Impresa femminile, solo il 14% delle pmi può oggi definirsi in "rosa".
Comunicati Stampa, Donne Imprenditrici
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Confimi Industria ha preso parte all’incontro tra il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, una rappresentanza di imprese italiane negli Usa, i rappresentanti del Sistema Italia e del mondo produttivo interessate al tema delle materie critiche, svoltosi ieri a Washington DC. Al centro del meeting i risultati della riunione ministeriale sui minerali critici organizzata dal Dipartimento di Stato americano, cui il Ministro ha partecipato su invito del Segretario di Stato Marco Rubio. Sul tavolo anche le strategie per favorire il rafforzamento dell’interscambio commerciale tra l’Italia e gli Usa.
«Abbiamo fatto il punto sull’interesse delle aziende italiane, a supporto della supply chain americana delle terre rare, sottolineando la necessità di essere più attivi in questa direzione. Una collaborazione, quella sulle terre rare, che viaggia di pari passo con quella sull’energia. Tanti i temi sul tavolo spaziando da export a investimenti, spazio, difesa, dazi, mobilità” ha detto Luca Tosto, vicepresidente di Confini Industria, con delega all’energia nucleare, che è intervenuto all’incontro in videocollegamento.
Nello specifico del settore nucleare «le aziende americane di tecnologia sono interessate a portare a bordo dei loro progetti, e non solo, l’industria italiana che è in grado di esprimere grandissima competenza nella costruzione di componenti nucleari, ma anche di importanti fabbricazioni di forgiati e di meccanica di qualità. Nel mondo non siamo in tantissimi ad avere queste competenze - ha sottolineato - e l’Italia, pur non avendo il nucleare, ha conquistato un ruolo di spicco nel settore».
«Avremo sicuramente un ruolo fondamentale a sostegno dei grandi investimenti americani, quindi, ma anche degli investimenti americani che verranno fatti in Europa - ha continuato Tosto -. Sono già partiti alcuni progetti che vedono la Polonia in prima linea con tre centrali Westinghouse, poi ci sono tanti progetti di Small Modular Reactor della NuScale sia in America che in Europa. Tantissime aziende produttrici italiane sono state già coinvolte e considerate meritevoli di una legacy di partner strategico».
Cresce ancora Confimi Industria sul territorio nazionale. Il Consiglio Direttivo della Confederazione ha deliberato oggi l’apertura di Confimi Industria Sicilia che rappresenterà il sistema nel rapporto con le istituzioni e con le imprese siciliane. “Siamo molto soddisfatti di questa operazione, Confimi aumenta così la propria rappresentanza - commenta il presidente nazionale Paolo Agnelli - dopo Puglia, Basilicata, Abruzzo, Campania e Molise aumenta la presenza e l’attenzione nel Sud Italia con una casa comune per le PMI dell’isola”.
A guidare l’operazione siciliana il promotore Antonello Mineo legale rappresentante del Distretto Produttivo della meccatronica Sicilia, socio e presidente del Cda di Eureka Green.
“È una giornata davvero importante, ringrazio Confimi Industria per l’opportunità – afferma Mineo - cercheremo di portare in Sicilia il valore che Confimi ha dimostrato in questi anni a favore dell’industria manifatturiera privata italiana e dei servizi alla produzione. È una sfida che affascina. Vogliamo creare supporto e forza alle PMI siciliane attraverso un dialogo costante con le Istituzioni cercando di favorire lo sviluppo delle nostre imprese. Entro fine anno – annuncia Mineo – vi sarà la prima assemblea costitutiva per la definitiva governance”.
Roma, 2 ottobre 2025 - "Bene l’introduzione di un codice unico che riordina e prova ad armonizzare la complessa disciplina degli incentivi, ma quello che veramente serve alle imprese è una procedura unica. Un’unica e sola piattaforma attraverso la quale gestire istruttorie, erogazione, fruizione, monitoraggio e controllo documentale di qualsiasi incentivo pubblico, a prescindere dalla forma e dall’Ente competente". Torna a chiederlo Confimi Industria in occasione dell’audizione a Commissione congiunte (Attività produttive della Camera dei Deputati e Commissione Industria del Senato della Repubblica) sulla schema di decreto legislativo relativo all’introduzione del Codice degli incentivi a cui ha preso parte Francesco Zuech, responsabile fiscale della Confederazione.
Confimi sottolinea che la previsione di un cassetto unico è già timidamente contenuta nella relazione tecnica in cui si paventa la prospettiva che a regime, le funzionalità sviluppate potranno consentire la gestione automatizzata dell’intero ciclo di vita del bando, dall’accoglimento e gestione delle domande di accesso alla gestione della fase di erogazione. Da qui l’invito di Confimi a porre le basi concrete di tale prospettiva collocando la previsione realizzativa nel testo del codice.
"Quello che serve - ha ribadito Zuech - è un cassetto unico che raccolga gli incentivi (dai contributi ai crediti d’imposta) chiesti e fruiti dalle imprese e che consenta alle stesse amministrazioni competenti (Ministeri, Regioni, CCIAA e/o enti delegati) di effettuare i controlli, di chiedere eventuale documentazione integrativa e di aggiornare automaticamente il Registro Nazionale degli Aiuti senza dovere ricorrere di volta in volta a moduli, dichiarazioni o soluzione sempre eterogenee e foriere di innumerevoli difficoltà". Esempio lampante sono le recenti esperienze legate al Temporary framework covid o i moduli MIMIT/GSE del credito 4.0.
Altra questione posta all’attenzione della commissione riguarda il nodo polizze catastrofali. Dal 1° ottobre l’obbligo riguarda le medie imprese e dal 31 dicembre sarà anche la volta di piccole e micro. "Ė già chiaro (art. 9 ed art. 20) che l’eventuale inadempienza si abbatterà sull’accesso (o revoca) di contributi da bandi e crediti d’imposta ma nessuna norma dice su chi, fra conduttore e proprietario, graverà detta sanzione in caso di inadempienza conseguente beni in locazione, leasing o noleggio non assicurati, per non parlare della questione beni demaniali" fa presente il responsabile fiscale di Confimi Industria. "Da qui l’invito al legislatore a fare chiarezza valutando, fra le ipotesi, quella di circoscrivere la sanzione anche fra singole e distinte categorie di beni (terreni e fabbricati, impianti e macchinari; attrezzature industriali e commerciali)".
Un ultimo auspicio, infine, è stato rivolto alla sempre agognata ricerca di semplificazioni. "Non v’è dubbio che sarebbe già un incentivo qualificante l’eliminazione di tutti quei meccanismi derogatori (lo split payment è solo uno dei tanti, ndr) al funzionamento ordinario degli già innumerevoli adempimenti che si abbattono sull’operatività quotidiana. Non è certamente un esempio di semplificazione attesa l’eliminazione (previsione del ddl semplificazioni) dell’obbligo di riportare in fattura i riferimenti normativi degli incentivi 4.0 e 5.0 se ciò avverrà per mezzo dell’introduzione dell’obbligo di riportare nella stessa un apposito codice individuato dall’Agenzia delle entrate".
Recenti articoli di cronaca apparsi sulla stampa hanno portato a conoscenza dell’opinione pubblica alcune situazioni legate a fenomeni di frode fiscale a carico di imprenditori, nell’ambito delle quali sarebbe stato ipotizzato anche il coinvolgimento di funzionari dell'Agenzia delle Entrate, per fatti di corruzione avvenuti nel corso delle verifiche fiscali.
«Si tratta, se ciò verrà appurato nel corso delle indagini, – afferma Filippo De Marchi, Presidente di Apindustria Vicenza - di fenomeni di evasione e corruzione sui quali è bene che la giustizia faccia il suo corso. Ci battiamo, infatti, da sempre, per una correttezza di comportamenti sia degli imprenditori, sia di chi su di loro deve vigilare e siamo convinti che evasione e corruzione facciano male alle casse dello Stato e, ancor più, al sistema della libera concorrenza». «Non è opportuno, però, – continua De Marchi - generalizzare la notizia nel modo in cui è accaduto in queste circostanze, come se, in generale, i rapporti tra consulenti e imprenditori, da una parte, e funzionari dell'Agenzia delle Entrate, dall’altra, fossero rapporti viziati, poiché anche quando la pretesa economica contenuta nei processi verbali di constatazione viene ridotta, nel corso del procedimento, ad importi di minor valore, ciò avviene normalmente nel rispetto della normativa tributaria».
In sostanza, il Presidente di Apindustria Vicenza, vuole far passare un messaggio costruttivo e di chiarezza sull’accaduto: il fatto che, alle volte, nell’ambito delle attività di verifica da parte dell'Amministrazione Finanziaria, si concluda con un differenziale ridotto rispetto a quanto inizialmente costatato nei verbali, o addirittura, con un azzeramento di quanto apparentemente dovuto, non è frutto di accordi illegali fra le parti, bensì della responsabile applicazione, da parte dei funzionari dell'Agenzia delle Entrate, degli istituti cosiddetti “deflattivi del contenzioso tributario”, o dell’istituto “dell'autotutela”. «Si tratta di norme appositamente introdotte nell'Ordinamento, per correggere eventuali distorsioni che possono presentarsi, e spesso si presentano, nel corso dei processi di verifica fiscale – sottolinea De Marchi. – Qualora nel processo verbale di constatazione, redatto al termine della verifica, vi siano elementi non fondati, infatti, il contribuente, oltre a far valere le proprie ragioni in contenzioso, può attivare gli istituti previsti dalla legge, con il pagamento di imposte e sanzioni ridotte. E c’è di più: se lo stesso processo verbale di constatazione si dovesse rivelare del tutto infondato, attraverso l’applicazione “dell'autotutela” il contribuente può richiedere, addirittura, l’archiviazione del procedimento».
«La nostra preoccupazione è ben fondata – conclude De Marchi: l’applicazione di tali istituti, infatti, costituisce una parte molto significativa dell’attività dell’Ufficio Fiscale della nostra Associazione, in quanto, spesso, proprio grazie al nostro ruolo, nonché alle relazioni e alle competenze dei nostri funzionari, riusciamo a far valere le ragioni dei nostri associati nell’assoluta legalità, ottenendo l’applicazione di dette misure e facendo evitare il contenzioso alle imprese. Una pratica, in poche parole, di cui possiamo annoverare numerose esperienze significative. Il rischio che sta emergendo, in questi giorni, è il timore che i funzionari dell’Agenzia dell’Entrate adottino, in futuro, comportamenti di irrigidimento, evitando di applicare i predetti istituti, per non dar adito a sospetti nei loro diretti confronti - visto che è a loro discrezione applicarli e una volta applicati sono a loro volta essi stessi oggetto di controlli da parte dell’Audit interno all’Agenzia -. Ciò costituirebbe un grave danno per l’intero sistema economico locale, cosa che noi, come Apindustria Vicenza, vorremmo evitare con ogni mezzo»
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L’indagine congiunturale di Apindustria Confimi Vicenza evidenzia una diminuzione di produzione, ordini e fatturato per i prossimi mesi.
Il presidente Mariano Rigotto: «Le industrie stanno affrontando una straordinaria coincidenza di circostanze sfavorevoli»
I segnali c’erano tutti, ma sono ora i numeri dell’indagine congiunturale di Apindustria Confimi Vicenza a certificarlo: dopo due anni di crescita costante, il 2023 si è chiuso con un rallentamento della crescita delle imprese manifatturiere vicentine ed il nuovo anno si apre all’insegna del pessimismo.
Relativamente al II semestre del 2023, il 20,2% delle imprese intervistate ha dichiarato una diminuzione del fatturato rispetto al semestre precedente tra il 3 e il 10%, e un 17,5% addirittura una diminuzione anche più significativa: sommando i due valori, si tratta della maggioranza relativa del campione, considerando che un ulteriore 33,7% dichiara un andamento stabile, anche se va detto che vi è comunque un 28,2% che ha chiuso l’anno con una ulteriore accelerazione rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno.
È prevalsa la stabilità invece per quanto riguarda la produzione (44,5%), con un terzo delle aziende che dichiara un calo rispetto alla prima parte dell’anno; meno numerose le imprese che hanno chiuso con un incremento (14,8%) o un forte incremento (5,4%). Sostanzialmente stabile invece l’indicatore occupazionale, che “eredita” oltretutto un trend sensibilmente positivo dai semestri precedenti.
Anche gli ordinativi sono rallentati nella seconda parte dello scorso anno, con le pmi manifatturiere a segnalare in particolare un ritracciamento degli ordinativi dall’estero per oltre il 60% delle imprese esportatrici, con un forte impatto derivante dall’andamento dell’economia tedesca, Paese che rappresenta uno dei principali mercati di sbocco per molti comparti produttivi vicentini.
Con questo andamento degli ordini non c’è da stupirsi che le previsioni per i primi mesi del 2024 siano all’insegna di una grandissima prudenza, che rasenta il pessimismo. Più in dettaglio, se il 57% delle PMI prevede un andamento stabile della produzione, il 26% attende un calo, mentre il 17% prevede comunque una crescita rispetto al semestre precedente. Lo stesso andamento si evidenzia anche per il fatturato: lo prevede sostanzialmente invariato il 47,2% del campione, in calo il 31% e in aumento solo il 21,5%.
In questo contesto, appesantito anche da un costo del denaro che non si vedeva da anni, non stupisce che le imprese abbiano dichiarato una maggiore cautela negli investimenti, che infatti si prospettano stabili: se un’azienda su due ritiene comunque che manterrà costanti i propri investimenti produttivi, il 41% prevede di ridurli rispetto al recente passato e solo il 19% pensa che li incrementerà ulteriormente.
In tutto questo rimane invece molto robusto l’indicatore occupazionale, ma 1 impresa su 5 (il 21,6%) prevede che dovrà ricorrere agli ammortizzatori sociali, dato in netta crescita rispetto all’ultimo semestre dello scorso anno quando si erano riaffacciate delle richieste di prestazione difensiva prudenziali.
«Le nuvole che lo scorso anno vedevamo in lontananza ormai hanno coperto il cielo e oggi la situazione desta preoccupazione - commenta Mariano Rigotto, presidente dell’Associazione di Categoria che rappresenta le PMI beriche -. Si stanno sommando più problemi: innanzitutto c’è la situazione geopolitica che si sta complicando sempre di più, e non ultimo preoccupano gli effetti del blocco del Mar Rosso, con rincari già evidenti, tra il 20 e il 40%, per i container sia in ingresso che in uscita. E come se non bastasse c’è il costo del denaro che è a livelli cui non eravamo più abituati. Sicuramente ci attende una prima parte dell’anno complessa, ma ritengo che già nel secondo semestre qualche nube si diraderà. Le aziende hanno in larga misura abbassato le scorte a magazzino dopo l’accaparramento resosi necessario nei mesi scorsi, ma ad un certo punto sarà fisiologico richiedere nuove forniture. Credo anche che sia ormai vicino il momento in cui assisteremo ad una riduzione dei tassi da parte di BCE; la prudenza della nostra banca centrale è proverbiale, ma l’obiettivo di raffreddare l’inflazione è stato raggiunto e ora serve ridare linfa al sistema produttivo».
In occasione dell’indagine congiunturale, Apindustria Confimi Vicenza ha condotto anche un approfondimento su come le PMI beriche stanno affrontando la digitalizzazione. Dalle risposte raccolte emerge un quadro in chiaroscuro: infatti solo un terzo delle imprese dichiara che il proprio consiglio di amministrazione dispone di conoscenza buone o ottime sul tema, mentre per il 50% sono appena sufficienti.
«Sicuramente c’è ancora molta strada da fare – commenta a questo riguardo il Presidente Rigotto -, soprattutto in termini di cultura d’impresa. Abbiamo voluto realizzare questo approfondimento partendo dall’assunto che solo una parte delle imprese vicentine dispone di un CTO (Chief Technology Officer) o di una figura con responsabilità analoghe. Le tante innovazioni che hanno investito le nostre aziende in questi ultimi tempi – non ultima l’Intelligenza Artificiale generativa, che impatterà sulle nostre imprese più di quanto pensiamo – necessitano di essere comprese e governate. Per questo motivo come Associazione siamo impegnati, nell’ambito del nostro programma di formazione e aggiornamento rivolto agli imprenditori, anche in focus specifici sulle tecnologie e le sfaccettature legate alla transizione digitale».
Vicenza, 1 febbraio 2024