Paolo Agnelli su dietrofront impianti sciistici: “Basta isterismi e personalizzazioni. Il governo vigili”
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Paolo De Marzi è il nuovo presidente del Mandamento Ovest Vicentino di Apindustria Confimi Vicenza. Socio e Amministratore delegato dell’azienda Euroconciaria srl di Arzignano, da vent’anni impegnato nell’Associazione e già componente del Direttivo del Distretto Veneto della Pelle, De Marzi succede a Roberto Callegari, ma si tratta di un avvicendamento all’insegna della continuità, come sottolinea lui stesso: «In qualità di vicepresidente del mandamento nei due mandati precedenti, intendo continuare a portare avanti i progetti e le attività messe in campo - spiega De Marzi -, riconoscendo il ruolo centrale della nostra Associazione e l’importante lavoro che abbiamo svolto a livello di Mandamento. Negli ultimi anni infatti le imprese hanno dovuto far fronte a situazioni di grande complessità: prima la pandemia, quindi la crisi dei prezzi dell’energia e delle materie prime, poi le guerre, l’impennata del costo del denaro, ora la flessione dei consumi senza che sia intervenuto – per ristrettezze di bilancio - un taglio consistente del cuneo fiscale a ridare potere d’acquisto ai cittadini. Di fronte a queste sfide è fondamentale essere compatti e favorire le sinergie tra le aziende; uno dei ruoli dei Consigli territoriali è proprio quello di intercettare e mettere a sistema le istanze delle aziende, oltre che portare vicino alle aziende, anche fisicamente, la loro Associazione».
Un principio che va al là delle appartenenze associative: «Negli ultimi anni abbiamo già iniziato a lavorare insieme alle altre Associazioni di Categoria per fare fronte comune rispetto alle necessità e problematiche per le imprese del territorio, costituendo gruppi di lavoro e organizzando momenti di confronto. Per il futuro puntiamo a rafforzare ulteriormente questa collaborazione, favorendo così il dialogo tra i principali rappresentanti delle imprese del territorio».
Imprese del territorio che stanno vivendo, come altrove, un periodo delicato: «In questo momento c’è grande preoccupazione perché, dopo avere superato tante difficoltà negli ultimi anni, ora ci troviamo di fronte a quello che è un momento di riflessione del mercato, con una diminuzione abbastanza generalizzata della produzione. Tra l’altro questa tendenza si sta manifestando in modo accentuato proprio nel settore della concia, che come noto è una filiera strategica per l’Ovest Vicentino. Non c’è dubbio che la ripresa arriverà, ma nel frattempo occorre fare squadra per superare questa fase e sfruttare questo momento di rallentamento per trovare nuove idee e stringere alleanze».
La criticità maggiore è la mancanza di ordini, che nasce da una flessione nella domanda di beni di consumo: «La causa principale sono gli aumenti dei prezzi registrati negli ultimi anni, che hanno determinato una perdita del potere di acquisto degli stipendi, e questo non solo in Italia».
Proprio all’attualità e alle sfide impegnative che hanno di fronte le PMI sarà dedicato il primo evento pubblico organizzato dal nuovo Consiglio del Mandamento Ovest Vicentino, che sarà eletto in settembre. «Mi aspetto la conferma di alcuni componenti ma anche l’ingresso di nuovi membri - commenta De Marzi -. Insieme definiremo il programma di lavoro, a partire dall’organizzazione di un evento pubblico nel quale approfondiremo un argomento sensibile per le aziende e che sarà anche un momento di presentazione per il nuovo Consiglio del Mandamento»
Comunicati Stampa, Mandamento Ovest Vicentino

Roma, 4 aprile 2026 - “Il no della Commissione europea all’ipotesi di sospensione del Patto di Stabilità è la certificazione dell’inadeguatezza di chi amministra, della scarsa conoscenza economica, della fedeltà irrazionale ai numeri e della distanza della vera politica dalla gente e dalle imprese”. Così Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria, commenta la dichiarazione di ieri della Commissione europea, secondo cui la clausola di salvaguardia generale del Patto di Stabilità e crescita può essere attivata solo in caso di grave recessione, scenario che attualmente non ricorre.
“Dichiarare che non siamo ancora in recessione è una provocazione insopportabile: in realtà stiamo continuando ad andare senza freni, con il rischio di schiantarci a breve, e l’Italia ha un rapporto deficit/Pil al 3,1% anziché al 3%.”
Conclude Agnelli: “La politica italiana rifletta bene con chi ha che fare e dove rischiamo di finire. Bene ha fatto il ministro Giorgetti a richiedere una riflessione a livello europeo, perché se la situazione non cambia, ciò sarà inevitabile”.
Roma, 2 marzo 2026 – “Accogliamo con favore l’ordinanza con cui il Consiglio di Stato ha disposto la sospensione dell’efficacia delle richieste di compensazione del payback 2015-2018 per le imprese ricorrenti, in attesa del giudizio di merito fissato per il 24 settembre. Si tratta di una misura cautelare temporanea, ma rappresenta un segnale di attenzione importante rispetto alle criticità più volte evidenziate dalle imprese del settore”.
Questo il commento congiunto delle associazioni Aforp–Associazione Fornitori Ospedalieri Regione Puglia, Confimi Industria Sanità e Confindustria Dispositivi Medici sull’ordinanza del Consiglio di Stato sul payback 2015-2018.
“Per questo - conclude la nota - chiediamo con urgenza la riconvocazione del tavolo sul payback presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze affinché si lavori quanto prima al superamento definitivo del payback, la cui partita 2019-2025”.
Roma, 08 settembre 2025 - "Le banche non concedono prestiti in tempi utili: le aziende che entro domani devono versare alle Regioni le quote payback 2015-2018 non hanno liquidità immediata: rischiamo il collasso”. Massimo Pulin, presidente di Confimi Industria Sanità a poche ore dalla scadenza imposta dal Governo il 9 agosto scorso, lancia un appello alle istituzioni perché intervengano per salvare la filiera dei dispositivi medici.
Sono migliaia le pmi italiane che riforniscono il Sistema sanitario nazionale di dispositivi medici che entro domani dovranno versare alle Regioni le quote sul payback.
“Mentre Veneto ed Emilia Romagna, all’indomani dell’entrata in vigore della legge hanno mandato subito una richiesta di pagamento aggiornata dalla nuova normativa che prevede uno sconto del 25%, la maggior parte delle Regioni lo ha fatto a inizio settembre; poche altre hanno delegato alle pmi il calcolo della quota”, rivela Pulin.
Un ritardo che ha costretto parte della filiera a rivolgersi solo nell’ultima settimana agli istituti di credito per riuscire a coprire l’importo richiesto, scontrandosi con i tempi della burocrazia.
Confimi Sanità si appella a banche, Governo e Regioni: “È urgente che il Mef, come promesso durante i tavoli sul payback, attivi subito una comunicazione all’Abi perché raccomandi di sveltire le procedure di finanziamento”, spiega Pulin. Ma non solo: “Chiediamo alle Regioni che sia valutata come una manifestazione di pagamento la comunicazione delle pmi alle Regioni dell’attesa del mutuo, così come già ipotizzato durante l’ultima riunione di venerdì scorso con l’Emilia Romagna”.
Roma, 5 agosto 2025 – “Ringraziamo il Governo per l’impegno dimostrato, ma senza l’inserimento di una soglia di esenzione né una dilazione dei pagamenti oggi si è lasciata alle singole Regioni la decisione sul futuro delle piccole aziende che assicurano i servizi essenziali al Servizio sanitario nazionale”. Massimo Pulin, presidente di Confimi Industria Sanità, commenta così l’approvazione della Camera del decreto Economia in materia di payback.
Per salvaguardare l’intera filiera sanitaria dei dispositivi medici “era auspicabile una soglia di esenzione a 4 milioni per le piccole e medie imprese: un ‘salva Pmi’ che non prevedeva un aggravio della spesa pubblica, ma, al contrario, una partecipazione proporzionale alle spese in base al fatturato delle aziende”, spiega Pulin.
Come già accaduto, in Consiglio dei ministri e al Senato, il decreto approvato dalla Camera non tiene conto delle richieste ufficiali depositate da tutto il comparto, discusse durante i tavoli convocati dai ministeri dell’Economia e delle Finanze e della Salute con la Conferenza delle Regioni.
Sono proprio le Regioni a dover ricalcolare gli importi dovuti in base al nuovo provvedimento approvato. “Un contenzioso che quindi non è risolto ma si complica: ad oggi infatti si obbligano le aziende a dover estinguere i propri debiti calcolati in base a regole diverse (Iva inclusa e senza sconto del 75%) entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge”, chiarisce Pulin.
La soluzione per salvare l’intera filiera è quindi in mano “alle Regioni che avranno la responsabilità di poter modificare il tessuto imprenditoriale locale e mettere a rischio l’intera struttura sociale dei territori”.
Per Confimi Sanità, è necessario subito “un tavolo con le parti coinvolte, ministeri, Regioni e imprese, per definire le modalità operative su tutto il territorio: il calcolo delle quote dovute, la valutazione di dilazioni e piani di compensazione per evitare che le aziende siano costrette alla chiusura”.
Le piccole imprese non possono pagare il prezzo di un meccanismo sbagliato: “Se nessuno interverrà”, conclude Pulin, “entro settembre assisteremo al collasso di centinaia di Pmi. E a rimetterci sarà tutto il Sistema sanitario nazionale”.
UFFICIO STAMPA
CONFIMI INDUSTRIA

Roma, 23 luglio 2024
“Le due sentenze della Corte costituzionale che rigettano l’incostituzionalità del meccanismo del payback sui dispositivi medici decretano l’apertura di una crisi che sino ad oggi è stato soltanto rimandata senza alcuna proposta di risoluzione”, dice Massimo Pulin presidente di Confimi Industria Sanità, la verticale della Confederazione che rappresenta la filiera della sanità privata.
A farne le spese saranno le decine di migliaia di lavoratori del settore, occupati nelle 2000 piccole e medie imprese italiane. Per trovare una soluzione che venga incontro alle esigenze economiche, occupazionali e dell’intero settore sanitario “si potrebbe cominciare con il rivedere il tetto di spesa pubblica destinato ai dispositivi medici”, propone Confimi Sanità.
Nonostante dieci anni fa la spesa per i DM sia stata ridotta e fissata al 4,4% di quella sanitaria, dai bilanci delle Asl si raggiungono invece percentuali ben più elevate: “dopo queste sentenze che mettono a rischio le Pmi della filiera, è arrivato il momento di rivedere le voci di spesa piuttosto che rifarsi dopo anni e senza alcun titolo sulle imprese” spiega Pulin che rilancia: “Per una soluzione al meccanismo del payback, sarebbe opportuno prevedere anche un cambiamento nel sistema di approvvigionamento dei dispositivi medici rispetto alla sanità pubblica”.
UFFICIO STAMPA CONFIMI
Comunicati Stampa, Categoria Sanità
Roma, 30 settembre 2025 – A oltre venti giorni dalla scadenza del 9 settembre per il pagamento del payback dispositivi medici 2015-2018, l’applicazione di criteri di calcolo opachi sta mettendo in grave difficoltà le aziende fornitrici. Le recenti decisioni di Regione Sicilia e Regione Umbria dimostrano, tuttavia, che una via alternativa esiste. “L’autotutela consente alle amministrazioni di adottare provvedimenti di proroga e di ragionevole revisione dei criteri di calcolo”. Sulla base di questo principio Confimi Sanità lancia un appello a tutte le Regioni per salvare le imprese e il Servizio sanitario dalla crisi economica generata dal payback.
Le imprese si trovano in una morsa: da un lato, l’impossibilità oggettiva di reperire la liquidità a causa dei ritardi bancari; dall’altro, l’incertezza generata da calcoli che includono illegittimamente voci contestate e che non separano l’Iva.
“Spingere per un pagamento immediato e basato su calcoli inattendibili è un boomerang per il Servizio sanitario”, dichiara il presidente di Confimi Sanità, Massimo Pulin. “Il rischio concreto è l’interruzione delle forniture essenziali, un contenzioso costoso e la trasformazione del credito in un credito inesigibile. Le Regioni Sicilia e Umbria hanno compreso che il pragmatismo serve a tutelare davvero gli interessi della collettività”.
L’azione delle due Regioni lo dimostra. In Umbria, è stata approvata all’unanimità una mozione di Matteo Giambartolomei che impegna la Giunta dare mandato alla direzione Sanità, all'Avvocatura regionale e alla direzione Bilancio di effettuare ulteriori accertamenti con le aziende. In Sicilia, invece, la Regione, ha formalmente riconosciuto la facoltà di pagamenti ridotta al 25% che scatterà dopo 30 giorni dalla pubblicazione sul bollettino ufficiale (G.U.R.S.).
L’appello di Confimi Sanità alle amministrazioni regionali è chiaro: “Con un provvedimento urgente di proroga si possono avviare confronti tecnici utili a una revisione trasparente dei criteri”, conclude Pulin. “Garantire la sopravvivenza delle aziende significa assicurare la continuità delle cure e la stabilità finanziaria della sanità pubblica”.