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News ed Eventi

PMI AFFIDABILI MA PENALIZZATE DALLE BANCHE. LORENZIN: “ANCHE I DATI CI DANNO RAGIONE”

Per Apindustria Confimi Vicenza non è una novità, ma recenti analisi confermano come proprio le piccole e medie imprese siano da anni penalizzate nella concessione di prestiti e affidamenti bancari, a favore di poche grandi imprese che poi risultano essere responsabili della maggior parte delle insolvenze e dei crediti deteriorati.
«I dati sulle prospettive di crescita in Veneto recentemente elaborati dal Gruppo Banca Popolare di Vicenza – spiega Flavio Lorenzin, Presidente di Apindustria Confimi Vicenza – illustrano come la lunga fase recessiva abbia determinato una significativa contrazione dell'attività creditizia delle banche soprattutto verso le micro e piccole imprese, per le quali persistono ancora diverse difficoltà, nonostante le prime inversioni di tendenza arrivate nel 2015. Questo noi lo continuiamo a ripetere, ma siamo i soli a farlo».

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PMI BRASILIANE SEMPRE PIÙ VICINE: APINDUSTRIA SIGLA NUOVI ACCORDI

È una relazione sempre più stretta quella avviata dalle Pmi vicentine con le imprese dello stato brasiliano Rio Grande do Sul: dopo l'intesa firmata lo scorso aprile con l'Associazione Commerciale e Industriale della città di Carlos Barbosa, Apindustria Confimi Vicenza ha siglato in queste ore un nuovo protocollo di collaborazione con Rede Metal, un raggruppamento di 80 imprese metalmeccaniche per un totale di 8 mila collaboratori impiegati, con sede nel comune di Erechim.

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PMI DEL MANIFATTURIERO: UN MOMENTO DELICATO

I risultati della nuova indagine congiunturale realizzata da Apindustria Confimi Vicenza confermano i tempi lunghi per la ripresa, ma anche l’impegno a compiere tutti gli sforzi per garantire i posti di lavoro. Sul DPCM: «Rischia di provocare un danno economico estremamente rilevante alle imprese della filiera agroalimentare» 

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Pmi dell'Alto Vicentino a confronto sui rapporti con le banche

Apindustria Vicenza - È un rapporto spesso difficile ma imprescindibile quello che le imprese devono coltivare con le banche per l’accesso al credito. Lo sanno bene i tanti imprenditori dell’Alto Vicentino che mercoledì scorso si sono ritrovati all’Attico Summano di Schio per un incontro organizzato da Apindustria Vicenza che ha riscosso un grande successo, dove il blogger Fabio Bolognini ha presentato il libro “Gestire le banche e il credito”.

Dopo il saluto del presidente dell’associazione di categoria Flavio Lorenzin, il presidente del mandamento Alto Vicentino di Apindustria, Stefano Brunello, ha aperto la riunione con la presentazione del suo gruppo di lavoro, garantendo il massimo impegno per portare nelle sedi opportune le istanze imprenditoriali del territorio e promuovere il valore, non banale, del fare squadra e del sentirsi parte attiva di un’associazione: «Chi si impegna in incarichi associativi – ha spiegato Brunello – deve avere le stesse energie e la stessa passione che ci mette nella propria azienda. E per questo abbiamo anche pensato a questo incontro per confrontarci su un argomento molto sentito dalle nostre imprese, un disagio nel rapporto tra banca e impresa che si è acuito negli ultimi anni. Vogliamo capire com’è possibile, e se è possibile, riprendere un dialogo costruttivo tra attori che insieme devono contribuire al rilancio dell’economia».

Vittorio Rigotti, direttore di Apiveneto Fidi, ha quindi illustrato la situazione economico-finanziaria della nostra regione nel 2013, certificando un nuovo segno negativo per l’andamento della produzione e la crescita delle esportazioni: gli ordinativi del manifatturiero si sono attestati al +3,1% per l’estero a fronte di un -0,6% per la domanda interna e un -4,3% nel settore costruzioni. Un dato positivo è la diminuzione nell’ultimo trimestre delle ore di cassa integrazione, mentre persistono le oggettive difficoltà vissute dalle Pmi nell’ottenere prestiti per i propri investimenti.

Per questo Apindustria ha chiamato a relazionare Fabio Bolognini, che dopo aver ricoperto posizioni di rilievo all’interno del sistema bancario italiano, vanta oggi un’esperienza diretta nella gestione delle principali problematiche che affliggono il rapporto tra Pmi e istituti di credito, assistendo su questi temi piccoli e medi imprenditori, e curando il blog “Imprese+Finanza”.

Bolognini ha subito messo in guardia i presenti con il consiglio di non coltivare troppe aspettative rispetto al ritorno di un credito facile per tutti già nel 2014, comprendendo l'attuale situazione del sistema bancario, imparando a pianificare le necessità finanziarie per lavorare meglio con le banche, ma anche con i clienti e i fornitori, nell'attesa che crescano anche in Italia i nuovi mercati alternativi al credito bancario. «Tutti i problemi complessi, come quello del credito alle imprese si affrontano con una buona analisi – ha sottolineato il relatore – smontando i pezzi e rimontandoli, o sostituendoli se sono difettosi, come farebbe un bravo artigiano». Per questo serve anche investire sulla quantità e la qualità del tempo che le due parti impiegano per conoscersi reciprocamente. «Un buon rapporto con la banca – ha aggiunto – prevede che almeno una volta all’anno ci si incontri per discutere i reciproci obiettivi e fabbisogni, per poi dare concretezza al piano quando vi sia necessità durante l’anno». Per gli imprenditori l’appuntamento è stato un’occasione unica per fare tesoro di questi e tanti altri spunti di riflessione, utili ad aggiustare il loro approccio verso le banche per tornare a investire e a crescere.

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PMI ORAFE VICENTINE: LA CRISI SI COMBATTE CON LA CREATIVITA’

Comunicato stampa
24 luglio 2007

 
PMI ORAFE VICENTINE: LA CRISI SI COMBATTE CON LA CREATIVITA’ E UNA VISIONE ILLUMINATA DELLA NUOVA REALTA “GLOBALE”

Si è svolta ieri l’assemblea di Unionorafi Apindustria Vicenza: il rilancio passa attraversoil cambiamento. L’Associazione ha promosso un incontro ricco di spunti di riflessione 
Per tornare a crescere occorre cambiare. Cambiare alcune norme nazionali che penalizzano la categoria, cambiare le barriere alle importazioni in mercati strategici, ma non solo: occorre cambiare anche il modo di approcciarsi al mercato e alla professione, imparando ad affrontare le difficoltà da una prospettiva diversa.E’ questo il messaggio lanciato dall’assemblea di Unionorafi Apindustria Vicenza, svoltasi oggi (martedì 24 luglio, ndr.) presso la sede provinciale di Galleria Crispi, alla presenza tra gli altri di Maurizio Castro, Direttore della Fiera di Vicenza. Un messaggio che è stato sintetizzato con efficacia anche da Sebastiano Zanolli, manager e scrittore, il cui intervento ha dato tra l’altro il titolo all’incontro: “Imprenditori d’oro: 10 passi per reinventare il proprio futuro”. Dopo i saluti di Sergio Dalla Verde, presidente di Apindustria Vicenza, a riassumere le difficoltà della categoria e le azioni intraprese dall’Associazione è stato Tranquillo Loison, presidente Unionorafi  Apindustria Vicenza. Per il rilancio della categoria servono infatti riforme, a partire dalla promulgazione di una nuova legge per il settore orafo, in sostituzione di quella attuale, non più al passo con lo sviluppo dei mercati e delle tecnologie, e dall’abrogazione della normativa antiriciclaggio per il settore orafo, che fa cadere sugli operatori del settore l’onere di scoprire se clienti e fornitori sono in regola.Ma questo è solo il primo passo: «A livello comunitario - ha sottolineato Loison - siamo impegnati, assieme alle altre associazioni di categoria, su diversi fronti, come ad esempio il mutuo riconoscimento e la libera circolazione dei prodotti orafi nella UE, l’introduzione del marchio di origine obbligatorio sulla merce importata e la reciprocità di trattamento con i paesi extra-UE per quanto riguarda sia i dazi che le barriere non tariffarie». Battaglie non nuove, che tuttavia iniziano a trovare maggiore riscontro da parte del mondo politico: «Anche grazie all’appoggio dell’Onorevole Sartori, che ringrazio pubblicamente, stiamo ricevendo attenzione dalle strutture comunitarie - spiega Loison - e questo ci fa sperare di riuscire in un prossimo futuro a raccogliere i frutti di questo intenso impegno politico, diplomatico e tecnico».Altri mercati oggetto di particolare attenzione sono gli Stati Uniti: «Abbiamo co-finanziato con le altre associazioni di categoria e ASSICOR uno studio negli USA, ad una società di lobby, per verificare la possibilità di annullare il dazio sulla materia prima nel caso sia stata inviata in conto lavorazione. Queste iniziative costituiscono una risposta concreta ai tanti problemi affrontati dalla categoria, che hanno finito per generare un clima di incertezza e timore nelle imprese. E’ un tema questo che abbiamo affrontato più volte nell’ambito del Consiglio Direttivo di Unionorafi e per questo motivo durante l’assemblea abbiamo voluto evidenziare gli aspetti umani piuttosto che quelli tecnici dell’attuale situazione congiunturale. Per uscire dalla crisi occorre infatti individuare degli strumenti alternativi, che hanno a che fare meno con gli aspetti tecnici e più con quelli umani, nelle risorse che ognuno deve trovare in se stesso». Su questo tema, particolarmente apprezzato è stato l’intervento di Sebastiano Zanolli, che ha così sintetizzato l’attuale momento vissuto dalla categoria orafa e non solo: «Il mondo è diventato contemporaneamente troppo grande e troppo piccolo e oggi richiede nuove qualità come la velocità, la creatività e il coraggio. L’assunto in base per il quale dovremmo aver diritto ad una sicurezza predefinita è tramontato definitivamente, mentre è premiata costantemente l’efficienza delle organizzazioni e dei singoli».

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Ufficio Stampa
 Raffaella M. Sgueglia
APINDUSTRIA VICENZA - Relazioni esterne e comunicazione
Tel: 0444-232230 - Fax: 0444-960835 - e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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PMI SOFFOCATE NELLA MORSA DELLA BUROCRAZIA, ARRIVA IL DURT

Vicenza, 23 Luglio 2013

COMUNICATO STAMPA



Dopo le complicazioni della Visco/Bersani, arriva il Durt

PMI SOFFOCATE NELLA MORSA DELLA BUROCRAZIA

Il Parlamento introduce nuovi adempimenti e toglie garanzie ai creditori


Ci mancava solo il D.U.R.T., il Documento Unico di Regolarità Tributaria inserito in un emendamento al “decreto del Fare”, che penalizzerà le imprese con nuovi adempimenti e ancora meno certezze nella riscossione dei crediti. La misura, introdotta dalle commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio della Camera, viene criticata da Apindustria Vicenza, perché destinata a creare nuovi adempimenti mensili, costringendo appaltatori e subappaltatori a comunicare i dati contabili e i documenti primari relativi alle retribuzioni erogate, ai contributi versati e alle imposte dovute, generando nuovi costi che le imprese non sono più in grado di sostenere. «O è una presa in giro – tuona il presidente Flavio Lorenzin – oppure questi signori dimostrano idee molto confuse sulla grave situazione che stanno attraversando le imprese italiane. Da troppo tempo è stato superato il limite e gli operatori sono soffocati dalla burocrazia, quando sarebbe invece il momento di semplificare togliendo tutti gli adempimenti che non sono veramente necessari». Il DURT, paradossalmente, va nella direzione contraria, reintroducendo il 770 mensile previsto dalla Finanziaria 2008 che proprio il decreto del Fare aveva abrogato un mese fa.

Tutto questo peggiora ulteriormente la proliferazione giornaliera di adempimenti inutili imposti dalla norma sulla responsabilità fiscale negli appalti e nei subappalti denominata Visco/Bersani, che obbliga il creditore a produrre autocertificazioni per documentare la regolarità fiscale, da un mese solo per ritenute fiscali e non più per l’Iva. Se il creditore non produce tali documenti, la legge incredibilmente autorizza il debitore a sospendere il pagamento del corrispettivo, pena la responsabilità solidale o l’irrogazione di sanzioni amministrative da 5 mila a 200 mila euro, a seconda dei casi. «Si tratta di un impianto normativo inopportuno e iniquo che da mesi viene denunciato dalle associazioni di categoria – spiega Lorenzin – e in particolare da Apindustria Vicenza che, senza mezzi toni, con varie missive ha scritto a ministri e parlamentari chiedendo, per il bene del sistema economico nazionale, l’abrogazione totale della disciplina».

Le Pmi vicentine promettono battaglia nel caso che Parlamento e Governo non pongano immediato rimedio a questi ostacoli. La normativa vigente, infatti, viola il Trattato dell’Unione Europea poiché sfavorisce chi affida commesse a prestatori nazionali e non opera nei confronti di chi si affida a lavoranti esteri, mentre nell’agevolare la sospensione dei pagamenti contrasta con le finalità della Direttiva 2011/7/UE, che mira invece ad accelerarli. «Se necessario ci appelleremo agli organi comunitari per denunciare ufficialmente i vizi della Visco/Bersani – annuncia il presidente di Apindustria Vicenza – chiedendo l’apertura di un’indagine che potrebbe portare ad una procedura di infrazione per l’Italia».

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PMI, ALTO VICENTINO IN “ALTO MARE”

Vicenza, 21 ottobre 2013


Stefano Brunello, presidente mandamentale di Apindustria Vicenza, sprona la classe politica: «Le nostra industria sta sparendo, servono interventi rapidi»

Fino a pochi anni fa se ne parlava come di un simbolo dell’industria vicentina e del Nordest, con importanti insediamenti manifatturieri conosciuti in tutto il mondo. Ben diversa è oggi la situazione dell’Alto Vicentino, il cui tessuto produttivo si sta desertificando.


Un grido di disperazione arriva da Stefano Brunello, presidente del mandamento “Alto Vicentino” di Apindustria Vicenza: «Cinque anni fa non si trovava un metro quadro di capannone neppure a peso d’oro – racconta – mentre oggi, con la crisi economica mondiale che non ha certo risparmiato l’economia reale dei nostri territori, troviamo locali sfitti o in vendita che abbondano».

Gli esempi sono tanti. A partire dagli stabilimenti chiusi dalla Marzotto nella zona ancora nel periodo pre-crisi, che già di per sé hanno inciso profondamente sull’economia locale. «Tuttavia in quel periodo le piccole e medie imprese lavoravano bene – spiega Brunello – e molta manodopera è stata assorbita, evitando problemi sociali. Con la crisi dell’ultimo quinquennio, invece, le Pmi stanno facendo di tutto per cercare di limitare gli effetti devastanti, ma ormai il problema si aggrava di giorno in giorno, e anche importanti realtà stanno per chiudere i battenti».

L’imprenditore manifesta, insieme ad un grande rammarico, le delusione nei confronti della politica nazionale e della sua inerzia: «Ormai fa davvero saltare i nervi sentire i nostri eletti in Parlamento che propongono il consueto teatrino televisivo – accusa – sempre con gli stessi interpreti, che “interpretano” la stessa piece, lontani da ogni realtà industriale e sociale. Ancora non si capisce che una volta perso un tessuto industriale sarà ben difficile ricrearlo, sia per la perdita di competenze che di clienti, che nel frattempo hanno trovato nuovi fornitori altrove. E, in tutto questo, non è certo d’aiuto neppure il sistema bancario che sui media continua a propagandare buoni propositi, ma, di fatto, è ben lontano dal sostenere le imprese. La situazione è drammatica, ma le risposte non arrivano e, se arrivano, sono di una superficialità disarmante».

È arrivato allora il momento di cambiare passo per invertire le tendenze negative degli ultimi tempi. L’unica alternativa è la morte del tessuto economico-sociale di un territorio che negli ultimi decenni ha rappresentato un punto di eccellenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

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PMI, FACCIA A FACCIA CON ZANONATO

Presentate le istanze per il rilancio delle attività produttive


A Bassano del Grappa, Flavio Lorenzin (Apindustria Vicenza) lancia la sfida al ministro: meno contributi e più riforme per competere all’estero


L’arrivo a Bassano del Grappa di Flavio Zanonato, ospite della festa provinciale del Partito Democratico, non è sfuggito ai rappresentanti delle Pmi. Per l’occasione il ministro dello Sviluppo Economico è stato raggiunto e incalzato anche dal presidente di Apindustria Vicenza, Flavio Lorenzin, accompagnato dal presidente del mandamento bassanese William Beozzo, che nel corso del dibattito in programma all’hotel Palladio ha presentato alcuni interventi d’urgenza per salvare la vita di tante imprese ed evitare il tracollo dell’economia.

Lorenzin ha subito affrontato il tema dell’accordo tra Confindustria e sindacati, che pur avendo dei punti condivisibili, rispecchia ancora vecchie logiche basate sulla richiesta di assistenza, contributi e incentivi, il tutto tarato più sulla grande industria anziché sulle Pmi, che rappresentano il 97% del sistema produttivo. «Noi chiediamo meno contributi all’impresa o persino l’azzeramento di essi – ha ricordato il presidente – ma non possiamo rinunciare a riforme sostanziali che rendano semplice l’intraprendere, che creino un terreno favorevole per la crescita delle piccole imprese».

Per fare questo basta guardare alla realtà produttiva dei nostri giorni, fatta per la maggior parte di aziende che esportano, o che lavorano per altre imprese esportatrici: «Dobbiamo essere messi nelle condizioni di poter competere sui mercati partendo da situazioni paritarie con gli altri Paesi – ha continuato Lorenzin, davanti a Zanonato – perché noi abbiamo un costo energia più elevato, un paradosso del costo del lavoro tra i più alti d’Europa e di una busta paga netta tra le più basse del vecchio continente. Serve una riduzione cuneo fiscale anche per dare impulso ai consumi interni con rilancio dell’economia».

Sempre in materia fiscale, il presidente degli industriali vicentini ha ricordato la necessità di una tassazione equa e certa, lasciando da parte quella che è ormai una regolare violazione dello Statuto del Contribuente, con norme incomprensibili e retroattive, insieme ad un sistema fiscale arretrato che non tiene conto del principio costituzionale del contribuire in base alle capacità di reddito. «Da noi si paga anche sul costo per produrre il reddito con l’Irap, che penalizza chi assume e chi investe – ha incalzato Lorenzin – o con costi d’impresa che non sono deducibili, come negli altri Paesi. In pratica si pagano le tasse su un reddito d’impresa viziato che non corrisponde a quello reale. Anche l’Imu non è equa e continua a colpire il fabbricato industriale, che è bene strumentale all’impresa. Il tutto condito con una burocrazia asfissiante che in alcuni casi rasenta la commedia d’avanspettacolo». E pensare che si voleva aggiungere un altro adempimento devastante come il Durt, duramente criticato nei mesi scorsi da Apindustria Vicenza e Confimi. Fortunatamente quelle critiche sono state ascoltate, e il pericolo è stato sventato. Ma esistono altri adempimenti che frenano gli investimenti da superare, insieme ad interventi per incentivare la crescita. Anche su questo le imprese hanno chiesto ascolto al ministro Zanonato. Ora si attendono positivi riscontri.



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