Guerra in Ucraina, l’appello al mondo della politica: «Dateci la possibilità di offrire un lavoro ai rifugiati»

Apindustria Confimi VIcenza chiede procedure semplici per poter offrire un lavoro ai rifugiati ucraini

Di fronte alla prospettiva dell’arrivo di migliaia di rifugiati dall’Ucraina, la macchina dell’accoglienza si è già messa in moto a tutti i livelli, ma oltre alla necessità di garantire loro vitto, alloggio e cure mediche c’è anche il tema di offrire un’opportunità di lavoro, ed è su questo fronte che Apindustria Confimi Vicenza lancia un appello alle forze politiche: «Chiediamo la possibilità di offrire un lavoro ai rifugiati che lo vorranno, utilizzando lo strumento dei voucher – spiega il presidente Mariano Rigotto -. Questo consentirebbe di semplificare al massimo le pratiche per l’assunzione e di gestire in modo flessibile il rapporto di lavoro, considerando che nessuno può sapere quando potranno rientrare in Ucraina. Alcune aziende associate ci hanno già manifestato la loro disponibilità in questo senso, ma abbiamo bisogno di procedure semplici e chiare. Penso che un lavoro per molti possa essere non solo un’opportunità di guadagno, ma anche di ritrovare in una certa misura una sensazione di normalità dopo il trauma della guerra e della fuga dal loro Paese».
Parallelamente, anche Apindustria Confimi Vicenza si è attivata per raccogliere aiuti da destinare all’Ucraina: «Come Associazione - spiega ancora Rigotto - abbiamo aperto una raccolta fondi alla quale potranno partecipare tutte le imprese associate, ma anche i loro dipendenti. Il ricavato sarà utilizzato per acquistare beni di prima necessità che invieremo direttamente in Ucraina attraverso i corridoi umanitari, ma le aziende del comparto alimentare e sanitario che hanno produzioni adatte si sono dichiarate disponibili anche a donare direttamente derrate alimentari e presidi sanitari».
Il tutto in un contesto di forte preoccupazione anche per l’impatto economico che avrà la guerra sulle imprese vicentine. Impatto che, secondo i dati raccolti da Apindustria Confimi Vicenza attraverso un’indagine flash condotta sulle imprese associate, potrebbe essere superiore alle stime iniziali: «Il nostro tessuto produttivo è fatto anche e soprattutto di aziende subfornitrici - spiega ancora il presidente Rigotto -, pertanto c’è una quota importante di fatturato che riguarda commesse destinate alla Russia, ma non viene conteggiato nel novero delle esportazioni della nostra provincia semplicemente perché l’impresa vicentina formalmente vende ad un’altra azienda italiana. Per questo riteniamo che i circa 380 milioni di euro di export vicentino verso la Russia, da fonte Istat, siano un dato che sottostima le perdite potenziali. La rilevazione che abbiamo effettuato lo conferma, perchè i nostri associati prevedono un danno per circa 170 milioni di euro, senza contare che circa un’azienda su quattro non ha ancora visibilità dell’impatto che il conflitto avrà sulla propria catena del valore a valle. Il tutto a fronte di costi fissi che come sappiamo bene sono molto aumentati per il rincaro dell’energia, sul quale lo scoppio della guerra sta incidendo ulteriormente dopo i fortissimi aumenti già registrati negli ultimi mesi».

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