«GIÙ LE MANI DALL’ACCIAIO MADE IN ITALY»

COMUNICATO STAMPA

Apindustria Vicenza chiede a gran voce la difesa dell’Ilva e un nuovo piano per il rilancio: “Rimettiamo in piedi la nave Italia”

«Salviamo l’Ilva di Taranto». A chiederlo a gran voce sono i rappresentanti della piccola e media impresa, preoccupati per la sorte di una storica acciaieria che fa da motore dell’economia nazionale, e che anche nel Vicentino garantisce lavoro a un gran numero di imprese del settore metalmeccanico.

Un appello accorato per la difesa della grande azienda pugliese arriva dal presidente di Apindustria Vicenza, Flavio Lorenzin, e dal presidente del mandamento di Bassano del Grappa, William Beozzo. «L'acciaio è un'industria di base – fanno sapere – essenziale e fondamentale per l'economia nazionale, tanto che l'Italia è il secondo produttore in Europa. Per non perdere anche questa fetta preziosa della nostra produzione, abbiamo bisogno di mantenere una grande risorsa industriale come l’Ilva, altrimenti rischiamo di uscire da settori strategici come la componentistica e la meccanica per la mancanza di materie prime».

Già oggi le acciaierie tedesche stanno aumentando i profitti in Italia, e se l’Italia rinuncerà a difendere la propria produzione di acciaio dovrà pagare il conto di una situazione che si preannuncia drammatica, con la chiusura di nuove aziende, un aumento della disoccupazione e la perdita di competitività del sistema. «La magistratura deve fare il suo corso secondo  le leggi vigenti – insistono Lorenzin e Beozzo – ma la politica deve avere il buon senso di legiferare in modo chiaro e preciso, affinché l’applicazione delle norme non vada a colpire chi non ha colpe, come i lavoratori o i fornitori. La responsabilità deve esser personale e non deve penalizzare le aziende».

D’altronde sono questi sono i problemi reali di un’Italia che ha le capacità per innovarsi e crescere, come dimostra l’esempio della Concordia, ma la cui classe dirigente troppo spesso si perde nei soliti teatrini fatti di poltrone, o di strategie per mantenere posizioni che nulla hanno a che fare con la realtà italiana che sta esplodendo. «I politici sembrano i suonatori del Titanic – tuonano i rappresentanti di Apindustria Vicenza – che cercavano di addolcire la morte certa dei passeggeri. Di certo lo facevano con uno scopo, ma se traduciamo questo sul sistema Paese, non possiamo rassegnarci di vedere affondare una società».

Come se non bastasse, adesso si parla anche di aumento dell’Iva come provvedimento quasi certo: vale a dire ulteriori difficoltà per la competitività delle imprese, aumento della tassazione, diminuzione dei consumi, diminuzione del gettito fiscale. «È una politica così a portare a fondo l’Italia – concludono gli imprenditori – ossia quella che guarda soltanto alla prossima manovra per assicurare le coperture di bilancio, mantenendo intatti i privilegi di casta e i tanti protezionismi di categorie che non sono più giustificabili. Quello che serve con urgenza sono invece un “piano industriale Italia” e riforme sostanziali che rimettano in moto l’economia».

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