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News ed Eventi

INCONTRO SU L'INVIO TELEMATICO DEI MODELLI INTRA

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Comunicato stampa, 16 aprile 2010

Martedì 20 aprile 2010, ore 9.00, Sala Convegni di Apindustria Vicenza

(Galleria Crispi, 45).

invio telematico dei modelli intra E I DETTAGLI DEL programma intr@web

IN UN convegno DEDICATO ALLE IMPRESE

Ad illustrare i più diversi aspetti saranno dei funzionari dell’Agenzia delle Dogane

di Roma

Da maggio 2010 i modelli Intrastat potranno essere spediti solo per via telematica. In un convegno dedicato al tema, l’Area Estero di Apindustria Vicenza farà il punto, con quanti sono interessati, per illustrare le procedure necessarie per l’abilitazione all’invio elettronico e per la preparazione dei file da trasmettere telematicamente.

L’appuntamento è previsto per martedì 20 aprile 2010, alle ore 9.00 presso la Sala Convegni di Apindustria Vicenza (Galleria Crispi, 45).

Durante il convegno verranno sviluppati anche gli aspetti legati all’installazione e all’uso del programma Intr@web realizzato e messo a gratuitamente a disposizione delle imprese da parte dell’Agenzia delle Dogane. Si tratta di un software finalizzato alla compilazione e all’invio telematico dei modelli Intrastat. I relatori, Rosa Trinchese e Francesca Graziano, della Direzione Centrale - Tecnologie per l’innovazione – dell’Agenzia delle Dogane di Roma, delucideranno dettagliatamente l’uso di questo programma nonche la funzione semplificata di Intr@web On Line destinata a quelle imprese che generalmente non hanno molte operazioni da trasmettere.

Il convegno è aperto al pubblico, fino ad esaurimento dei posti disponibili. Per informazioni e adesioni telefonare allo 0444.232259.

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INCONTRO SULLA TASTIERA CONTINUA LA STAGIONE CONCERTISTICA

Comunicato stampa,
10 novembre 2009

 

Mercoledì 18 novembre – Auditorium Canneti di Vicenza – ore 21,00

VIOLINO ED ORGANO TRA CLASSICISMO E MODERNISMO

Incontro sulla Tastiera continua la Stagione con un concerto che vede il Duo Guglielmo-Zanovello impegnati in un programma di grande respiro, da Handel, Tartini e Schumann, a Valtinoni, Bret e Coronaro.

Continua con una serata dedicata alla musica per violino ed organo la Stagione di Incontro sulla Tastiera. Protagonisti Giovanni Guglielmo, già violino solista dell’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia e dell’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia di Roma, ed Enrico Zanovello, docente al Conservatorio di Vicenza, nonché direttore dal 1990 del complesso d’archi "Archicembalo Ensemble".

Originale e ricercata la scelta degli artisti di accostare, in una vasta e ricca panoramica storico-musicale, composizioni per violino e organo provenienti dalla tradizione classica, romantica, moderna e contemporanea. Si comincia con Handel – di cui quest’anno ricorre il duecentocinquantesimo della morte – con la Sonata n.13 op.1 in re magg., per continuare con la Sonata in la min. per violino solo di Tartini, geniale ed eclettico musicista del ‘700, cui si deve, tra l’altro, l’invenzione di un nuovo modo di suonare il violino, grazie al fenomeno del terzo suono - i “toni di Tartini” per l’appunto – ovvero della risonanza della terza nota dell'accordo, quando si fanno sentire le due note superiori. Il programma continua con la Sonata in mi minore K 304 di Mozart, parte di un ciclo di sei sonate dedicate alla principessa Maria Elisabetta, e l'unica scritta in tonalità minore, una composizione definita come "evocatrice di un mondo di delicata sensibilità, con le sue linee scarne e le sue maniere esitanti”, espressione eloquente del rassegnato pessimismo al quale i abbandona l'artista salisburghese, deluso dall'esito del viaggio parigino da poco compiuto. Passando, poi, per lo Schizzo per organo solo di Schumann, dove le strutture classiche, ritenute troppo restrittive, vengono sostituite da nuove e suggestive vie, si passa all’Adagio di Bossi - talentuoso organista italiano dell’800 che si distinse per il suo coraggioso tentativo di proporre anche musica strumentale in un contesto ormai dominato dal melodramma -, e alle Variazioni di Rheinberg – prodigioso talento del Lichtestein, indubbiamente il più valido apporto alla musica per organo dai tempi di Mendelssohn, grazie ad un felice amalgama di moderno spirito romantico, di contrappunto magistrale e di stile organistico nobilitato – , per terminare con la Toccata di Coronaro, la Celia per violino ed organo del contemporaneo Valtinoni e “La Valse des Anges” di Julien Bret, autore contemporaneo francese, nonché titolare del grande organo Caville-Coll della Basilica di Bonsecours, che è particolarmente legato alla tradizione dei divertimenti per organo, come si può ben percepire nel brano in programma, magnifica rivisitazione della forma del valzer, in una movimentata altalenanza tra nostalgico e inebriante.

Il concerto, che inizia alle ore 21,00, gode del contributo della Italsabi di Sandrigo ed è intitolato alla memoria di Giuseppe Bidese, fondatore della stessa Italsabi.

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INCONTRO TECNICO “BUSINESS ALL’ESTERO PIÙ SICURO CON GLI STRUMENTI PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE A MISURA DI PMI”

Vicenza, 15 gennaio 2013

COMUNICATO STAMPA


“SE ESTERO DEVE ESSERE, CHE SIA SICURO”

INCONTRO TECNICO “BUSINESS ALL’ESTERO PIÙ SICURO CON GLI STRUMENTI PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE A MISURA DI PMI”

giovedì 17 gennaio ore 14.45 – Sala Convegni Apindustria -

 

Con la difficile congiuntura economica in atto e la stagnazione del mercato interno anche le piccole e medie imprese devono guardare sempre più all’estero come unica modalità per lo sviluppo del proprio business.


Ma, come sottolinea Mariano Rigotto, Vice Presidente di Apindustria Vicenza con delega all’Internazionalizzazione, “le PMI sono condizionate sui mercati internazionali, ed in particolare su quelli più lontani e complessi, dalla loro dimensione ridotta: perché faticano a informarsi, perché devono confrontarsi con un’agguerrita concorrenza globale, perché soffrono maggiormente le restrizioni sul credito; e tuttavia, il mercato richiede alle PMI di crescere all’estero per essere competitive”.

 

Partendo da queste considerazioni Apindustria Vicenza, in collaborazione con Finest, Sace e Banca Popolare di Vicenza, organizza l’incontro tecnico Business all’estero più sicuro con gli strumenti per l’internazionalizzazione a misura di PMI” - che avrà luogo giovedì 17 gennaio p.v., a partire dalle ore 14.45, presso la sede dell’Associazione in Galleria Crispi 45 a Vicenza - con lo scopo di aiutare le aziende a capire come poter gestire le opportunità insieme ai rischi di mercato, noti e meno noti, e di clientela”.


Durante l’incontro saranno infatti illustrati gli strumenti finanziari e assicurativi che le PMI possono utilizzare come alleati strategici nel loro percorso di internazionalizzazione e che consentono di muoversi con maggior sicurezza in mercati eterogenei, caratterizzati da elevata volatilità, migliorando la propria competitività e la propria capitalizzazione.

In particolare, Finest S.p.A., finanziaria del Nord Est, è in grado di assistere le PMI nel loro progetto di internazionalizzazione attraverso strumenti ad hoc, pensati per sostenerne l’impegno finanziario e per affiancare il management nella complessa sfida sul mercato estero: attraverso lo strumento partecipativo Finest entra nel capitale sociale dell’azienda estera diventandone partner a tutti gli effetti e sposandone così il progetto imprenditoriale, quale socio Finest mette a disposizione della PMI il suo elevato know-how nel Paese di intervento, il suo patrimonio di relazioni istituzionali ed eventualmente la possibilità di accompagnare l’intervento partecipativo con un ulteriore finanziamento a sostegno del progetto. Sul fronte assicurativo-finanziario con il programma “PMI-no stop” di Sace le imprese possono concedere dilazioni di pagamento concorrenziali tutelandosi dai rischi di mancato incasso, possono reperire più facilmente finanziamenti e possono assicurare il loro business anche dai rischi connessi all’instabilità politica; un’esigenza, questa, evidenziatasi con la Primavera araba ma da considerare anche per altri importanti paesi di interscambio con il Veneto, quali i paesi dell’Est e ex CSI. Infine, la complementarietà e l’integrazione di detti strumenti con l’attività di assistenza e consulenza a sostegno dell’internazionalizzazione saranno l’oggetto dell’intervento della Banca Popolare di Vicenza, che ha sempre dedicato grande attenzione all’attività bancaria all’estero mettendo a disposizione della clientela l’esperienza consolidata della propria struttura estero e sviluppando una presenza significativa nelle regioni con più alto tasso di sviluppo.


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contatto:

Apindustria Vicenza

tel. 0444.232230 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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INCONTRO TECNICO SU MODELLI INTRASTAT E OPERAZIONI BLACK LIST

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Mercoledì 14 luglio 2010, ore 14.30-18.00, presso APINDUSTRIA VICENZA

e IN VIDEOCONFERENZA c/o le sedi di Bassano del Grappa e di Schio

MODELLI INTRASTAT E OPERAZIONI BLACK LIST

Apindustria Vicenza organizza un incontro tecnico di approfondimento

Continua l’impegno dell’Associazione sul fronte Intra: viste le numerose novità relative alla presentazione e alla compilazione dei modelli in vigore da quest’anno e le difficoltà che continuano ad incontrare le imprese nell’attuale intricato panorama di cambiamento e di incertezza legislativa, Apindustria Vicenza organizza incontro tecnico - il terzo finora - che ha l’obiettivo di fare chiarezza su tutto quanto riguarda le nuove regole introdotte dalla riforma IVA comunitaria.

Un serio lavoro di confronto e informazione proposto agli associati nell’ottica di un percorso di formazione che possa portare le imprese ad una maggior sicurezza ed autonomia nella gestione di operazioni già complicate di per sé e rese ancor più nebulose dalla pesantezza della burocrazia.

Nel corso del convegno verrà trattato, inoltre, il tema della nuova comunicazione, in vigore dal 1° luglio 2010, delle operazioni con Paesi “black list”, con l’approfondimento di più punti, tra cui la struttura della comunicazione, la tempistica di presentazione, i soggetti obbligati, l’elenco dei Paesi e dei territori black list, la situazione attuale delle operazioni con S. Marino, gli aspetti sanzionatori e i relativi rimedi.

L’incontro, che vede il coinvolgimento dell’Area Estero e dell’Area Fiscale dell’Associazione, è gratuito per le aziende associate ed i soci sostenitori.

Per informazioni e adesioni, telefonare allo 0444-232210.

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Ufficio Stampa

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INCONTRO: Apindustria Vicenza presenta le opportunità commerciali e di investimento in Cile

Comunicato stampa
5 giugno
2007

IL CILE APRE ALLE IMPRESE VICENTINE L’ACCESSO

AD UN MERCATO DI 1,1 MILIARDI DI CONSUMATORI

 Apindustria Vicenza presenta le opportunità commerciali e di investimento in Cile, paese strategico grazie ai suoi accordi di libero scambio con l’UE, il Nord e Sud America, la Cina e molti altri mercati emergenti 
Una lingua di terra abitata da poco più di 15 milioni di persone e situata praticamente dall’altra parte del mondo: in apparenza niente di più lontano dalla realtà vicentina. Eppure proprio il Cile costituisce un interlocutore di grande interesse per le PMI provinciali, come è stato spiegato in occasione del seminario svoltosi oggi (martedì 5 giugno) presso la sala convegni di Apindustria Vicenza, alla presenza di Eliana Merlet, direttrice dell’ufficio commerciale ProChile dell’ambasciata cilena in Italia, Carlos Eduardo Mena, vicepresidente esecutivo del comitato investimenti esteri del governo cileno, Hugo Baierlein, consulente governativo, e Aldo Rozzi Marin, console onorario del Cile.
L’iniziativa costituisce un’ulteriore tappa nell’ambito di un progetto di più ampio respiro di Apindustria Vicenza per il mercato cileno e avviene a pochi mesi di distanza dalla costituzione - all’inizio del 2007 - di Socitec SA, società a capitale italo-cileno nata da un accordo tra Apindustria Vicenza, l’Associazione Artigiani di Vicenza e l’Associazione Imprenditori Veneti in Cile. 
Il paese sud americano è diventato infatti un partner di notevole interesse per le imprese italiane in seguito all’accordo di associazione con l’Unione Europea in vigore dal 1 febbraio 2003, finalizzato alla liberalizzazione dell’accesso ai mercati di beni e servizi e alla definizione di meccanismi che facilitino gli scambi commerciali e consolidino un contesto fiducioso per gli investimenti.
Questa intesa, già di per sé molto interessante, diventa strategica in considerazione degli accordi commerciali di libero scambio che il Cile ha sottoscritto anche con l’area del Nafta (Stati Uniti, Canada e Messico), Cina, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Giappone e altri mercati emergenti. In questo modo il Cile si presenta agli imprenditori stranieri come una piattaforma di investimenti e di servizi da cui raggiungere le principali aree economiche e commerciali internazionali, costituendo per le imprese vicentine la porta di accesso ad un mercato di 1,1 miliardi di consumatori. Nel 2006 i principali esportatori europei verso il Cile sono stati Germania, Spagna e Francia.
L’Italia si è posizionata al quarto posto con l’1,6% (pari ad un export del valore di 191,1 milioni di dollari USA). Il
totale delle importazioni cilene dal mondo è stato di 38.409,1 milioni di dollari USA. La prima provincia veneta per le esportazioni in Cile è proprio Vicenza, quasi a rivendicare uno storico legame tra la città del Palladio e il paese sudamericano: il primo italiano che mise piede in Cile infatti fu proprio il vicentino Antonio Pigafetta, al seguito di Magellano nel viaggio di circumnavigazione del globo terrestre (20 settembre 1519- 6 settembre 1522). 
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Indagine congiunturale - Risultati

Vicenza, 28 marzo 2006

COMUNICATO STAMPA

APINDUSTRIA VICENZA

DIAMO FIDUCIA AL 2006

Piccola crescita, nel 2005, di ordinativi e fatturato, in modesta flessione produzione e occupazione. Segnali di fiducia e positività per il 2006. Le “piccole”, più pronte a cogliere le opportunità di business.

Sergio Dalla Verde, presidente di Apindustria Vicenza, fa il punto sulla congiuntura e sulle aspettative per il primo semestre 2006.          

 

“Archiviamo un 2005 indubbiamente difficile, ma registriamo, in questi  primi mesi dell’anno, segnali di fiducia e di reazione da parte delle nostre aziende”.  

Sintetizza così il quadro congiunturale emerso dalla consueta indagine condotta su un campione di 216 aziende di Apindustria Vicenza, Sergio Dalla Verde, alla guida dell’Associazione di categoria vicentina che rappresenta oltre 1500 piccole medie industrie.

“Dopo un primo semestre all’insegna dell’incertezza, le aziende hanno chiuso la seconda metà del 2005 registrando piccoli aumenti di ordinativi e fatturato (rispettivamente +0,9% e +1.5%) ma anche un calo, seppur modesto, di produzione ed occupazione (- 0.6% e -1,5%). In sintesi, una leggera flessione, con complessivi segnali di tenuta. Gli imprenditori guardano al 2006 con più positività: cala la quota di aziende che prevedono stallo (dal 50% al 40%), aumentano gli “ottimisti” (dal 25% al 30% del campione), si mantiene costante la percentuale di chi invece teme una riduzione del proprio business (20%)”. 

“I settori che si confermano in crescita sono il metalmeccanico, l’elettromeccanica-elettronica ed il legno-mobilio, che registrano variazioni positive per gli ordinativi, la produzione ed il fatturato Per l’elettromeccanica-elettronica e per il legno-mobilio, in particolare, le tendenze positive sono anche in significativo aumento rispetto al semestre  precedente. Ancora bene l’edile-lapideo-impiantistica, in leggera ripresa l’alimentare e i servizi-trasporti-logistica. I settori, invece, che denotano ancora situazioni di difficoltà sono il tessile-abbigliamento (con diminuzioni di ordinativi, produzione, fatturato ed occupazioni inferiori al -10%), la chimica e la plastica-gomma, la carta-grafica-editoria e l’orafo, che, però, presenta andamenti leggermente meno peggiori del passato, per quanto riguarda gli ordinativi e l’occupazione. Forse questo comparto ha raggiunto il “punto di minima” da cui può solo ripartire”.

“In sintesi – sottolinea Dalla Verde – il dato per noi significativo sta nel leggero aumento del numero di aziende che vanno bene e che confermano, anche per il 2006, questo trend di crescita. Il nostro impegno associativo si deve concentrare nel sostenere quel 40% di aziende che indicano stabilità e  che devono tornare a svilupparsi, mentre le aziende in difficoltà dovranno essere “prese per mano” e supportate nel trovare nuove strategie di riorganizzazione e rilancio”.

“Le aziende leader rappresentano delle “buone pratiche” che vanno analizzate, studiate e poi offerte come esempio alle altre imprese: l’Associazione sta svolgendo questa funzione di luogo di confronto fra diverse esperienze

aziendali, dove misuriamo, in modo tangibile, la grande passione e l’entusiasmo dei nostri imprenditori”.

“Altro dato per noi interessante è la dinamicità espressa, in particolare, dalle aziende fino ai 20 dipendenti: qui, infatti, ci sembra di poter vedere in azione la grande ed innata capacità delle “piccole” (soprattutto quelle che si sono ristrutturate internamente, hanno innovato e sono riuscite ad agganciare la positiva congiuntura internazionale), di saper reagire e cogliere, in modo rapido e flessibile,  tutte le opportunità”.

“Questo segnale assume, secondo noi, un significato più vasto, a fronte di chi continua a mancare di rispetto agli imprenditori “nani”, ritenendoli inutili ed inadeguati ai tempi. In realtà, siamo convinti che oggi nel mercato non sia più vero che  “pesce grande mangia pesce piccolo”, bensì che “pesce veloce mangia pesce lento”.

“Sul fronte occupazionale il dato segna un meno: è certamente l’ulteriore indice del cambiamento in atto, che denota come anche il nostro sistema, che per anni ha assorbito la manodopera espulsa dalla grande azienda, sta comunque risentendo, sul lungo periodo, delle ristrutturazioni in corso”.

In contro tendenza il dato sugli investimenti e il ricorso al credito: nonostante le difficoltà del momento, o forse proprio a causa di ciò, si è registrata una discreta attività da parte delle aziende su questo fronte. A consuntivo, infatti, il 65% del campione ha dichiarato di aver investito, un livello in rialzo rispetto a quello registrato nel corso del primo semestre 2005 (dove aveva raggiunto quota 56%). Anche in previsione si può osservare un certo ottimismo: la quota di imprese che dichiarano di prevedere aumenti negli investimenti infatti passa dal 21%, all’attuale 35%. In corrispondenza, si registra anche un sensibile aumento nella ricorso al credito bancario, soprattutto a breve termine, ma anche a medio/lungo termine.

Infine, l’analisi sulla profittabilità dei settori di appartenenza delle imprese, effettuata sulle risposte fornite riguardo alle variazioni dei prezzi di vendita dei prodotti, dei costi di produzione e l’utile lordo, registra un ulteriore peggioramento nella contrazione dei margini delle aziende, dovuto soprattutto alla difficoltà di adeguare i prezzi di listino. I costi di produzione sono in aumento nel 57% delle imprese (nella precedente rilevazione invece questa condizione era segnala dal 45% dei casi), mentre i prezzi si adeguano soltanto nel 23% delle aziende (contro il 21% della precedente rilevazione).

FLESSIBILITA’ E LEGGE BIAGI

“Legge Biagi? Chi la conosce, non ne farebbe più a meno. Peccato che a conoscerla e ad utilizzarla, oggi,  siano ancora pochi imprenditori”.

Questo il commento al risultato del sondaggio monotematico sul mondo del lavoro, la flessibilità e la Legge Biagi condotto su un campione di 216 PMI associate, in concomitanza con la periodica  indagine congiunturale.

“Dai numeri - spiega Filippo De Marchi, vicepresidente dell’Associazione con delega alle relazioni industriali  - è emerso che se è acclarato che la legge è ancora poco conosciuta, poco utilizzata e, di conseguenza, la sua eventuale

modifica/eliminazione viene vista come ininfluente, chi invece la conosce - il 20.2% del campione -  e ha avuto modo di ricorrervi ritiene che la sua

riduzione/cancellazione potrà comportare effetti occupazionali negativi, che ricadrebbero su un numero anche molto rilevante di lavoratori”.

“Bisogna ricordare bene – sottolinea De Marchi – che la Legge Biagi ha il grande merito di aver cambiato radicalmente la prospettiva da cui guardare al rapporto di lavoro. Si tende, infatti, a dimenticare lo scenario precedente al 2001: un mercato del lavoro rigido e ingessato, completamente scollegato nei tempi e nei modi dalla realtà del mondo produttivo”.  

“Questa riforma è, sicuramente, perfettibile; tuttavia conta il cambio radicale di impostazione che ha portato con sé. Va quindi salvaguardata, eventualmente modificata, ma senza pericolosi salti all’indietro, che la nostra economia non  può  assolutamente permettersi”. 

“La vera sfida - prosegue De Marchi – consiste, piuttosto, nell’aiutare concretamente i lavoratori e le lavoratrici, anzitutto quelli che perdono il posto, ma anche tutti gli altri, ad aggiornare ed incrementare il loro bagaglio professionale. Questo è quanto rileviamo dalla domanda sull’accezione di flessibilità, che ha messo in luce la principale richiesta degli imprenditori ai propri collaboratori: massima versatilità nell’adattarsi alle diverse esigenze operative, capacità di svolgere con precisione un ruolo, ma anche di sostituire per qualche tempo il collega assente, che normalmente fa tutt’altre cose. Tale risposta fotografa, mi sembra, la grande differenza tra la grande azienda, tendenzialmente ancora fordista e fortemente gerarchicizzata, rispetto alle piccole e medie, dove è importante saper mettere la mani su tutto, o quasi, il ciclo produttivo, dove tutti devono sentirsi responsabili del risultato finale, ciascuno anzitutto, ma non solo, per la propria parte. Efficienza operativa, quindi, al primo posto e con largo distacco su altre esigenze, a cominciare da quella di riduzione dei costi: piuttosto, si ribadisce la necessità di poter inserire nell’organico, all’occorrenza, figure temporanee”.

“Infine, abbiamo rivolto una domanda molto mirata sulla disponibilità da parte delle aziende ad assumere personale femminile dalle liste di mobilità. Abbiamo registrato un atteggiamento di apertura ed interesse da parte del 27,2% degli intervistati, dato che, calato nella congiuntura, rappresenta un risultato da non sottovalutare e un potenziale da mettere a frutto”.

“Su questo fronte - conclude De Marchi - andremo a fondo concretamente, agevolando l’incontro fra domanda e offerta di lavoro e fornendo tutto il supporto formativo necessario per un positivo reinserimento nel mondo del lavoro di persone con bagagli professionali diversi”.

 

 

 

 

 

 

 

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INDAGINE CONGIUNTURALE CONFIMI - AGNELLI: LA RIPRESA È TUTTO MERITO DELLE PMI E DEGLI IMPRENDITORI”

INDAGINE CONGIUNTURALE CONFIMI - AGNELLI : “DOLLARO DEBOLE E INCENTIVI IMPRESA 4.0, MA LA RIPRESA È TUTTO MERITO DELLE PMI E DEGLI IMPRENDITORI”
Roma, 4 ottobre 2017 - “La ripresa c’è, ora è necessario renderla strutturale”. Esordisce così Paolo Agnelli Presidente di Confimi Industria commentando i dati emersi dall’indagine congiunturale che ha coinvolto gli imprenditori della Confederazione di cui è alla guida.
Il centro studi di Confimi Industria infatti analizzando i dati emersi dall'indagine congiunturale che ha coinvolto a settembre i suoi associati, conferma l’entusiasmo espresso in questi giorni dall’Istat. “Le imprese tornano a registrare nuove commesse – sottolinea Agnelli - e un imprenditore su tre conferma la crescita di produzione e fatturato, e di questo si può essere contenti”.
La proiezione per l’anno lascia intendere un discreto ottimismo, anche sul versante assunzioni. Se l’Istat infatti ha comunicato che la disoccupazione sia scesa all'11,2%, numeri incoraggianti arrivano anche degli imprenditori: il ricorso agli ammortizzatori sociali sembra quasi azzerato sia in consuntivo sia in previsionale, resta infatti solo per il 5,3%. Nonostante poi continui ad essere riscontrata la mancanza di personale qualificato, sempre più aziende organizzano corsi di formazione per il personale in forza.
“Questa ripresa è tutto merito degli oltre 4 milioni di imprese italiane che hanno stretto i denti e dato un ulteriore colpo di reni” spiega Agnelli. “Un segno più che non dipende infatti da operazioni politiche o da nuove misure introdotte – continua il presidente di Confimi Industria – basti pensare che il 95% degli imprenditori torna a chiedere i soliti tre interventi strutturali: riduzione costo del lavoro, riduzione costo dell’energia, semplificazioni fiscali e amministrative”.
Per non parlare della preoccupazione sulla morsa del credit crunch come sottolinea Agnelli “Il sistema bancario, in adeguamento alle normative dettate dalla Bce e dai criteri di Basilea, non concede finanziamenti alle aziende che vogliono ripartire e innovarsi, anche nell’ottica di impresa 4.0” e continua “un comportamento che ricorda molto il chiudere le stalle dopo che i buoi sono scappati, dove sicuramente i buoi non sono le pmi ma le grandi imprese sponsorizzate”.
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INDAGINE CONGIUNTURALE Iº TRIMESTRE 2009 DI APINDUSTRIA VICENZA

26 maggio 2009

 

INDAGINE CONGIUNTURALE Iº TRIMESTRE 2009 DI APINDUSTRIA VICENZA

Presentati oggi i dati dei principali indicatori economici. Permane una situazione di sostanziale stagnazione per il primo trimestre dell'anno. Tiene l'occupazione.

 

Apindustria Vicenza, l'Associazione che rappresenta le PMI della Provincia di Vicenza, ha raccolto i dati emersi dalla consueta indagine congiunturale trimestrale riferita ai mesi di gennaio - marzo 2009.

Il campione, emblematico per distribuzione geografica delle imprese, per tipologia merceologica e dimensionamento, ha riguardato 250 aziende rispondenti sia a consuntivo del trimestre, sia per il previsionale, sui classici indicatori economici: ordinativi, fatturato, occupazione ed investimenti/credito.

 

Ordinativi

I primi dati che emergono dalla rilevazione attestano l'assoluta predominanza delle contrazioni, seguita da un'altra importante evidenza data dalla stabilità degli indicatori pervenendo così alla marginalità delle aziende che segnalano incrementi. Così per esempio sugli ordinativi: complessivamente in contrazione per il 66% degli intervistati, segnale stazionario per il 18% ed un residuale incremento pari al 7% delle aziende rispondenti. Contrazione predominante anche per gli ordinativi UE per il 41% delle aziende, stabile per il 47% e in incremento per il 5%. Gli ordinativi extra UE: aziende per il 37% in contrazione, per il 51% stabile ed incremento per il 5% delle imprese intervistate.

 

Fatturato

Sul fronte del fatturato: il 56% delle aziende lamenta diminuzione, il 31% sostanziale stabilità e solo un 5% un aumento. Ulteriore distinzione sull'indicatore va operata considerando l'esportazione, infatti, il fatturato UE registra un calo per il 38% delle aziende, una stabilità pari al 49% ed un incremento del 5%. Per quanto concerne il fatturato extra UE: la contrazione è registrata per il 34% delle imprese, dal 52% segnali stazionari ed un residuo 6% in aumento.

 

Occupazione

L'unica nota positiva è sul fronte occupazionale, dove appare evidente lo sforzo delle aziende per il mantenimento dei livelli occupazionali. Evidentemente l'utilizzo degli ammortizzatori sociali ha consentito, per il momento di "tamponare" l'uscita delle maestranze dalle aziende. Infatti, per il 51% degli intervistati i livelli occupazionali sono stabili, per il 29% delle aziende c'è stata contrazione a fronte del 2% in cui vi è stato incremento di manodopera.

Credito ed Investimenti

Le aziende che dichiarano una diminuzione del ricorso al credito si attestano sul 31%, mentre per il 61% attestano una stabilità, con infine il dato maggiormente preoccupante delle aziende che hanno incrementato il ricorso alle banche pari allo 0%. La rilevazione mette in luce l'evidente difficoltà delle imprese ad operare sul fronte degli investimenti, cosicché risulta che per il 61% degli intervistati non sono stati effettuati investimenti resi invece possibili per il 32% delle imprese rispondenti.

 

Variazione dell'Utile (margini)

L'assoluta maggioranza delle aziende per il 56% dichiara la diminuzione dell'indicatore, il 34% si attesta sulla stabilità e solo il 3% dichiara segno positivo.

 

Sotto l'aspetto previsionale, la situazione non si presenta certamente migliore, in quanto, anche in questo caso, le aziende che dichiarano tendenze in aumento solo in assoluta minoranza.

 

Ordinativi

Il 40% delle aziende rispondenti si attesta sul segno della stabilità, il 39% delle aziende si aspettano un calo degli ordinativi complessivi e solo il 14% delle imprese attenderanno un aumento degli ordini. Ancora più emblematica la situazione riferita al panorama internazionale, per cui per quanto riguarda l'incertezza degli ordinativi UE: il 27% delle aziende si attende una contrazione, il 57% un livello stazionario ed un incremento degli ordini dall'Europa limitato al 9% dei casi. Sempre sul versante internazionale, gli ordinativi extra UE sono attesi in diminuzione per il 23% delle aziende, stabili per il 60% ed in aumento solo per il 10% delle aziende.

 

Fatturato

Atteggiamento prudenziale anche sulle aspettative relative al fatturato complessivo da parte delle aziende, infatti, lo stesso valore del 39% accomuna le ditte che esprimono stabilità e diminuzione, mentre un 14% attende fatturato in aumento. Per quanto riguarda il fatturato UE un significativo 55% confida nella stabilità, mentre il 9% delle aziende si aspetta evoluzioni positive. Anche sul fronte del fatturato extra UE sono pari al 61% le aziende che si aspettano stabilità, assommando al 23% le imprese che prospettano diminuzione e un 9% le ditte che attendono incremento.

 

Occupazione

A conferma degli sforzi per salvaguardare i posti di lavoro, il 64% delle aziende rispondenti stimano l'indicatore in termini stazionari, si riducono al 26% le aziende che prospettano ulteriori diminuzioni di personale, mentre l'aumento di occupazione è previsto dal 2% di aziende.

 

Investimenti

Merita una particolare evidenza la quasi totale assenza di propensione ad effettuare investimenti da parte del 90% degli intervistati con soltanto un residuale 2% più propenso ad investire.

 

«Considerando il fatto - commenta il Presidente Filippo De Marchi - di non sapere quando cambierà il quadro economico di riferimento e quale sarà la direzione che prederanno gli eventi conseguenti, ad oggi, il pericolo più evidente è rappresentato dal rischio di impoverimento del sistema produttivo, sia in termini di esperienza e professionalità nelle aziende costrette a chiudere o a ridimensionare il proprio organico, sia in termini di potenziale effettivo di risposta ai mercati nel momento in cui dovesse arrivare la tanta auspicata ripresa».

 

«Le aziende, infatti - precisa il Presidente - stanno esaurendo le scorte, subiscono un appesantimento finanziario in seguito all'allungamento dei tempi d'incasso e alla stretta creditizia in atto, per cui, paradossalmente, ci si potrà trovare nella condizione di non riuscire, per mancanza di materiali e di liquidità sufficienti, ad evadere gli ordini che prima o poi inizieranno ad arrivare».

 

«E' più che mai evidente - afferma il Presidente De Marchi - che la situazione è critica e richiede risposte immediate ed efficaci, tuttavia, mi chiedo se i politici abbiano sufficientemente chiara la situazione in cui vivono le aziende. E' iniziata in questi giorni la campagna elettorale, una "kermesse" mai veramente dismessa nella quale i candidati o gli esponenti di quella o dell'altra parte politica chiedono di fare la loro comparsa e cercare di convincere gli imprenditori a farsi votare. Ma, su quali programmi e su quali contenuti? Il rilancio dell'economia? La competitività territoriale? La tutela del "Made in Italy" e l'adeguata rappresentanza del nostro Paese in Europa?».

«Abbiamo salvato l'Alitalia, abbiamo sostenuto la Fiat, ma che fine hanno fatto gli aiuti promessi dal Governo per il sistema della piccola e media impresa? E' mai possibile pensare ad una soluzione diversa, per noi che siamo definiti "l'ossatura dell'economia italiana" dal solito doversi arrangiare, indebitandoci con gli Istituti di Credito e così, di fatto, fungere noi "da Banca" allo Stato e alla grande industria?».

«Oltre a sentire le solite parole, buone per oggi, come valide nella passata legislatura e, probabilmente per quella a venire - riflette De Marchi - delude e lascia perplessi il fatto che il vuoto dei contenuti e delle proposte è accompagnato, spesso, ad un'ignoranza sull'effettiva attuazione dei provvedimenti presi dal governo. Per esempio sullo stanziamento dei fondi di rifinanziamento del Fondo di garanzia prevista dalla legge 662 del 1996, attualmente gestito da Unicredit e dal Mediocredito Centrale. Si tratta di un fondo - spiega il Presidente - al quale possono accedere banche ed intermediari finanziari, compresi i Confidi per il 30% del fondo stesso, per ottenere garanzie dirette, co-garanzie e controgaranzie su finanziamenti concesse ad imprese PMI.

Tuttavia, il recente rifinanziamento del fondo si è tradotto in un intervento a favore del sistema bancario, anziché dei Confidi, e quindi, di fatto, con scarse ricadute per il comparto delle PMI».

 

«Per far fronte alla situazione di emergenza delle nostre aziende - afferma De Marchi - abbiamo richiesto rapidità di risposta nei fatti e non nelle semplici dichiarazioni di intenti! Noi siamo consapevoli che ad acuire lo stato di difficoltà delle imprese è la fragilità finanziaria a cui sono costrette perché schiacciate di fatto tra lo Stato al contempo "socio e cliente" e la grande industria che rispettano i termini di pagamento delle forniture di prodotti e servizi».

«Su quest'ultimo punto - informa il Presidente - ci siamo recentemente attivati con un tavolo tecnico di lavoro per formulare una proposta di legge che recepisca la direttiva comunitaria 2000/35/CE[1] sulla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali».

Conclude così il Presidente di Apindustria Vicenza: «Per quanto sia difficile ipotizzare quando finirà la crisi o come sarà l'andamento del secondo trimestre di quest'anno così tormentato, noi continuiamo a sostenere la necessità di provvedimenti urgenti straordinari, come l'introduzione di una moratoria delle rate dei mutui e dei leasing e pensando ad un'evoluzione delle norme di Basilea 2 sul fronte del credito.  La diminuzione della pressione fiscale e la necessità di sospendere l'applicazione degli studi di settore sul piano del fisco ed il temporaneo allentamento del patto di stabilità per permettere agli enti pubblici di programmare maggiori opere pubbliche ed accelerare i tempi di pagamento alle aziende. Oltre a questo è necessario un non più rinviabile progetto concreto di riforma dello Stato, appesantito da organismi e procedure che comportano solo costi senza alcun beneficio per la collettività. È chiaro a tutti che il debito pubblico dello Stato italiano condizioni fortemente le manovre del Governo, ma è altrettanto chiaro che se non si interviene sul lato della spesa pubblica, il prevedibile calo delle entrate a causa della diminuzione dei profitti aziendali e dei redditi dei lavoratori, porterà ad un ulteriore peggioramento dei conti pubblici».

 

 

 

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Ufficio Stampa Apindustria Vicenza

 

Alessandro Parolin

APINDUSTRIA VICENZA - Ufficio Studi e Comunicazione

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[1] Nel presentare la direttiva, la Commissione UE giustificava la proposta dal fatto che un'insolvenza su quattro è imputabile a ritardi nei pagamenti, con una perdita media di 450.000 posti di lavoro ogni anno. Già nel 2000, nove anni fa, 23,6 miliardi di debiti non venivano saldati ogni anno a causa delle insolvenze determinate dai ritardi nei pagamenti quantificati complessivamente in 90 miliardi di Euro all'anno che rappresentano, in termini di interessi perduti, un valore di 10,8 miliardi di euro. (FONTE: UE Direzione generale per le Imprese; Internet: http://europa.eu.int/comm/enterprise/regulation/late_payments/index.htm

 

 

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Indagine congiunturale relativa al I semestre 2007

Apindustria Vicenza presenta l'indagine congiunturale relativa al I semestre 2007

LE PMI VICENTINE CRESCONO ANCORA, MA PIU' LENTAMENTE.

E PER IL FUTURO PREVALE LA PRUDENZA

Sergio Dalla Verde: «Le piccole imprese sono le più fragili, ma da esse dipende una parte significativa del PIL, delle esportazioni e della forza lavoro del Paese.

L'associazione è al loro fianco per rafforzarne la crescita e l'espansione»





Il campione. L'indagine congiunturale di Apindustria Vicenza ha coinvolto 245 industrie vicentine, prevalentemente PMI fino a 50 dipendenti, scelte in modo da rappresentare tutti i principali settori produttivi del territorio. Complessivamente il campione occupa 4.200 addetti con un giro d'affari di oltre 900 milioni di euro.

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Il 2006 si era concluso con segnali incoraggianti, grazie a indicatori di crescita abbastanza generalizzati che lasciavano presagire l'inizio di un nuovo ciclo economico espansivo, ma il primo semestre del 2007 non ha rispettato del tutto queste attese. La crescita infatti continua, ma con intensità ridotta; a beneficiarne, inoltre, sono solo alcuni settori, e soprattutto le imprese di dimensioni medio-grandi, così gli imprenditori vicentini guardano al futuro con maggiore prudenza rispetto a sei mesi fa.


Queste, in sintesi, le indicazioni contenute nell'indagine congiunturale di Apindustria Vicenza, relativa al primo semestre dell'anno e presentata oggi (3 ottobre, ndr.) presso la sede provinciale.

Il Presidente Sergio Dalla Verde, nel commentare i dati, ha fatto presente come «Si conferma la fragilità delle aziende sotto i dieci dipendenti nell'attuale contesto di mercato. Del resto è il loro ruolo stesso nel mercato a esporle a maggiori rischi in caso difficoltà: congiunturali: tradizionalmente infatti esse dipendono maggiormente dalla domanda interna e svolgono un ruolo di cuscinetto, di compensazione rispetto alla variabilità del mercato. Quando gli indicatori congiunturali sono negativi o indicano una maggiore prudenza, si può verificare che aumenti la produzione ma non il fatturato: questo significa che le aziende producono in casa quello di cui hanno bisogno e che  di solito invece ordinano a terzi. Le prime a risentire di una flessione della domanda sono proprio le imprese più piccole. Si impone, quindi, una seria riflessione su come rendere più forti e indipendenti queste ultime, e ritengono che questo possa avvenire sostenendo la loro crescita dimensionale. Gli strumenti, del resto, esistono, come, ad esempio, i consorzi, e Apindustria Vicenza è al fianco delle piccole imprese anche nell'aiutarle a scoprire come crescere senza perdere la propria identità».



Ordinativi, produzione e fatturato

A livello aggregato, l'andamento di ordinativi, produzione e fatturato evidenzia una tendenza favorevole, con una crescita, rispetto al semestre precedente, che si registra tra il +7% e il +8%. Rispetto al secondo semestre del 2006, va sottolineata la performance della produzione (la precedente rilevazione aveva evidenziato una crescita del 4%), mentre il fatturato sembra rallentare (sei mesi fa era cresciuto quasi del 10%).

Complessivamente, le indicazioni sono senz'altro positive, anche se l'andamento divergente tra fatturato e produzione evidenzia una continua riduzione dei margini di profitto, come confermato da ulteriori e più specifiche rilevazioni.


Ordini e mercati di riferimento

Una prima sorpresa arriva dall'analisi degli ordini: dopo un periodo in cui in molti settori la crescita dei mercati esteri ha compensato la stagnazione della domanda interna, negli ultimi mesi è stata proprio quest'ultima a dare i segnali di maggiore vivacità, con un aumento degli ordinativi dall'Italia pari al 47,4% (erano cresciuti del 44,7% nella precedente rilevazione). Per quanto riguarda i mercati esteri, anche qui si evidenzia un andamento positivo, ma con un ritmo meno sostenuto: gli ordinativi dai Paesi dell'Unione Europea sono in crescita per il 33% delle imprese contro il 36% dello scorso semestre, mentre rispetto ai mercati extra-Ue le imprese dichiarano una crescita del 38%, in linea con la precedente rilevazione.



Occupazione

La crescita della produzione e degli ordini fatica tuttavia a tradursi in una crescita significativa dell'occupazione: l'andamento segnalato dalle imprese intervistate nel complesso è stazionario, mentre nello scorso semestre l'andamento occupazionale aveva segnato un aumento, seppure in misura relativamente contenuta, del +1,6%.

Dietro questa situazione di immobilismo, naturalmente, si nascondono le tendenze differenti e specifiche dei diversi segmenti, ma anche una differenziazione per classi di imprese. Gli andamenti occupazionali, infatti, sono correlati positivamente con la dimensione delle aziende: in quelle più grandi si registra un certo aumento del numero di occupati, mentre in quelle più piccole la situazione occupazionale risulta più statica, se non addirittura in diminuzione.


La crescita è proporzionale alle dimensioni

La tendenza più favorevole per le imprese di dimensione medio-grandi è confermata anche dagli altri indicatori, quali gli ordinativi, la produzione e il fatturato. Per le imprese più piccole - quelle con non più di 10 addetti - tutti questi indicatori sono stazionari o in (leggera) diminuzione; per le imprese di dimensione intermedia (10-49 addetti), invece, l'andamento occupazionale resta stazionario mentre gli indicatori relativi agli ordinativi, produzione e vendite sono abbastanza positivi (con variazioni comprese fra il 5% ed il 7%); infine, per le imprese oltre i 49 addetti queste ultime variazioni sono sensibilmente amplificate (superano il +13%) ed anche per l'occupazione si registrano risultati positivi, con variazioni rispetto al semestre precedente superiori al +3%.



Investimenti

La quota di imprese che dichiarano di aver effettuato investimenti nel corso del primo semestre del 2007 è, nel totale dei settori intervistati, pari al 60,8% dei casi, contro il 70,9% registrato nella scorsa rilevazione. Si registra, dunque, un certo raffreddamento delle attività in investimenti da parte delle imprese, che in parte comunque può avere natura ciclica dato che nel semestre precedente erano stati invece registrati livelli sensibilmente più elevati. I settori maggiormente interessati dalla presenza di investimenti sono il legno-mobilio (67% delle imprese) e l'edilizia (73%), mentre per il metalmeccanico questa propensione scende al 64% dei casi (nella precedente rilevazione invece il settore metalmeccanico aveva registrato una propensione all'investimento da parte dell'80% delle imprese del settore). Anche per l'orafo si registra un deciso ridimensionamento degli investimenti: sono coinvolte il 52% delle imprese, contro il 76,3% nello scorso semestre. Come per le precedenti rilevazioni, si registra una sensibile associazione diretta fra la dimensione di impresa e la propensione all'investimento: al crescere della dimensione di impresa aumenta anche la percentuale di imprese che dichiarano di avere effettuato investimenti. Questo spiega, anche, il miglior andamento di quelle aziende che hanno sempre continuato ad investire, innovandosi e cercando di essere sempre più competitive.



Profitti, costi e prezzi

L'analisi sulla profittabilità dei settori di appartenenza delle imprese, effettuata sulle risposte fornite riguardo alle variazioni dei prezzi di vendita dei prodotti, dei costi di produzione e dell'utile lordo, conferma i segnali di difficoltà, almeno per quanto riguarda il segmento delle imprese più piccole e dei settori maggiormente in difficoltà, a causa soprattutto di una aumentata difficoltà di adeguare i prezzi di listino, nonostante non vi siano pressioni di rilievo sui costi di produzione.

Questi ultimi, infatti, sono in aumento nel 55,3% delle imprese (una percentuale leggermente più bassa rispetto a quella rilevata nelle tre precedenti indagini congiunturali), mentre i prezzi si adeguano nel 29,2% delle imprese (contro il 35% della precedente rilevazione). Di conseguenza l'utile lordo è in crescita solo nel 18,2% delle imprese (contro il 24% di sei mesi fa), mentre nel 25% dei casi si registra una contrazione e nel 56,8% dei casi invece resta invariato.


I settori

A livello settoriale, per quanto riguarda il manifatturiero la situazione appare positiva nel metalmeccanico, dove si registra una crescita quasi del 13% per ordinativi e fatturato ed un aumento dell'11% della produzione e nella chimica-gomma-plastica (+20% per ordinativi e fatturato e + 23% per la produzione). Per entrambi questi settori gli aumenti registrati da questi indicatori sono sensibilmente superiori ai corrispondenti andamenti, sempre positivi, registrati sei mesi fa (allora erano dell'ordine compreso fra il +5% ed il +10%). Nel settore del legno-mobilio si registra un andamento positivo anche se di entità più contenuta, con variazioni positive di ordinativi, produzione e fatturato comprese fra il +2 ed il +3% (sei mesi fa invece lo stesso settore registrava risultati stazionari o in leggera diminuzione).

Gli andamenti dei settori tessile-abbigliamento-calzature e orafo risultano, invece, decisamente negativi ed in controtendenza rispetto ai risultati registrabili sei mesi fa, che lasciavano invece sperare in una certa ripresa, o perlomeno riduzione delle tensioni negative, dei settori. Per il tessile-abbigliamento-calzature infatti diminuiscono di oltre sei punti percentuali sia gli ordinativi che il fatturato, mentre la produzione rimane stazionaria; per l'orafo invece si registra una simile riduzione per quanto riguarda gli ordinativi e la produzione, mentre il fatturato, evidentemente legato al costo dell'oro, resta stazionario. Il comparto residuale delle altre imprese manifatturiere registra performance positive, anche se con un'intensità inferiore rispetto a quelle del metalmeccanico e della chimica-gomma-plastica (le variazioni percentuali sono infatti comprese fra il +8 ed il +10%). Per quanto riguarda gli altri comparti, per l'edilizia si regista un quadro del tutto stazionario mentre i servizi mostrano andamenti relativamente positivi, con crescite del 6,4% per gli ordinativi, del 4,3% per la produzione e del 7,7% per il fatturato.


Le previsioni per il II semestre 2007

Dalla lettura dei dati si possono evincere molti motivi, quindi, per una previsione più cauta per il prossimo semestre: la difficoltà ad esportare a causa dell'euro forte, la crescita dei costi a fronte di un minore adeguamento dei listini - che continua ad erodere i margini di guadagno - un sempre maggiore frazionamento degli ordini, e una forte difficoltà finanziaria, in particolare negli incassi. Tuttavia l'andamento degli investimenti denota una buona propensione all'innovazione in quanto, anche nei momenti più difficili, le aziende non hanno mai smesso di investire.


Quanto alle previsioni espresse dal campione, rispetto agli indicatori presi in esame (cioè livelli degli ordinativi, produzione, produzione ed occupazione) resta circoscritta la quota di coloro che prevedono diminuzioni (al massimo sono il 14,5% degli intervistati, in corrispondenza al dato del fatturato interno) oppure di coloro che non sono in grado di fare previsioni (al massimo sono il 10% degli intervistati, in corrispondenza alla previsione del dato relativo agli ordinativi extra-Ue).


Pur tuttavia si registra una generalizzata diminuzione del numero degli "ottimisti", cioè di coloro che prevedono una crescita dei vari indicatori considerati anche per il secondo semestre 2007, a fronte di sensibili aumenti del peso di coloro che prevedono una stazionarietà di tali andamenti. Per gli ordinativi totali (interni+esteri) la percentuale di imprese che prevede aumenti è infatti del 32,7% del totale, mentre sei mesi fa la quota corrispondente era del 37,6% dei casi; la produzione è prevista in aumento dal 32,7% dei casi, contro il 35,5% di sei mesi fa; il fatturato è previsto in aumento dal 33,2% dei casi, contro il 39,5% di sei mesi fa ed infine l'occupazione è prevista in aumento dal 16,3% dei casi, contro il 19,5% di sei mesi fa. Si tratta di differenze non molto rilevanti dal punto di vista numerico, ma comunque neppure trascurabili, che da un lato confermano le ipotesi appena avanzate riguardo le dinamiche occupazionali per classe dimensionale delle imprese e dall'altro contribuiscono a "raffreddare" in una certa misura le aspettative maggiormente positive che gli imprenditori sembravano propensi ad avanzare sei mesi fa.



Le conclusioni del presidente

«Come abbiamo sottolineato poco sopra, le piccole imprese sono le più fragili - conclude Sergio Dalla Verde - ma da esse dipende gran parte del PIL, delle esportazioni e della forza lavoro del Paese. Per questo motivo crediamo che il mondo della politica debba ascoltare e comprendere le loro legittime esigenze di riforma. In passato è venuta a mancare proprio questa capacità di dialogo tra piccole imprese e classe dirigente: Apindustria si sta impegnando attivamente per cambiare le cose, svolgendo attivante il proprio ruolo di portavoce e intermediaria».


Con questo obiettivo, infatti, negli ultimi mesi l'Associazione ha presentato ai più importanti esponenti delle principali forze politiche un documento programmatico nel quale sono indicate le priorità di riforma del sistema-Paese. Molti - e tutti di grande importanza per le piccole imprese - i temi affrontati: la necessità di implementare quanto prima un sistema fiscale più equo; una rete di servizi di sostegno all'internazionalizzazione che sia anche a misura delle piccole imprese; regole chiare sull'importazione dei prodotti, ponendo fine al fenomeno della concorrenza; un dialogo finalmente proficuo tra il mondo dell'università e della ricerca e le imprese; una riforma del lavoro improntata ad una maggiore flessibilità e una struttura normativa che favorisca l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.


Rientra nell'ambito di questo programma di confronto con le Istituzioni e i partiti anche il progetto "Filò... la politica si racconta", che prevede sei incontri tra i piccoli imprenditori vicentini e importanti esponenti della politica. Il prossimo appuntamento è in programma il 15 ottobre con l'On.le Daniele Capezzone, sul tema "Fisco e Burocrazia: la svolta necessaria per una vera ripresa".


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Ufficio Stampa

Raffaella M. Sgueglia

APINDUSTRIA VICENZA - Relazioni esterne e comunicazione

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