Responsabilità fiscale appalti e subappalti, è la fine di un incubo

Varato dal Governo il decreto sulle semplificazioni fiscali con l'abrogazione della «solidarietà fiscale» tra appaltatore e subappaltatore.
E’ la fine di un incubo da dimenticare in fretta, sostiene Lorenzin, Presidente di Apindustria Confimi Vicenza che plaude all’art. 28 del dlgs sulle semplificazioni, approvato dal consiglio dei ministri del 30 ottobre. Finalmente è stata abrogata una delle norme indubbiamente più demenziali della storia della Repubblica, vale a dire quella sulla responsabilità fiscale (per ritenute sui redditi di lavoro dipendente) negli appalti e subappalti (art. 35 co. 28 e ss del D.Lgs 223/2006).

Varato dal Governo il decreto sulle semplificazioni fiscali con l'abrogazione della «solidarietà fiscale» tra appaltatore e subappaltatore.
E’ la fine di un incubo da dimenticare in fretta, sostiene Lorenzin, Presidente di Apindustria Confimi Vicenza che plaude all’art. 28 del dlgs sulle semplificazioni, approvato dal consiglio dei ministri del 30 ottobre. Finalmente è stata abrogata una delle norme indubbiamente più demenziali della storia della Repubblica, vale a dire quella sulla responsabilità fiscale (per ritenute sui redditi di lavoro dipendente) negli appalti e subappalti (art. 35 co. 28 e ss del D.Lgs 223/2006). Si è trattato di una norma incredibile, prosegue Lorenzin, che usa già il passato (anche se per il “de profundis” bisognerà aspettare l’ufficializzazione in Gazzetta, ndr). Tale disciplina, infatti, è riuscita contemporaneamente, da una parte, ad avvallare il comportamento dei debitori intenzionati a sospendere i pagamenti e, dall’altra, a rendere impossibile la vita a chi, invece, voleva onorare i propri debiti nei termini. Una disciplina iniqua e inopportuna, come più volte sottolineato da Apindustria Confimi Vicenza, censurabile per numerosi profili poiché: (1) ostacolava il regolare funzionamento dei rapporti fra imprese (nuocendo negativamente al sistema economico); (2) generava una sproporzionata proliferazione giornaliera di adempimenti amministrativi (autocertificazioni) divenuti indispensabili per il (già difficile) incasso dei crediti commerciali; (3) risultava inutile poiché il fornitore che froda, comunque, autocertifica senza remore; (4) violava i principi di eguaglianza creando distorsione della concorrenza sfavorendo chi affidava commesse (appalti) a prestatori nazionali, anziché a soggetti non residenti; (5) contrastava con i principi della Direttiva 2011/7/UE contro i ritardati pagamenti.

Le frodi, come testimonia la maxi frode da 250 milioni di euro evidenziata dal comunicato stampa delle Entrate del 29 ottobre va contrastata con azioni di intelligence “combattute” sul posto. Bisogna smetterla, chiosa Lorenzin, di caricare su tutti le colpe di pochi, con misure che finiscono per rivelarsi solamente dannose per il sistema economico. Serve maggiore sensibilità e quindi è positivo che il Governo abbia finalmente accolto i numerosi appelli che si sono incessantemente susseguiti dall’entrata in vigore della norma (ottobre 2012) e che le stesse commissioni Parlamentari hanno ben evidenziato nella relazione dello scorso agosto. Ora le problematiche, in tema di responsabilità negli appalti, si concentrano solo in seno alla legge Biagi nella quale è stata inserita la funzione di sostituto d’imposta per il committente che dovesse risultare obbligato in solido con l’appaltatore. Questa, tuttavia, è un’altra storia sulla quale, comunque, saranno opportune le debite riflessioni alla ricerca di un punto di equilibrio accettabile.

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