Recovery: “Bene le intenzioni, ma si individuino azioni prioritarie e obiettivi misurabili”

Intervento di Flavio Lorenzin in video conferenza alla presenza del presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e con i Ministri Patuanelli (MiSE), Catalfo (Lavoro), Pisano (Innovazione), Dadone (Semplificazione e PA), Amendola (Affari Europei), Provenzano (Mezzogiorno)

“Confimi Industria crede nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza perché vede in questa opportunità, economica e sociale, non solo un progetto di svolta ma l’occasione dell’ammodernamento del sistema paese” così ha esordito il Vicepresidente di Confimi Industria con delega alla Semplificazione, Fisco e Rapporti con la PA, Flavio Lorenzin intervenendo in video conferenza alla presenza del presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e con i Ministri Patuanelli (MiSE), Catalfo (Lavoro), Pisano (Innovazione), Dadone (Semplificazione e PA), Amendola (Affari Europei), Provenzano (Mezzogiorno) e ha spiegato “per questo ci mettiamo a disposizione del Governo non solo ora ma per la costituzione di una cabina di regia che possa vigilare e monitorare sui progetti che vedono coinvolta la piccola e la media impresa e il sistema manifatturiero in generale”.  “Non mancano però le preoccupazioni – ha precisato Lorenzin – e riguardano la messa a terra di azioni efficienti ed efficaci, l’individuazione delle iniziative prioritarie e la definizione obiettivi che siano misurabili, informazioni oggi assenti nel Piano”. È necessario un programma articolato per la motivazione e il coinvolgimento della PA, insieme a un Progetto di Politiche attive del Lavoro per gli effetti prevedibilissimi delle innovazioni digitali nella PA stessa, oltre ad un’azione incisiva per contenere al meglio una eventuale flessione degli occupati nel breve medio periodo a causa della forte spinta dell’incremento ICT/Digitale.
Confimi Industria con Lorenzin e con il Direttore generale di Confimi Fabio Ramaioli è scesa dunque nell’analisi del PNRR ponendo l’accento su alcune grandi tematiche: la necessità di infrastrutture digitali che supportino la trasformazione e oggi ancora carenti o insufficienti in gran parti d’Italia; una maggiore attenzione al tema della sicurezza digitale che nel 2020 ha rivelato la sua debolezza e la sua fragilità; i pochi fondi stanziati sull’intermodalità e la logistica che non permetteranno all’Italia di competere con gli altri porti del Mediterraneo; bene i bonus legati all’edilizia e alle opere impiantistiche con la conferma del superbonus seppur in parte subordinati alle decisioni della Commissione Europea; ampliamento dell’elenco delle grandi opere gestite con commissario straordinario tra le quali si chiede di inserire anche TELT Alta velocità Torino – Lione, Pedemontana Lombarda, Gronda di Genova, Passante ferroviario di Firenze. Soffermandosi sul tema dei trasporti si è portata l’attenzione dei ministri sulle difficoltà del comparto del trasporto bus turistico escluso dalle misure a supporto della mobilità green e che non vede ristorate le accise sul gasolio al contrario dei competitor europei.
Toccando il tema delle agevolazioni del piano transizione 4.0 - buone nell’impianto e negli strumenti previsti - Confimi Industria ha posto però il problema all’interno della Legge di Bilancio dell’impossibilità di scontare i crediti di imposta, che al momento sono previsti solo per il bonus 110% e dintorni, chiedendo di poter porre rimedio.
E ancora su green economy, Confimi ha evidenziato come al momento sembrino ancora timidi gli strumenti legati alla circular economy, settore in cui gravitano tante piccole e medie imprese. Andrebbero fatte inserire una serie di interventi economici a favore di una platea di imprese appartenenti al settore recupero e riciclaggio di rifiuti e di materia per la produzione di end of waste e di materie prime secondarie. Una priorità se si vuole che l’Italia sia tra i protagonisti del Green Deal europeo.
Non poteva mancare una riflessione sul tema del lavoro. “Negli ultimi anni sono state pensate misure per lo più assistenziali, misure che con la pandemia si sono intensificate con una cassa ad hoc e il blocco dei licenziamenti, strumenti indispensabili – precisa  Confimi Industria – soprattutto per le categorie di lavoratori più a rischio e per la fascia di popolazione più debole, ma nel piano è opportuno studiare e individuare misure di politiche attive al lavoro, anche nella logica dello scambio, sia esso formazione e proposta di lavoro, altrimenti ci saremmo solo trascinati un problema più a lungo”.
Bene il rifinanziamento del Fondo per le Competenze ma, sottolinea la Confederazione del Manifatturiero privato, è bene che ora si lavori per uniformare a livello nazionale la proposta e la linea operativa così come individuare il progetto formativo ed i soggetti a cui ci si rivolge.
Per quanto riguarda le "priorità Sud", Confimi Industria ha apprezzato infine l'addizionalità delle risorse finanziarie, seppure in gran parte ottenuta con l'aggiunta delle risorse della coesione del PIANO SUD 2030, per cui si può fare ancora di più, soprattutto per colmare il divario delle infrastrutture rispetto al resto del paese. Positivo il rafforzamento delle reti di distribuzione e trasmissione dell'energia elettrica che si spera vadano a risolvere l'annoso problema delle interruzioni così da ottenere quella qualità dell'energia elettrica indispensabile per i processi di digitalizzazione e automazione dei processi produttivi.
Ma l’attenzione Confimi Industria l'ha chiesta anche su quello che avverrà domattina: “con la fine delle moratorie, del blocco dei fallimenti, del blocco dei licenziamenti, della sospensione di pagamenti vari o supporto mediante ristori, cosa accadrà?”
La situazione economico patrimoniale di quelle imprese che sono state maggiormente penalizzate dalle conseguenze della pandemia – sottolinea in chiusura Confimi Industria - è peggiorata in maniera importante e c'è il rischio concreto che scoppi nel momento in cui queste aziende si ritrovino a confrontarsi con il sistema bancario e finanziario alla luce dei nuovi termini di definizione di default aziendale, entranti in vigore il 1° gennaio e quanto mai inopportuni vista la situazione attuale. 
Roma, 25 gennaio 2021
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