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SINDROME CINESE - LA UE FACCIA LA SUA PARTE

Non è la prima volta che l’estate, anche finanziariamente parlando, si presenta torrida (vedi fallimento della Lehman Brothers).
Questa volta è l’opificio del mondo, nonché primo esportatore e paese più popoloso - la Cina - a far sobbalzare le borse e gli operatori economici. Alla caduta di luglio, a cui le autorità cinesi avevano risposto con la sospensione di alcuni titoli quotati e con il divieto di vendita delle azioni dei colossi statali, è seguita la decisione, in agosto, di svalutare lo yuan, per arrivare a lunedì scorso con il nuovo crollo della Borsa di Shanghai. Cadute e rimbalzi hanno caratterizzato anche l'andamento dei mercati europei a dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, di quanto siano interdipendenti i paesi nell'attuale sistema economico.
"Se il calo della borsa cinese, dopo un periodo di forte crescita, può essere un fenomeno di assestamento" - commenta il Presidente di Apindustria Confimi Vicenza Flavio Lorenzin - "il deprezzamento della moneta (con il parallelo apprezzamento dell'euro) è decisione che incide sulla competitività dei sistemi manifatturieri in un'economia globale già incerta sotto il profilo economico-politico in un numero rilevante di paesi extraUE e difficile da decifrare circa gli esiti e i tempi: America Latina in rallentamento, Turchia alle prese con elezioni anticipate, IS e curdi, Russia ancora "embargata", sponda sud del Mediterraneo percorsa da conflitti e instabilità.
Ancora una volta aziende ed esportatori devono adattare le loro strategie alle dinamiche in corso, magari virando dai mercati emergenti a quelli "emersi" e offrendo prodotti e servizi sempre migliori e innovativi. Con l'auspicio" - chiude il Presidente Lorenzin - "che Bruxelles riesca a implementare politiche in grado di far fronte a tali congiunture" per non veder svanire la timida ripresa in atto dopo anni di difficoltà e sacrifici".
Vicenza, 26 agosto 2015

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