DDL Pmi - Rigotto: «Un buon provvedimento, ma va posta attenzione su alcuni aspetti come la nuova legge sull’artigianato»
È sostanzialmente positivo il giudizio di Mariano Rigotto - presidente di Confimi Apindustria Vicenza - sul disegno di legge per le piccole e medie imprese approvato dal Senato: «Apprezziamo il richiamo allo “Small Business Act” - che avevamo richiesto in audizione, sottolinea - e alla staffetta generazionale. Piena soddisfazione, invece, per l’accoglimento delle richieste di snellimento e sburocratizzazione nei modelli di organizzazione e gestione in materia di salute e sicurezza e nella disciplina della sicurezza applicata al lavoro agile». Bene – secondo Confimi Apindustria Vicenza - anche il sostegno alla filiera Moda, molto presente nel Vicentino, con l’istituzione del fondo per i contratti di sviluppo del settore, che continua ad essere una delle bandiere del Made In Italy, nonostante una pressione competitiva che è, per alcuni versi, divenuta insostenibile.
Meno positivo il commento su altri fronti: «Avremmo voluto – dice Rigotto - che venisse valutata una maggior proporzionalità su alcuni adempimenti quali, ad esempio, il Whistleblowing e i bilanci di sostenibilità, che gravano su tante nostre aziende con eccessivi oneri gestionali e di compliance».
Per ciò che concerne l’accesso al credito, la legge prevede anche un’importante delega al Governo per la riforma dei Confidi: «I consorzi di garanzia in questi anni hanno visto il proprio ruolo storico fortemente ridimensionato dall’esplosione delle garanzie pubbliche – spiega il presidente di Confimi Apindustria Vicenza -. Per questo motivo riteniamo fondamentale rivedere il complessivo impianto di questo sistema, che è stato storicamente fondamentale per il sostegno alle imprese e che può giocare un ruolo ancora molto importante a supporto delle Pmi, ora e in futuro».
Qualche perplessità Rigotto la esprime, infine, sulla riforma della legge sull’artigianato che, per quanto necessaria, è forse l’aspetto più delicato su cui il governo sarà chiamato a lavorare: «Allargare eccessivamente il perimetro delle imprese cui garantire istituti pensati per le “vecchie” imprese artigiane – spiega - rischia di comportare effetti pesanti sui bilanci dello Stato, per cui si renderà necessaria un’analisi ponderata dei “paletti” da istituire. D’altro canto – conclude -, anche la stessa definizione di micro, piccole, medie e grandi imprese - argomento di competenza comunitaria più che nazionale - dovrebbe periodicamente essere oggetto di “manutenzione”. Se pensiamo al progressivo spostamento della manifattura verso un’automazione spinta dal calo demografico e uniamo gli effetti inflazionistici sui valori di bilancio, che ora fanno da spartiacque a livello dimensionale, i risultati di una eventuale riforma sono tutt’altro che scontati e intuitivi».
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