DL ENERGIA, Agnelli (CONFIMI INDUSTRIA): “È l’ennesima risposta parziale a una crisi strutturale”
“Il Decreto Bollette 2026, per come emerge dalla bozza attuale, non rappresenta una risposta all’altezza della crisi energetica. Siamo di fronte all’ennesimo intervento parziale, emergenziale, privo di una visione industriale di medio-lungo periodo. Si evitano i nodi strutturali, si rinviano le scelte politiche vere e si continua a gestire l’urgenza senza affrontare l’emergenza”. Lo dichiara in una nota Paolo Agnelli, Presidente di Confimi Industria.
Da tempo Confimi Industria denuncia come le imprese italiane paghino l’energia anche tre o quattro volte più dei principali competitor europei. “Questo - sottolinea Agnelli - si traduce in investimenti rinviati, produzioni ridotte, stabilimenti chiusi o delocalizzati e in una perdita di competitività che rischia di portare a una desertificazione industriale silenziosa”.
Secondo il Presidente di Confimi Industria, anche questa bozza di decreto non interviene sulle cause del problema: “nulla sui meccanismi di formazione del prezzo, sugli oneri impropri e su un mercato che continua a produrre rendite per pochi e costi insostenibili per chi produce valore reale. Il messaggio alle imprese è sbagliato e pericoloso: arrangiatevi”.
“Ma la resilienza delle PMI non è infinita - prosegue il Presidente - non si può chiedere alle aziende di competere sui mercati globali con un handicap energetico permanente, mentre altri Paesi mettono l’energia al centro della propria strategia industriale”.
Agnelli richiama quindi il ruolo dello Stato: “l’energia non può essere trattata come una voce di bilancio. Se lo Stato esercita un controllo diretto o indiretto su un soggetto dominante come Enel, a questo potere deve corrispondere una responsabilità chiara: garantire energia a prezzi medi europei, rinunciando a margini oggi anche tripli rispetto a quelli di analoghe aziende europee”.
Infine, l’appello alla politica: “Serve una scelta netta: decidere se l’Italia vuole restare un Paese industriale o accettare il declino produttivo come prezzo dell’inerzia. Senza una riforma profonda del sistema energetico, ogni decreto bollette resterà gestione dell’emergenza, non politica industriale. Il tempo per le imprese è già finito”.
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