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News ed Eventi

LORENZIN DICE OK CON RISERVA AL DEF: «SEGNALI POSITIVI, MA SIA SOLO L’INIZIO»

COMUNICATO STAMPA

All’indomani del documento approvato dal governo Renzi
Il presidente di Apindustria Confimi Vicenza chiede l’abolizione totale dell’Irap entro i prossimi cinque anni: «Solo così salveremo il tessuto economico sociale»
Le piccole e medie imprese plaudono alla riduzione dell’Irap del 10% confermata in questi giorni con l’approvazione del DEF da parte del governo Renzi. Si tratta di un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni, anche se secondo il presidente di Apindustria Confimi Vicenza, Flavio Lorenzin, questo deve essere solo un punto di partenza per restituire ossigeno al sistema produttivo: «Per quest’anno - spiega - stiamo probabilmente parlando di una riduzione effettiva del 5%, poichè parte da metà anno; secondo i primi calcoli, per un’azienda con una ventina di dipendenti e che finora ha versato mediamente poco meno di 30 mila euro all’anno, il risparmio teorico annuo sarebbe di 2.980 euro, ma solo di 1.450 euro, se appunto ci limitiamo a considerare il secondo semestre di quest’anno. Sempre meglio di niente, ma si capisce che non sarà questo risparmio a risollevare il sistema».

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Lorenzin, Confimi su reverse charge: “Bocciatura Ue dovuta, ora il Governo non aumenti le accise”

Roma, 7 maggio 2015 – In arrivo dalla Commissione europea la probabile bocciatura alla norma, contenuta nella legge di stabilità, che estende il meccanismo del reverse charge alla grande distribuzione. Una buona notizia che però si scontra con il via libera allo split payment, l'altra misura contenuta nel pacchetto antievasione.
“Si tratta di una bocciatura dovuta” sostiene Flavio Lorenzin, Vice Presidente Confimi con delega alla semplificazione e ai rapporti con la PA “ora le imprese manifatturiere possono tirare un sospiro di sollievo”. La misura infatti oltre ad essere ingiustificabile dal punto di vista della lotta all’evasione, avrebbe rappresentato uno scivolo per supermercati e discount a spese invece dei relativi fornitori che già gravati dai forti ritardi nei pagamenti avrebbe visto crescere il buco creditizio a causa della mancata riscossione dell’IVA. Difficoltà che le imprese già vivono a causa di misure introdotte dalla stessa manovra, come lo split payment verso la PA e l’estensione del reverse charge nel settore degli impianti, opere di demolizione, completamento e pulizia degli edifici. Con la bocciatura del reverse charge esteso alla grande distribuzione però scatterebbe in automatico dal prossimo 1° luglio l'aumento delle accise per circa 700 milioni.
“La norma andrebbe riscritta” continua Lorenzin “lo abbiamo già detto, ora è necessario che il Governo da una parte scongiuri l’aumento delle accise a salvaguardia della bocciatura comunitaria, e dall’altra ripensi alle altre disposizioni sul reverse introdotte ad inizio 2015. Disposizioni confusionarie che la stessa Agenzia delle entrate (CM 14/E) ha definito atecniche”.
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Lorenzin: “Un segnale forte per la meccanica strumentale. Importanti i tavoli tematici”

Confimi Industria al tavolo Mecccanica con il Ministro Urso

Roma, 23 giugno 2026 – Strategie per la crescita delle piccole e medie industrie, innovazione tecnologica, formazione e competenze, export e internazionalizzazione con attenzione alla tutela del Made in Ue, credito e finanza. 

Questi i temi al centro dell'incontro sulla meccanica strumentale italiana che si è insediato questo pomeriggio a Palazzo Piacentini sede del Mimit  e che saranno oggetto dei tavoli tematici annunciati. La riunione di confronto, convocata dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, On. Adolfo Urso, ha riunito le principali associazioni datoriali di settore.

L’iniziativa intende valorizzare un comparto centrale per lo sviluppo industriale del Paese, favorendo un coordinamento strutturato tra il Mimit, i territori rappresentati dalla Conferenza Stato-Regioni e le parti sociali.

A rappresentare il Sistema Confimi Industria è intervenuto il Vice Presidente confederale e Presidente di Confimi Industria Meccanica, Flavio Lorenzin.

"Accogliamo con grande favore la convocazione di questo tavolo da parte del Ministro Urso - ha detto Lorenzin - un'iniziativa che riconosce la centralità della meccanica strumentale nell'economia nazionale. Il metodo del coordinamento tra Mimit, Conferenza Stato-Regioni e associazioni datoriali - è la strada corretta per far arrivare i sostegni sia di diagnosi sia di proposte direttamente ai territori e al cuore del tessuto produttivo. Oggi le nostre PMI si trovano davanti a sfide decisive: accesso ai nuovi mercati, pressione competitiva asiatica e in primis della Cina, adozione delle nuove tecnologie, difesa delle filiere, importanza del capitale. Saranno fondamentali i tavoli tematici annunciati che dovranno fornire gli strumenti idonei a raggiungere lo scopo nei prossimi 6 mesi. Fondamentale il fatto che si tratti di un lavoro strutturato e che ci auguriamo porti ad una stabilità delle regole”.

 

 

 

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LORENZIN: «BASTA PROMESSE A VUOTO»

Vicenza, 29 maggio 2013





COMUNICATO STAMPA


CAPANNONI, TASSAZIONE INSOSTENIBILE PER LE PMI

Anche l’imprenditore ha la sua prima casa: è il capannone in cui lavora, un fattore produttivo che non può essere tartassato. A lanciare il monito è Flavio Lorenzin, presidente di Apindustria Vicenza, che a tre mesi dalle elezioni politiche non nasconde la sua delusione per le promesse annunciate in favore delle imprese, ma delle quali non si vede ancora la sostanza. «Già soffocati da mille problemi, i piccoli e medi imprenditori non riescono più a sopportare il peso di nuove imposizioni – spiega – e in vista degli interventi sull’Imu, auspicano un occhio di riguardo da parte del governo verso chi ha nelle mani il rilancio dell’economia nazionale».

La sospensione dell’Imu sulle prime case, i fabbricati rurali e i terreni agricoli per quanto riguarda il versamento della prima rata di giugno è solo un piccolo sospiro di sollievo. Le decisioni effettive sono rinviate a settembre, in attesa di una "complessiva riforma della disciplina dell'imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare" che consideri, in particolare, anche la Tares, tassa su rifiuti e servizi comunali, e che introduca la deducibilità, ai fini dell'Ires/Irpef, dell'Imu sugli immobili che si utilizzano per attività produttive. «Per il momento non vediamo nulla di concreto – continua Lorenzin – tranne la confusione ed il disagio per operatori e contribuenti. Le imprese manifatturiere non ne possono più di sole promesse, e non sono in grado di assorbire nuovi aumenti di tassazione sul proprio reddito. Non solo il carico impositivo non può essere aumentato ma va drasticamente ridotto».



Oltre alle stangate che arriveranno con la nuova Tares, dunque, le aziende rischiano di venire strangolate. Sono ben quattro le misure impositive che si abbattono sugli immobili produttivi: l’Imu, l’indeducibilità (ai fini Ires/Irpef ed Irap) del valore del terreno su cui sorge lo stabile, l’indeducibilità dell’Imu ai fini reddituali e l’indeducibilità dell’Imu ai fini Irap. Una vera e propria batosta per l’imprenditore. «Il capannone sta all'impresa manifatturiera come l'abitazione principale sta al cittadino – insiste il presidente di Apindustria Vicenza – con l'aggravio che nel primo caso non si è in presenza di un bene patrimonio, bensì di uno strumento di lavoro necessario per la produzione del reddito sul quale si "abbatte" una tassazione non più sostenibile, che viola il principio di capacità contributiva. È pertanto doveroso una revisione dell'Imu degli immobili produttivi che preveda la totale esenzione come per la prima casa.».

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LORENZIN: IL COSTO DEL LAVORO: NON PUO’ RIGUARDARE SOLO IL GOVERNO

Comunicato stampa, 17 settembre 2012

L’Esecutivo sembra aver finalmente preso a cuore la questione

IL COSTO DEL LAVORO: NON PUO’ RIGUARDARE SOLO IL GOVERNO

Le considerazioni di Flavio Lorenzin, Presidente di Apindustria Vicenza

 «Il Governo sembra aver finalmente preso a cuore la questione della riduzione del costo del lavoro, ma come sempre accade quando bisogna passare dalle parole ai fatti, sorge spontanea la domanda: come? Ovviamente non è possibile ridurre la voce principale del costo, ovvero gli stipendi e allo stesso modo, appare poco realizzabile incidere sull’altra grossa voce, che sono i contributi previdenziali obbligatoriamente versati all’Inps. E allora? Restano: il TFR, l’assicurazione INAIL e, ovviamente, le imposte, tanto a carico delle imprese (l’IRAP), quanto soprattutto dei lavoratori, che vedono la busta paga falcidiata da Irpef e addizionali varie. È evidente che se si riduce la voce “tasse sugli stipendi” siamo tutti contenti, tant’è che al riguardo la fantasia si spreca: detassiamo le tredicesime, gli straordinari e, naturalmente, i premi di produttività. Ma, tassare meno gli stipendi non significa necessariamente aumentare la produttività, ovvero il rapporto tra “resa” e costo del lavoro. Aiuta certamente a rilanciare i consumi e quindi ad aumentare la richiesta del mercato interno, ma non migliora la competitività delle nostre imprese: aiuta i nostri collaboratori a cambiare più spesso la macchina, non li induce necessariamente a comprare una Fiat!

Se vogliamo veramente aumentare la competitività delle nostre imprese, bisogna anche diminuire il costo per ora lavorata e quindi il costo che l’azienda paga “a vuoto”, cioè senza ricevere in cambio una prestazione lavorativa: non solo ferie e permessi, ma anche una moltitudine di altri piccoli e grandi istituti. Solo quelle “fisse” (ferie, permessi, festività civili e religiose) riducono le ore lavorate annue del 15,70%: dalle teoriche, ma effettivamente pagate 2.088 ore si passa, infatti, a sole 1.760. La perdita in termini d’incidenza sul costo del lavoro è ancora maggiore, perché anche su queste ore non lavorate si pagano i contributi, l’INAIL (pur in assenza di qualsiasi rischio!), le imposte e così via, arrivando quindi a incidere per quasi il 24% sul valore dello stipendio annuo lordo.

Spazi per diminuire il costo del lavoro, quindi ce ne sarebbero, ma pensare che il pallino sia esclusivamente nelle mani del Governo è solo un comodo alibi: anche le parti sociali possono dire (e fare) molto per incidere sul rapporto tra ore retribuite e ore effettivamente lavorate e incentivare realmente la produttività, privilegiando la parte variabile del salario, che tenga conto del contributo del singolo lavoratore (modulando adeguatamente gli istituti legati all’orario di lavoro), dell’andamento economico dell’azienda e di quello del territorio, come abbiamo cominciato a fare con il nostro accordo provinciale per le PMI metalmeccaniche. Il Governo, nel frattempo – conclude il Presidente Lorenzin - potrebbe cominciare con alcuni interventi specifici, che si possono adottare in tempi rapidi e senza necessità di stravolgere il sistema. Facciamo un esempio: l’INAIL è notoriamente un istituto che ogni anno realizza utili senza difficoltà, perché lavora in regime di monopolio legale. Non è ragionevole che l’assicurazione pubblica incassi premi anche in assenza di rischio, cioè sulle retribuzioni corrisposte in assenza di prestazione lavorativa: a chi eventualmente obiettasse che anche sulle automobili il premio si paga pure se la vettura resta in garage, rispondiamo che il premio resta uguale, anche se percorro 100.000 chilometri l’anno. E, almeno, la compagnia di assicurazioni me la scelgo io. Si fa presto a fare due conti: in un anno ci sono, tra ferie, permessi e festività, almeno 300 ore di assenza retribuita, che valgono il 15% del costo annuo, più tutte le assenze per cause individuali; se togliamo l’INAIL su quanto comunque corrisposto dall’azienda, almeno nelle imprese manifatturiere, risparmiamo già un piccolo punto sul costo complessivo e due se ci togliamo pure l’IRAP. Su questo non si tratterebbe di “trovare” le risorse per la copertura, ma semplicemente di riprendersele dall’INAIL».

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Comunicati Stampa

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LORENZIN: IL COSTO DEL LAVORO: NON PUO’ RIGUARDARE SOLO IL GOVERNO

Comunicato stampa, 17 settembre 2012

L’Esecutivo sembra aver finalmente preso a cuore la questione

IL COSTO DEL LAVORO: NON PUO’ RIGUARDARE SOLO IL GOVERNO

Le considerazioni di Flavio Lorenzin, Presidente di Apindustria Vicenza

 «Il Governo sembra aver finalmente preso a cuore la questione della riduzione del costo del lavoro, ma come sempre accade quando bisogna passare dalle parole ai fatti, sorge spontanea la domanda: come? Ovviamente non è possibile ridurre la voce principale del costo, ovvero gli stipendi e allo stesso modo, appare poco realizzabile incidere sull’altra grossa voce, che sono i contributi previdenziali obbligatoriamente versati all’Inps. E allora? Restano: il TFR, l’assicurazione INAIL e, ovviamente, le imposte, tanto a carico delle imprese (l’IRAP), quanto soprattutto dei lavoratori, che vedono la busta paga falcidiata da Irpef e addizionali varie. È evidente che se si riduce la voce “tasse sugli stipendi” siamo tutti contenti, tant’è che al riguardo la fantasia si spreca: detassiamo le tredicesime, gli straordinari e, naturalmente, i premi di produttività. Ma, tassare meno gli stipendi non significa necessariamente aumentare la produttività, ovvero il rapporto tra “resa” e costo del lavoro. Aiuta certamente a rilanciare i consumi e quindi ad aumentare la richiesta del mercato interno, ma non migliora la competitività delle nostre imprese: aiuta i nostri collaboratori a cambiare più spesso la macchina, non li induce necessariamente a comprare una Fiat!

Se vogliamo veramente aumentare la competitività delle nostre imprese, bisogna anche diminuire il costo per ora lavorata e quindi il costo che l’azienda paga “a vuoto”, cioè senza ricevere in cambio una prestazione lavorativa: non solo ferie e permessi, ma anche una moltitudine di altri piccoli e grandi istituti. Solo quelle “fisse” (ferie, permessi, festività civili e religiose) riducono le ore lavorate annue del 15,70%: dalle teoriche, ma effettivamente pagate 2.088 ore si passa, infatti, a sole 1.760. La perdita in termini d’incidenza sul costo del lavoro è ancora maggiore, perché anche su queste ore non lavorate si pagano i contributi, l’INAIL (pur in assenza di qualsiasi rischio!), le imposte e così via, arrivando quindi a incidere per quasi il 24% sul valore dello stipendio annuo lordo.

Spazi per diminuire il costo del lavoro, quindi ce ne sarebbero, ma pensare che il pallino sia esclusivamente nelle mani del Governo è solo un comodo alibi: anche le parti sociali possono dire (e fare) molto per incidere sul rapporto tra ore retribuite e ore effettivamente lavorate e incentivare realmente la produttività, privilegiando la parte variabile del salario, che tenga conto del contributo del singolo lavoratore (modulando adeguatamente gli istituti legati all’orario di lavoro), dell’andamento economico dell’azienda e di quello del territorio, come abbiamo cominciato a fare con il nostro accordo provinciale per le PMI metalmeccaniche. Il Governo, nel frattempo – conclude il Presidente Lorenzin - potrebbe cominciare con alcuni interventi specifici, che si possono adottare in tempi rapidi e senza necessità di stravolgere il sistema. Facciamo un esempio: l’INAIL è notoriamente un istituto che ogni anno realizza utili senza difficoltà, perché lavora in regime di monopolio legale. Non è ragionevole che l’assicurazione pubblica incassi premi anche in assenza di rischio, cioè sulle retribuzioni corrisposte in assenza di prestazione lavorativa: a chi eventualmente obiettasse che anche sulle automobili il premio si paga pure se la vettura resta in garage, rispondiamo che il premio resta uguale, anche se percorro 100.000 chilometri l’anno. E, almeno, la compagnia di assicurazioni me la scelgo io. Si fa presto a fare due conti: in un anno ci sono, tra ferie, permessi e festività, almeno 300 ore di assenza retribuita, che valgono il 15% del costo annuo, più tutte le assenze per cause individuali; se togliamo l’INAIL su quanto comunque corrisposto dall’azienda, almeno nelle imprese manifatturiere, risparmiamo già un piccolo punto sul costo complessivo e due se ci togliamo pure l’IRAP. Su questo non si tratterebbe di “trovare” le risorse per la copertura, ma semplicemente di riprendersele dall’INAIL».

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