Skip to main content

News ed Eventi

DL ECONOMIA | Filiera imprese du Payback: ora emendamenti su mitigazione per PMI

Roma, 1° luglio 2025 – “La conferma della norma sul payback dispositivi medici nel Decreto Economia rappresenta un primo passo per la progressiva risoluzione del payback per il pregresso e per il futuro.

Ora, però, è altrettanto urgente poter continuare a lavorare di concerto con Parlamento e Governo per far sì che nel corso dell’esame di conversione siano inserite misure di tutela e di mitigazione dell’impatto sulle piccole e medie imprese, partendo da misure quali forme di dilazione di pagamento, garanzie per l’accesso al credito ed esenzione sotto una determinata soglia di fatturato

Questi elementi, già condivisi in sede di confronto con i ministeri dell’Economia e delle Finanze, della Salute e con i rappresentati delle Regioni in occasione delle riunioni del Tavolo Payback, sono essenziali per garantire la sostenibilità e la continuità operativa del settore”. Questo il commento di Aforp Associazione Fornitori Ospedalieri, Confimi Industria Sanità, Confindustria Dispositivi Medici, Coordinamento filiera sul decreto Economia pubblicato in Gazzetta ufficiale n.149 del 30 giugno 2025.

“Il contributo economico previsto dal ministero dell’Economia e delle Finanze e dal ministero della Salute – dichiarano le associazioni – dimostra una volontà politica di affrontare il tema superando l’attuale normativa per creare le basi di un confronto strutturato sulla governance del settore. Tuttavia, dopo questo segnale, è cruciale prevedere strumenti per permettere alle imprese di piccole dimensioni di gestire i pagamenti in maniera sostenibile”.

loghi_sanita.png

  • Creato il .

DL ENERGIA, Agnelli (CONFIMI INDUSTRIA): “È l’ennesima risposta parziale a una crisi strutturale”

“Il Decreto Bollette 2026, per come emerge dalla bozza attuale, non rappresenta una risposta all’altezza della crisi energetica. Siamo di fronte all’ennesimo intervento parziale, emergenziale, privo di una visione industriale di medio-lungo periodo. Si evitano i nodi strutturali, si rinviano le scelte politiche vere e si continua a gestire l’urgenza senza affrontare l’emergenza”. Lo dichiara in una nota Paolo Agnelli, Presidente di Confimi Industria.

Da tempo Confimi Industria denuncia come le imprese italiane paghino l’energia anche tre o quattro volte più dei principali competitor europei. “Questo  - sottolinea Agnelli - si traduce in investimenti rinviati, produzioni ridotte, stabilimenti chiusi o delocalizzati e in una perdita di competitività che rischia di portare a una desertificazione industriale silenziosa”.

Secondo il Presidente di Confimi Industria, anche questa bozza di decreto non interviene sulle cause del problema: “nulla sui meccanismi di formazione del prezzo, sugli oneri impropri e su un mercato che continua a produrre rendite per pochi e costi insostenibili per chi produce valore reale. Il messaggio alle imprese è sbagliato e pericoloso: arrangiatevi”.

“Ma la resilienza delle PMI non è infinita - prosegue il Presidente - non si può chiedere alle aziende di competere sui mercati globali con un handicap energetico permanente, mentre altri Paesi mettono l’energia al centro della propria strategia industriale”.

Agnelli richiama quindi il ruolo dello Stato: “l’energia non può essere trattata come una voce di bilancio. Se lo Stato esercita un controllo diretto o indiretto su un soggetto dominante come Enel, a questo potere deve corrispondere una responsabilità chiara: garantire energia a prezzi medi europei, rinunciando a margini oggi anche tripli rispetto a quelli di analoghe aziende europee”.

Infine, l’appello alla politica: “Serve una scelta netta: decidere se l’Italia vuole restare un Paese industriale o accettare il declino produttivo come prezzo dell’inerzia. Senza una riforma profonda del sistema energetico, ogni decreto bollette resterà gestione dell’emergenza, non politica industriale. Il tempo per le imprese è già finito”.

  • Creato il .

DL FISCO: AGNELLI (CONFIMI INDUSTRIA): “URGENTE SALVAGUARDARE TESSUTO PRODUTTIVO, SI ESCA DAL PATTO DI STABILITÀ”

“Il DL Fisco approvato venerdì scorso è l’ennesima riposta che impatta negativamente sul mondo delle imprese”.Così il Presidente di Confimi Industria commentando le ultime misure fiscali.

Per Confimi Industria, le piccole e medie imprese che rappresentano il 73,8 del PIL, in un momento già difficile hanno maggiore necessità di programmare e di avere risposte certe.

“In un’economia di guerra, dove saltano per causa di forza maggiore gli equilibri, mantenere il Patto di Stabilità è un ‘nonsense’. Da qui si potrebbero liberare le risorse che servono al comparto industriale che sono priorità – spiega Agnelli - Continuando di questo passo avremo i conti in ordine e una buona considerazione in Europa utile specialmente alla politica. Invece, i cittadini e le piccole e medie imprese dovranno sobbarcarsi i costi dell’energia, del gas, delle bollette, dell’inflazione, conseguenza inoltre di un ambientalismo fanatico e scollegato da una realtà mondiale”. 

“L’immobilismo, la cecità, l’incompetenza e la sottomissione a certe lobby europee, e non solo, saranno le cause del fallimento del nostro Paese – chiosa Agnelli . All’aumento delle chiusure aziendali e della cassa integrazione qualcuno si spaventerà all’avvicinarsi delle varie tornate elettorali, ma sarà troppo tardi e il Patto di stabilità in tempo di guerra sarà salvo”.  Per quanto concerne il tema delle imprese esodate del Piano Transizione 5.0 dopo la notizia della drastica riduzione del credito d’imposta Confimi Industria chiede che le misure originarie siano garantite. In una nota la Confederazione sottolinea come Il decreto fiscale riposizioni sugli esodati del 5.0 soli 537 milioni di quei 1,3 miliardi formalmente stanziati con l’ultima LdB, sulla più mite misura del 4.0.  Sono circa 7.000 i progetti in lista d’attesa che sulla base del nuovo decreto, dopo aver fatto investire ingenti somme alle Pmi per consulenze complicatissime, promettono un misero 35% che, nella maggior parte di casi sarebbe appena un 12,25% e, nella migliore delle ipotesi per gli investimenti con il livello più elevato di riduzione dei consumi energetici, di un 15,75% invece del 45%. Sono misure addirittura inferiori al 20% del piano 4.0, le cui sorti non risultano chiare. Il tutto stride  in un Paese che ha estremo bisogno di efficientamento energetico, anche sfilare dal beneficio la parte trainata degli investimenti nel fotovoltaico. Si confida che il 35% di cui parla il nuovo decreto sia solo un ‘acconto’ per prendere tempo in logica del “patto di stabilità” (DEF) e decisioni europee conseguenti la situazione del Medio Oriente; le imprese, in ogni caso, hanno effettuato gli investimenti sulla base delle misure originarie e le misure originarie, in un modo o nell’altro, vanno garantite.

 

 

 

  • Creato il .

DL FISCO: CONFIMI INDUSTRIA, BENE AUMENTO RISORSE TRANSIZIONE 5.0 E IPER-AMMORTAMENTO

Roma, 01-04-2026
“Accogliamo con favore la conferma dei 1,3 miliardi e l’incremento di 200 milioni per la Transizione 5.0 annunciato oggi dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.

Esprimiamo soddisfazione anche per l’aumento dell’iper-ammortamento che passa da 8,3 a 9,7 miliardi. Il sistema produttivo ha dimostrato responsabilità lo scorso novembre per salvaguardare il finanziamento del Pnrr, oggi il Mimit, il Mef e il Ministero per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione hanno riconosciuto il valore delle nostre azioni a conferma che le regole non si cambiano in corsa: le imprese devono avere certezze nei rapporti con lo Stato”.

Lo ha dichiarato Flavio Lorenzin, vicepresidente di Confimi Industria partecipando al tavolo al Mimit sulla Transizione 5.0.

 

 

 

  • Creato il .

Donne e impresa, dall’Europa arriva la conferma: servono dati e definizioni comuni

C’è una raccomandazione della Commissione europea che il Gruppo Donne di Confimi Industria legge come un importante punto di arrivo. Ma anche, soprattutto, come una conferma di una battaglia iniziata anni fa.

Nel rapporto Women Entrepreneurs in Europe – Data, Barriers, and Recommendations for Support infatti, la Commissione europea dedica la quinta delle cinque raccomandazioni alla necessità di migliorare la raccolta, la comparabilità e l’utilizzo dei dati sull’imprenditoria femminile. E lo fa indicando un obiettivo preciso: “armonizzare e chiarire le definizioni utilizzate per individuare e classificare le imprenditrici nelle diverse fonti di dati e nei sistemi statistici nazionali”.

"Non si tratta di un dettaglio statistico, è una questione politica ed economica" sottolinea Vincenza Frasca presidente del Gruppo Donne di Confimi Industria. 

Se non sappiamo esattamente chi stiamo contando quando parliamo di imprenditrici e di imprese a guida femminile - si legge nel rapporto - se le definizioni cambiano tra una banca dati e l’altra e tra un Paese e l’altro, diventa difficile confrontare i dati, misurare i divari e soprattutto costruire politiche pubbliche realmente efficaci.

È esattamente la necessità che il Gruppo Donne di Confimi Industria sta evidenziando da anni, culminata all’interno del Manifesto Start WE Up e sostenuta nel confronto istituzionale italiano ed europeo.

"Oggi quella richiesta entra nero su bianco nelle raccomandazioni della Commissione europea" sottolinea Frasca che aggiunge "È una battaglia che rivendichiamo, perché raccogliere dati migliori non significa semplicemente produrre statistiche più precise. Significa dare finalmente visibilità a una parte dell’economia che troppo spesso viene fotografata male, in modo parziale o attraverso categorie non omogenee". 

"Significa - sottolinea ancora la numero uno delle imprenditrici di Confimi - poter passare da politiche costruite su percezioni e approssimazioni a politiche fondate su dati realmente confrontabili".

Il rapporto riconosce infatti che manca ancora una definizione condivisa di cosa significhi un’impresa women-owned o women-led, soprattutto nei casi in cui proprietà e gestione siano condivise tra uomini e donne. Secondo la Commissione, questa assenza di una definizione armonizzata limita la comparabilità e l’utilità dei dati e deve essere affrontata come una priorità.

"L’Europa ha riconosciuto il problema. Ora bisogna costruire lo standard comune che chiediamo da anni" chiude la presidente del Gruppo Donne Confimi Industria

Roma - 18 settembre 2026 

 

Comunicati Stampa

  • Creato il .

Dopo APINDUSTRIA Vicenza anche ANIEM (categoria che raggruppa le PMI Edili) CONTRO CONFAPI

Stefano Polga, Presidente Aniem Vicenza: “Andiamo avanti sulla legittima strada dell’autonomia”

15 novembre 2012_“Oggi c’è stata l’ennesima risposta della volontà degli imprenditori di Aniem: un sistema coeso, determinato e concentrato a mettere le imprese al centro dell’azione di rappresentanza”. Così il Presidente Stefano Polga commenta la volontà del Consiglio Generale di Aniem (svoltosi a Roma ieri 14 novembre ndr) di dare il pieno sostegno all’azione legale contro la Confapi, ribadendo all’unanimità l’assoluta e incondizionata volontà di adesione ad una associazione ormai autonoma­.

Le Associazioni territoriali intervenute hanno ribadito la volontà di aderire ad un’Associazione assolutamente autonoma, hanno sottolineato il danno oggettivo arrecato dall’iniziativa di Confapi sull’intero sistema associativo, hanno confermato pieno sostegno all’azione del Presidente Nazionale Piacentini e rinnovato allo stesso pieno mandato a tutelare, in tutte le sedi, il nome, l’autonomia ed il patrimonio dell’Associazione, attivando anche eventuali azioni nei confronti dei singoli componenti del Consiglio Direttivo di Confapi e di chiunque sia ritenuto responsabile di atti e comportamenti lesivi dell’Associazione.

Il fronte compatto che l’Aniem ha messo in campo, l’ennesimo schiaffo dato alla Confapi, testimonia che quel mondo antico di fare rappresentanza, nel quale si ritiene che alcuni funzionari e dirigenti, lontani dal contatto reale con le imprese, possano rappresentarne gli interessi, è giunto finalmente al termine.

“In realtà, ciò a cui sono interessati, – commenta Polga - è unicamente la gestione sindacale ed economica del sistema della bilateralità, non certo le istanze, le prospettive ed i problemi delle imprese”.

Aniem, che tutela 8mila imprese su tutto il territorio nazionale, reagirà con forza in tutte le sedi, arrivando anche, ove occorre, a richiedere i danni ai singoli componenti del Direttivo della Confapi, per rispondere ad un attacco che arreca inevitabilmente un danno oggettivo al sistema e che certifica, ancora una volta, il grande disinteresse verso le imprese. “Questa – conclude Polga – è l’ennesima conferma di quanto sia chiara la strada da seguire nella nostra azione di rappresentanza delle imprese edili.”.

 

 

------------------------------------------------------------------------------------------------

ANIEM, l’Associazione nazionale che tutela a livello nazionale 8.000 pmi edili e manifatturiere, è dotata di una organizzazione a livello centrale ed è presente su tutto il territorio nazionale con proprie sezioni o collegi edili provinciali e regionali.  Le imprese associate raggiungono un fatturato aggregato di 17 miliardi di euro con 120 mila addetti.

  • Creato il .