PMI DEL MANIFATTURIERO: UN MOMENTO DELICATO

I risultati della nuova indagine congiunturale realizzata da Apindustria Confimi Vicenza confermano i tempi lunghi per la ripresa, ma anche l’impegno a compiere tutti gli sforzi per garantire i posti di lavoro. Sul DPCM: «Rischia di provocare un danno economico estremamente rilevante alle imprese della filiera agroalimentare» 
È un quadro delicato quello che emerge dai risultati della nuova indagine congiunturale realizzata da Apindustria Confimi Vicenza su un campione di circa 200 PMI beriche. Ben il 65% del imprese intervistate, infatti, ritiene di non riuscire a recuperare entro la fine dell’anno il fatturato perso durante il lockdown. Un risultato che appare invece realistico per il 25% del campione, mentre va comunque sottolineato un 10% di imprese che dichiarano di averlo già recuperato nei primi mesi di riapertura delle atttività.In questo contesto, anche il ricorso agli ammortizzatori sociali appare diffuso, ma non in modo generalizzato: li ha attivi in questo momento il 47% delle imprese intervistate. Mariano Rigotto
Poco utilizzato è risultato essere invece lo smart working (solo il 18% ha dichiarato di avere dei dipendenti che lavorano da casa), ma questo dato va letto considerando che l’indagine risale alla fase subito precedente il nuovo, significativo incremento dei contagi. Ciò che appare con evidenza, comunque, è il forte impegno delle PMI vicentine nei confronti dei propri dipendenti: nonostante il momento delicato, il 73% non prevede alcun intervento sul personale, e addirittura il 19% ha in programma nuove assunzioni; solo l’8% dichiara di attendere la fine del blocco dei licenziamenti per prendere dei provvedimenti, che nella maggior parte dei casi riguarderanno comunque meno di 5 unità.«Questi dati raccontano una situazione relativamente serena - commenta Mariano Rigotto, presidente di Apindustria Confimi Vicenza -, anche se va precisato che l’indagine è stata chiusa il 14 ottobre, dunque subito prima del brusco incremento dei contagi al quale abbiamo assistito negli ultimi giorni. Ancora a fine settembre c’era un clima di ritrovata fiducia tra gli imprenditori: ora la situazione è di nuovo precipitata, anche se va detto che quasi tutte le aziende dichiarano di avere un portafoglio di ordini almeno per un mese e mezzo e questo vuol dire che in qualche modo il 2020 potrà considerarsi salvato. Mi preoccupa di più invece quella che potrà essere la situazione nei primi mesi del prossimo anno, alla luce dell’evoluzione della situazione sanitaria e di quelle che saranno le restrizioni decise dal Governo e le sue conseguenze sull’economia».Sempre dalle risposte delle imprese, trova conferma anche un altro dato già emerso nelle precedenti rilevazioni, ovvero l’incidenza tutto sommato contenuta delle misure economiche messe in campo dal Governo a favore delle imprese, per lo meno per quanto riguarda le PMI del manifatturiero vicentino: solo il 52% ha usufruito di qualche forma di aiuto economico. Tra queste, il 16% per importi fino a 30 mila euro, il 23% per somme fino a 800.000 euro e il 13% oltre tale importo (le altre imprese non hanno risposto al quesito).Infine un’ultima riflessione riguarda il nuovo DPCM: «Rischia di provocare un danno economico estremamente rilevante - sottolinea il presidente Rigotto -. Siamo molto preoccupati per l’impatto della chiusura alle 18 per i ristoranti soprattutto perché, se è vero che per questi ultimi è stata annunciata una qualche forma di ristoro, nessuno sembra aver pensato all’intera filiera di fornitura: si tratta di migliaia di imprese dell’agroalimentare che rischiano di vedersi bloccare nuovamente buona parte degli ordini. Conte non ne ha fatto nemmeno un cenno, eppure quella dell’agroalimentare è una delle filiere di qualità più importanti al mondo, nonché uno dei fiori all’occhiello del Made in Italy».

Vicenza, 27 ottobre 2020

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