DL BOLLETTE, AGNELLI (CONFIMI INDUSTRIA): “Primo cambio di passo, ora tavolo con tutte le associazioni di impresa”
Roma, 21 febbraio 2026 – “Il decreto contiene alcuni elementi che avevamo sollecitato in questi mesi: gli strumenti per accordi pluriennali sulle rinnovabili e l'operazione per ridurre il differenziale con i prezzi europei del gas vanno nella direzione auspicata. Riconosciamo questi passi avanti, ma per le imprese il conto è ancora tre volte quello europeo”.
Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria, commenta così il DL Bollette che entra in vigore da oggi.
“Finalmente si prova a superare la logica dei bonus una tantum – prosegue Agnelli – le misure per consentire alle aziende di unirsi in accordi di lunga durata e l'allineamento del costo del gas a quello europeo tolgono sovrapprezzi che penalizzano il sistema da anni”.
Tuttavia per la Confederazione restano importanti nodi critici: “Di concreto, per ora, c'è soprattutto un aumento dell'Irap sul consumato energetico. Il 2% in più rischiamo di ritrovarlo in bolletta. Si poteva invece seguire un'altra strada: dire alle partecipate pubbliche dell'energia che il prezzo di vendita deve essere allineato alla media europea”.
Il vero sostegno, secondo Agnelli, “è rimuovere gli ostacoli alla radice, non mettere pezze. Qui vediamo ancora piccoli ristori a pioggia, mentre le nostre imprese continuano ad avere costi energetici fuori scala rispetto all'Europa: con 3,4 euro a Megawattora non si colma quel divario”.
Sul tema degli oneri impropri “rateizzare al 6% per dieci anni rischia di trasformare un aiuto in un nuovo debito. E sui contratti a lungo termine, attenzione: se diventano troppo complessi restano scatole vuote”, rileva il presidente: “alle industrie manifatturiere servono meccanismi snelli. Molto dipenderà dai decreti attuativi”.
Sulla annunciata revisione dell'Ets in Europa, Agnelli è chiaro: “per le imprese manifatturiere questo meccanismo non è una teoria, è una voce di bilancio. Vent'anni di costi senza che i prezzi dell'energia in Italia si siano mai allineati a quelli francesi o tedeschi. Se non c'è un mercato unico che funziona, almeno si smetta di chiedere sacrifici solo a chi produce: ci aspettiamo che il governo difenda il manifatturiero italiano, perché senza industria non c'è transizione che tenga".
“Un altro intervento – prosegue il Presidente di Confimi Industria – che lo Stato può mettere in atto, visto che controlla con il 30% le partecipate dell'energia che agiscono in regime di monopolio, è appunto quello di abbassare i prezzi di vendita del gas e dell'elettricità, riducendo i margini al pari delle analoghe società tedesche e francesi. Deve essere attuata una politica di ebitda europea, altrimenti si rinunci ad essere oligopolisti e si apra l'Italia al mercato europeo”.
Per Confimi la priorità ora è una sola: “chiediamo un confronto strutturale e permanente con tutte le rappresentanze d'impresa, per una strategia condivisa, e non calata dall’alto, che tenga in vita l’intero settore”. Un tavolo stabile sul costo dell'energia “che affronti i nodi veri: il ruolo delle partecipate pubbliche, i meccanismi di formazione dei prezzi, gli oneri che pesano sulle imprese”, conclude Agnelli.
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