PMI, ALTO VICENTINO IN “ALTO MARE”

Vicenza, 21 ottobre 2013


Stefano Brunello, presidente mandamentale di Apindustria Vicenza, sprona la classe politica: «Le nostra industria sta sparendo, servono interventi rapidi»

Fino a pochi anni fa se ne parlava come di un simbolo dell’industria vicentina e del Nordest, con importanti insediamenti manifatturieri conosciuti in tutto il mondo. Ben diversa è oggi la situazione dell’Alto Vicentino, il cui tessuto produttivo si sta desertificando.


Un grido di disperazione arriva da Stefano Brunello, presidente del mandamento “Alto Vicentino” di Apindustria Vicenza: «Cinque anni fa non si trovava un metro quadro di capannone neppure a peso d’oro – racconta – mentre oggi, con la crisi economica mondiale che non ha certo risparmiato l’economia reale dei nostri territori, troviamo locali sfitti o in vendita che abbondano».

Gli esempi sono tanti. A partire dagli stabilimenti chiusi dalla Marzotto nella zona ancora nel periodo pre-crisi, che già di per sé hanno inciso profondamente sull’economia locale. «Tuttavia in quel periodo le piccole e medie imprese lavoravano bene – spiega Brunello – e molta manodopera è stata assorbita, evitando problemi sociali. Con la crisi dell’ultimo quinquennio, invece, le Pmi stanno facendo di tutto per cercare di limitare gli effetti devastanti, ma ormai il problema si aggrava di giorno in giorno, e anche importanti realtà stanno per chiudere i battenti».

L’imprenditore manifesta, insieme ad un grande rammarico, le delusione nei confronti della politica nazionale e della sua inerzia: «Ormai fa davvero saltare i nervi sentire i nostri eletti in Parlamento che propongono il consueto teatrino televisivo – accusa – sempre con gli stessi interpreti, che “interpretano” la stessa piece, lontani da ogni realtà industriale e sociale. Ancora non si capisce che una volta perso un tessuto industriale sarà ben difficile ricrearlo, sia per la perdita di competenze che di clienti, che nel frattempo hanno trovato nuovi fornitori altrove. E, in tutto questo, non è certo d’aiuto neppure il sistema bancario che sui media continua a propagandare buoni propositi, ma, di fatto, è ben lontano dal sostenere le imprese. La situazione è drammatica, ma le risposte non arrivano e, se arrivano, sono di una superficialità disarmante».

È arrivato allora il momento di cambiare passo per invertire le tendenze negative degli ultimi tempi. L’unica alternativa è la morte del tessuto economico-sociale di un territorio che negli ultimi decenni ha rappresentato un punto di eccellenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

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