizioni legislative, in particolare al rafforzamento dell’istituto della certificazione.

Confimi seguirà i tavoli di lavoro sulle tematiche relative al monitoraggio dell’accordo, mantenendo un’osservazione attenta alle problematiche legate al rapporto banca-impresa.
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Confimi su split payment e reverse charge: “Ancora un colpo alle PMI. Non è così che si agevola la ripresa”

[29 gennaio 2015] – Arrivano direttamente dalla Legge di Stabilità e si chiamano split payment e reverse charge (l’art.1, co.629, lett.b interviene nel DPR 633/1972 introducendo il nuovo art. 17-ter e aggiungendo la lettera a-ter al sesto comma dell’art. 17) le soluzioni scelte dallo Stato per limitare l’evasione dell’Iva.

Entrambe le modifiche sono accomunate dal fatto che il fornitore non riscuote l’Iva: dall’ente pubblico debitore nel caso dello split payment; dai clienti soggetti passivi, nel caso del reverse charge, applicato fino allo scorso dicembre solo nei subappalti del settore costruzioni, e oggi esteso anche ai servizi di pulizia, installazione di impianti, demolizione e completamento di uffici.

“Di certo non aiuterà le PMI che non vedranno più corrispondersi l’Iva sulle commesse pubbliche eseguite e che avranno un consistente ammanco in cassa fino alla data del rimborso che si fa sempre più lontano dati i tempi delle PA,” interviene così Fabio Ramaioli direttore generale di Confimi Impresa, la Confederazione dell'Industria Manifatturiera Italiana e dell'Impresa Privata.

La procedura in realtà non sembra neanche confermare l’intenzione del Governo che tra gli obiettivi si era proposto di snellire il lavoro degli operatori della Pubblica Amministrazione con un processo di efficientamento e risparmio anche attraverso la fatturazione elettronica. Nello specifico per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese nei confronti della Pubblica Amministrazione, l’IVA dovrà essere da queste versata direttamente all’Erario anziché essere corrisposta alle imprese cedenti i beni o prestatrici dei servizi, raddoppiando, di fatto, l’attività degli uffici.

“Speriamo inoltre che non vi sia seguito alla previsione di estendere il reverse charge anche alle forniture ad altri settori – continua Ramaioli - perché questo rappresenterebbe una nuova beffa a danno proprio di quei fornitori che dalla direttiva contro i ritardati pagamenti non hanno ancora avuto particolare giovamento. Il nuovo impianto quindi è problematico soprattutto per le imprese strutturalmente a credito d'Iva poiché all'ammanco di cassa dovuto all'Iva non corrisposta, cresce il credito Iva dato che l'impresa la deve invece corrispondere ai suoi fornitori".

"E non è cosa da poco – conclude Ramaioli - se pensiamo che per ottenere il rimborso Iva oltre la soglia di 15.000 euro serve addirittura una garanzia fideiussoria oppure (dato che nemmeno quelle sono più facili da ottenere) il visto di conformità da parte di un professionista. Non sono certo queste le misure che possono essere annoverate fra quelle in grado di agevolare la ripresa dell’economia”.

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CONFIMI VENETO: LA SICUREZZA STRADALE SI FA ANCHE CON LA MANUTENZIONE

“Ancora una volta il Veneto deve fare i conti con le infrastrutture. Se da un lato abbiamo imprese che cercano in tutti i modi di superare la crisi economica, dall’altro si deve fare i conti con una situazione viabilistica che possiamo definire “poco incoraggiante”, ma proprio per captatio benevolentiae.” Risuona, forte e chiaro, l'ennesimo allarme di Beozzo William, Presidente Confimi Industria Veneto, sullo stato deplorevole nel quale versano molte strade della Regione, in particolare quelle gestite da Anas.
“Voglio ricordare – puntualizza Beozzo – che Anas, nell’ambito del Contratto di programma 2015 ha riservato ai veneti lo 0,91 % del miliardo e 115 milioni di investimento previsti per l’anno: in soldoni 9,97 milioni di euro circa. Briciole! E la situazione è sotto gli occhi di tutti con un quadro generale desolante e potrei dire anche offensivo nei confronti di una regione che contribuisce in modo sostanziale alla fiscalità nazionale.
Se da un lato le case automobilistiche investono in tecnologia per offrire sul mercato veicoli sempre più sicuri, dall’altro dobbiamo fare i conti con strade sempre più a rischio incidente. Ieri sulla ss 53 Postumia abbiamo assistito all’ennesimo grave incidente. Per carità – sottolinea Beozzo – non voglio dire che la causa sia da addebitare direttamente alla manutenzione stradale, ma non va trascurata la pericolosità anche di questo tratto altamente trafficato che va dall’uscita di Vicenza Nord a Cittadella. Proprio la cattiva manutenzione dell'asfalto e le conseguenti buche che si vengono a formare, costringono gli utenti, compresi i mezzi pesanti, ad un vero e proprio slalom per evitare il dissesto del manto stradale.
Faccio un appello all’Anas (competente per questo e altri tratti regionali) e agli altri enti responsabili della manutenzione perché pongano come priorità la sicurezza stradale, destinando più risorse per una corretta gestione dei tratti viabilistici. Sicurezza che comunque non deriva dal proliferare degli autovelox che spesso sono solo mezzi per rimpinguare le casse delle Amministrazioni piuttosto che strumenti di prevenzione.
“È oggi necessario – conclude Beozzo - mettere mano a un piano straordinario di salvaguardia delle nostre strade rimettendo in sicurezza la rete esistente e, al contempo, portare a termine le grandi opere infrastrutturali in progetto. Credo che i cittadini e le aziende del Veneto se lo meritino”.

25 maggio 2016
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Congiuntura Confimi Industria: rallentamento economia, ordinativi giù.

Roma, 7 agosto 2023  

Agnelli: "è la politica miope della BCE”

“Gli industriali non hanno dubbi, i tassi d'interesse della BCE non sono la giusta contromisura per combattere l'ondata inflattiva, piuttosto porteranno a un rallentamento dell'economia”. Così Paolo Agnelli industriale e presidente di Confimi Industria commentando l’indagine congiunturale condotta dal Centro Studi della Confederazione che ha intervistato gli associati sul consuntivo del primo semestre del 2023 e chiedendo loro una previsione dell’andamento fino alla fine dell’anno.

"L'inflazione è la causa di una difficoltà, le azioni miopi della Bce la acuiscono e non portano di certo a una soluzione" avverte Agnelli che spiega "siamo in un circolo vizioso che non permette alle aziende di calare i listini: i costi energetici sono tre volti superiori rispetto al 2019, la meccanica ha adeguato gli stipendi all'indice europeo apportando +1500 euro lordi a ciascun dipendente e il costo del denaro è quadruplicato in meno di un anno".

"Il conto economico è quindi allo stremo e se la BCE insiste con queste misure, le previsioni e le performance del sistema produttivo continueranno a essere negative" chiude Agnelli.

Il costo del denaro infatti non è passato inosservato tanto più che il 51% delle imprese ha fruito delle misure previste a sostegno della liquidità delle imprese e in particolare modo per effettuare investimenti (23%), per disporre di liquidità e finanziamento circolante (14%), per moratoria mutui (11%) per Rifinanziamento/ristrutturazione del debito (3%).

CONSUNTIVO 1° SEMESTRE 2023

Il 33% chiude il primo semestre dell’anno con un aumento del fatturato di oltre il 10%. Stabile il mercato dei servizi. Si spacca invece a metà la meccanica: il 50% delle imprese del settore per la prima volta dal 2018 dichiara una contrazione del fatturato superiore al 10%.

Segno meno anche per gli investimenti per poco più di 1 impresa su 5. 

Nessun grande scostamento lato occupazione che rimane stabile nel 72% delle imprese. A registrare una leggera riduzione del personale sono state le imprese del settore edile e della plastica. A creare nuovi posti di lavoro invece il settore digitale e dei servizi. 

La produzione torna a valori positivi: se il 45% del campione dichiara stabilità rispetto al 2022, il 28% delle imprese manifatturiere ha riscontrato aumenti o forti aumenti. Ordinativi rilevanti (+30% sul 2022) per il settore dell’impiantistica e il comparto alimentare. 

Stabile il resto della manifattura. Non performano neppure gli ordinativi dall’estero che risultano in contrazione per il 34% delle aziende esportatrici.

 PREVISIONALE – fino al 31 dicembre 2023

Previsioni a segno positivo per i settori di edilizia e impiantistica mentre crescono le preoccupazioni per il calo da parte di plastica e gomma. Stabili gli altri settori manifatturieri.

Si mantengono stabili anche gli investimenti per quasi 7 aziende su 10. Spaccate a metà le previsioni sulla produzione: se un’impresa su due non prevede grosse variazioni, c’è poi un 25% che prevede forti aumenti e il restante 25% che invece teme una notevole contrazione.

Nessuna buona nuova dalle previsioni ordini che si attesta a segno negativo per oltre il 30% del campione. Neppure il mercato estero regala soddisfazioni: solo il 17% prevede una moderata crescita.

A tal proposito, gli USA e il Canada conquistano il terzo posto come mercato di riferimento per le imprese manifatturiere scavalcando il Far East.

OCCUPAZIONE

Nonostante il 54% delle imprese abbia in programma nuove assunzioni e si occuperà della formazione del personale (anche di quella non obbligatoria), quasi 9 aziende su 10, l’87%, dichiara difficoltà nel reperire il personale.

Le figure maggiormente richieste sono il personale di produzione specializzato e no, progettisti, personale per le aree di R&S, qualità e controller.  

Solo l’8% delle imprese intervistate immagina di dover ridurre il personale nei prossimi mesi. 
Relativamente agli ammortizzatori sociali, il 91% degli intervistati non li ha utilizzati e non ha intenzione di utilizzarli. Quel 9% di imprese che faranno ricorso all’ammortizzatore dichiarano che sia dovuto a una forte riduzione degli ordinativi.

Capitolo smart working: lo strumento viene utilizzato – e in maniera stabile – dal 15% del campione da aziende che afferiscono ai settori dei servizi e del digitale.

Le imprese manifatturiere tengono ai propri dipendenti e tutte hanno incrementato azioni a loro supporto: sistemi premiali, strumenti di welfare aggiuntivi rispetto a quelli contrattuali, maggiori flessibilità oraria (part-time, smart working, giorni rosa).

AZIONI RICHIESTE PER UNA MAGGIORE COMPETITIVITÀ 

Con il rallentamento del mercato bisogna lavorare sulle leve di competitività e per il 61% degli industriali la prima criticità è legata alla ricerca del personale specializzato, seguono il costo del lavoro e il carico burocratico-amministrativo. 

Secondo l’analisi del Centro Studi, inoltre, per migliorare la competitività delle imprese, gli industriali auspicano un impegno concreto delle Istituzioni alla lotta all'illegalità e alla contraffazione

Il campione:

500 aziende, 25% guidate da donne, 15% da under 40.
I principali settori rilevati sono metalmeccanica (46%), servizi alle imprese (14%), plastica e gomma (8%), edilizia (8%), alimentare (5%) seguono legno, digitale, tessile.
Crescono all’interno del sistema Confimi le aziende con fatturato fino a 50 mln e arrivano ad essere il 23%. 

Ancora poca attenzione all’export che sembra non riguardare il 30% del campione. Mentre 1 impresa su 5 fattura all’estero oltre il 50% del proprio lavoro.

 

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Congiuntura: primi segnali di difficoltà, ma le PMI vicentine del manifatturiero "tengono"

Apindustria Confimi Vicenza Indagine congiunturale
I risultati dell’indagine condotta da Apindustria Confimi Vicenza su un campione rappresentativo di piccole e medie imprese del territorio

Dopo un 2022 di forte crescita, i primi 6 mesi del 2023 hanno evidenziato i primi segnali di rallentamento. Nonostante questo, le PMI manifatturiere vicentine confermano la loro proverbiale capacità di tenuta, anche se per il futuro cresce l’incertezza. Si potrebbero sintetizzare così i risultati dell’indagine congiunturale relativa al primo semestre dell’anno condotta da Apindustria Confimi Vicenza su un centinaio di imprese associate, rappresentative dei principali settori produttivi.

Così, se da una parte troviamo un 37% di aziende che ha registrato un incremento del fatturato rispetto ai sei mesi precedenti (e per il 15% l’incremento è superiore al 10%), c’è un altro 34% che dichiara una flessione, mentre la quota rimanente del 29% si mantiene stabile.
Stabilità è la parola d’ordine anche per quanto riguarda l’andamento della produzione (35%), con un calo per il 31,5% e un incremento per il rimanente 33,5%.

«Questi dati - spiega Mariano Rigotto, presidente di Apindustria Confimi Vicenza – vanno interpretati. Innanzitutto è bene precisare che il confronto è con un 2022 che, nonostante le criticità su energia e materie prime, è stato un anno molto positivo; inoltre questo quadro di apparente equilibrio in realtà è il risultato di situazioni piuttosto eterogenee, perché ci sono comparti in cui effettivamente stiamo già assistendo ad una flessione, mentre altri tengono meglio».

Più delicata l’analisi degli scenari futuri: il 41% delle PMI prevede un calo degli ordini, che sono in aumento solo per il 31,5% (stabili per la quota rimanente).

«In questi primi sei mesi dell’anno molte aziende hanno lavorato su ordini acquisiti ancora nel 2022 – spiega Rigotto -, me negli ultimi mesi c’è stato un evidente calo degli ordini che crea una maggiore incertezza per il secondo semestre. Il calo è spiegabile almeno in parte con la necessità di riportare i magazzini a livelli più consoni dopo la corsa all’accaparramento dei mesi precedenti. In questa prospettiva settembre sarà un mese importante per capire come evolveranno i mercati: la flessibilità rimane un punto di forza delle nostre aziende ed è auspicabile che riescano ancora una volta a trovare nuovi spazi in altri mercati per compensare quelli che si stanno indebolendo».

Certamente il contesto non aiuta: «Le aziende che lavorano nel BtoB sono penalizzate dal forte incremento del costo del denaro che frena gli investimenti, e dunque le commesse, mentre chi lavora nel mercato consumer deve fare i conti con un’inflazione reale che in buona parte d’Europa è attorno al 10% e che inevitabilmente frena i consumi».

Ecco allora che anche le PMI vicentine stanno rallentando gli investimenti: solo il 15% li ha aumentati nel I semestre dell’anno, con un 30,5% che li ha già ridotti mentre e la maggior parte rimane per il momento stabile.

Continua in compenso la “fame” di manodopera: il 50% delle PMI prevede nuove assunzioni nel secondo semestre dell’anno, mediamente più di due persone per azienda, e il 78% prevede difficoltà nel reperire le figure professionali ricercate. Per quanto riguarda queste ultime, il 44% delle PMI ricerca personale di produzione, il 20% cerca progettisti e addetti alla ricerca e sviluppo.
Proprio alla gestione del personale le aziende stanno dedicato una particolare attenzione: il 48% ha in programma percorsi di formazione non obbligatoria per il II semestre dell’anno, mentre nell’ultimo semestre il 24% ha attuato iniziative per conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, il 25% degli incentivi economici e il 51% ulteriori strumenti di welfare rispetto a quanto già previsto all’interno dei contratti.

«La ricerca di personale si conferma una delle problematiche maggiori - evidenzia Rigotto - e questo tema ci accompagnerà nei prossimi anni. Scontiamo, ma non è una novità, una mancanza di supporto alle famiglie che si è tradotta in inesorabile declino demografico. Solo a Vicenza, secondo i dati recentemente diffusi dalla Camera di Commercio, da qui al 2027 perderemo 11 mila lavoratori. Come Associazione ci siamo impegnando anche su questo tema: dopo una prima fase di analisi, stiamo mettendo a punto un progetto che presenteremo nei prossimi mesi finalizzato all’inserimento lavorativo dei richiedenti asilo e di collaborazione mirata con territori e Paesi dove sono presenti figure preparate, ma dove magari a mancare è il lavoro».

Tra le altre difficoltà segnalate dalle imprese, spicca al terzo posto la percezione di un carico burocratico eccessivo legato alla compliance (adempimenti verso la PA, le banche, per certificazioni ecc.).
Non stupisce dunque che per quanto riguarda le richieste al Governo, al primo posto si conferma la riduzione della burocrazia e dei costi sui fattori di produzione (lavoro, energia), ma rimane molto forte anche la richiesta di lotta all’illegalità.

L’indagine ha anche indagato il sentiment dei motori dell’economia del territorio rispetto alla politica della BCE; alla domanda “Come giudica l'impatto dell'attuale politica monetaria della BCE rispetto alla sua attività aziendale?” oltre i due terzi dei rispondenti ritengono che l’aumento dei tassi non sia la risposta giusta a quest’ondata inflattiva e temono un veloce deterioramento dell’economia.

 

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