UNA MANOVRA-BEFFA: L’INAIL DEVE DESTINARE LE SUE RISORSE A RIDURRE I PREMI , NON A FINANZIARE IMPROBABILI INCENTIVI

Vicenza, 17 ottobre 2013


“Con l’avanzo strutturale di bilancio dell’Inail, bisognava ridurre seriamente i premi assicurativi per tutte le imprese e non inventarsi l’ennesimo incentivo sulle assunzioni a tempo indeterminato, che quasi nessuno adotta dall’inizio.” Così Flavio Lorenzin, presidente Apindustria Vicenza, sulla legge di stabilità 2014 presentata dal Governo l’altra notte.

“Anche nel 2012, l’Inail ha registrato l’ennesimo utile di bilancio, questa volta di 1,4 miliardi, migliorando l’avanzo patrimoniale e realizzando un risultato finanziario di ben 859 milioni di euro. In pratica, l’equivalente di una vera e propria “manovrina”. Eppure, pur essendo un ente pubblico e per di più in regime di monopolio legale, da anni non ribalta nemmeno un centesimo dei propri utili sulle imprese assicurate, diminuendo i premi assicurativi obbligatori.

Continuano a dirci che vogliono ridurre il cuneo fiscale, a cui gli stessi premi contribuiscono in misura rilevante: quasi il 6% in un’industria meccanica, ma in edilizia anche il doppio. Tutto quello che fanno, però, è prevedere un incentivo del tutto slegato dalla realtà della maggior delle piccole e medie imprese, perché per ottenerlo non basta assumere a tempo indeterminato (che è già è un miracolo), ma bisogna anche incrementare la base occupazionale, cioè “crescere”: oggi, la maggior parte delle imprese è impegnata a conservare la propria dimensione, limitando per quanto possibile l’uso degli ammortizzatori sociali, non ad accrescerla. La prima preoccupazione delle nostre imprese, oggi, è farsi pagare dai clienti, compito sempre più arduo, vista che le norme a tutela dei pagamenti sono un vero colabrodo e l’assoluta inadeguatezza della legge fallimentare, che permette ai furbi di cavarsela con estrema facilità .

E pensare che, fino a poco tempo fa, tutti sembravano d’accordo su un principio: meno incentivi e più interventi strutturali sul costo del lavoro e sulla fiscalità. Alla prima occasione, però, ci ricascano, probabilmente perché è più comodo far vedere che si sono stanziati dei soldi, che però non è detto vengano spesi.

I soldi per un intervento strutturale in Alitalia, però, si sono trovati (non raccontateci la favoletta che le Poste sono private, per cortesia), anche se mantenere alta la “bandiera” ci è già costato 5 miliardi, tanto quanto le casse in deroga degli ultimi 5 anni. Se continua così anche questo Governo non soltanto non invertirà la tendenza recessiva, ma farà perdere, agli occhi degli imprenditori, quel poco di fiducia nel sistema che forse ancora rimane.



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