FISCO PREVEDIBILE: GIÙ LE MANI DALL’AUMENTO DEGLI ACCONTI !
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“Accogliamo positivamente le correzioni in arrivo sull’iperammortamento annunciate oggi dal Vice Ministro MEF Maurizio Leo”. Lo comunica Confimi Industria in una nota.
“Sono state accolte le preoccupazioni che avevamo avanzato. L’obiettivo di eliminare le limitazioni territoriali, attraverso la rimozione della clausola del Made in UE - prosegue la nota - appare in questa fase necessario per sbloccare investimenti che rischierebbero altrimenti di rimanere fermi, superando le preoccupazioni degli imprenditori di essere esclusi dalla nuova agevolazione. Non è infatti semplice reperire macchinari prodotti in Italia o in Europa in grado di soddisfare pienamente le richieste del mercato”.
Confimi Industria esprime apprezzamento per il lavoro svolto in questa direzione dal Dicastero guidato dal Ministro Adolfo Urso, che ha saputo raccogliere e interpretare le criticità segnalate in una fase caratterizzata da eccessive incognite.
“Resta fermo, tuttavia - sottolinea Confimi Industria - l’obiettivo originario di valorizzare e premiare la produzione italiana ed europea, una linea strategica fondamentale per la tutela della manifattura nazionale. In quest’ottica, si potrebbe valutare l’introduzione di misure premiali differenziate tra prodotti Made in UE e non, coniugando apertura al mercato e salvaguardia del sistema industriale europeo”.
Apindustria Vicenza
FLAVIO LORENZIN E' IL NUOVO PRESIDENTE DI UNIONMECCANICA
Il rapporto con la scuola e la reciproca conoscenza tra aziende i primi obiettivi del neoeletto,
che si trova a rappresentare più di 500 aziende in una categoria che storicamente
rimane la più numerosa all'interno dell'Associazione
Apindustria Vicenza ha nominato il nuovo presidente di Unionmeccanica: si tratta di Flavio Lorenzin, 51 anni, titolare della Lorenzin S.r.l. di Sandrigo, un'azienda che opera nella produzione di particolari in lamiera per l'industria e che quest'anno festeggia il 40° anniversario di attività.
Un compito delicato e di grande responsabilità quello di Lorenzin, che si trova a capo della categoria più numerosa all'interno dell'Associazione, rappresentando più di 500 aziende iscritte, tra metalmeccanici e installatori, vero motore pulsante dell'economia locale.
Due gli obiettivi in primo piano. Da una parte il rapporto con le scuole, "Il nostro futuro economico come metalmeccanici - afferma Lorenzin - è legato alla produzione di particolari sempre più tecnologici e per questo dobbiamo cercare un dialogo molto profondo con il mondo della scuola. Questa è l'unica via per fornire ai ragazzi quelle professionalità di cui le nostre aziende hanno assoluta necessità per continuare a crescere".
Dall'altra l'impegno a far conoscere le aziende fra loro "Solo facendo squadra possiamo far crescere la nostra economia - continua Lorenzin -. Operare sul mercato è diventato molto costoso ed impegnativo, visto che la globalizzazione a livello industriale è oramai una realtà indiscutibile. Una reciproca conoscenza è fondamentale sia per intraprendere iniziative comuni che per instaurare interessanti collaborazioni, non dobbiamo dimenticare che la nostra è una delle realtà industriali più complesse e diversificate d'Europa, se non del mondo intero".
Associato Apindustria da ventidue anni, Lorenzin ha già ricoperto in passato cariche associative, essendo stato impegnato nel Direttivo di Conexport e Vice presidente di Concredit Veneto; negli ultimi otto anni è stato membro del Direttivo di Unionmeccanica e attualmente è componente del C.d.A di Apivenetofidi. La squadra del nuovo presidente è composta da due Vice Presidenti - Luigi Benincà della Automatismi Benincà Srl e Paolo Zerbaro della Zeco Srl - e dieci consiglieri, Luca Fabris - 3F Ingranaggi Srl, Paolo Rizzato - Rizzato Inox Srl, Ketty Panni - Oleodinamica Panni Srl, Fabio Piazza - Officine Piazza Srl, Franco Sperotto - Carrozzeria Sperotto Spa, Davide Ghiotto - Tecnoforniture Group Srl, Luca Vaccaro - Trevi Benne Spa, Francesco Piovan - Biotec Italia Srl, Antonio Costa - Mixer Srl e Armando Fattori della Elettro Fattori.
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Ufficio Stampa
Raffaella M. Sgueglia
APINDUSTRIA VICENZA - Relazioni esterne e comunicazione
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Con la scadenza quest’anno del mandato quadriennale per gli organismi direttivi dell’Associazione delle Piccole e Medie Imprese della Provincia di Vicenza, l’associazione è stata coinvolta da settembre scorso nel ricambio generale dei dirigenti, dal quale è avvenuta recentemente, l’elezione del nuovo Consiglio Direttivo e quindi l’elezione del nuovo Presidente di Apindustria. Come prevede lo Statuto dell’Associazione il compito di sondare gli imprenditori per l’individuazione del candidato è stato affidato ad una terna di imprenditori, il Collegio dei Saggi, che ha curato l’avvicendamento a Filippo De Marchi.
Che questo non sia un periodo felice per le imprese è cosa nota. Ci sono, tuttavia, filiere che avevano già dato segnali preoccupan
ti ben prima del recente shock per il conflitto mediorientale. È il caso della Valle dell’Agno Chiampo, territorio con una storica vocazione manifatturiera dove si intersecano catene produttive per settori come l’automotive, la moda, l’arredo, ambiti fortemente segnati, nell’ultimo biennio, dalla pressione competitiva e che si trovano a fare i conti oggi con ulteriori incertezze. A confermarlo è Paolo De Marzi, presidente del Mandamento Ovest Vicentino di Confimi Apindustria Vicenza e componente del consiglio di amministrazione del Distretto della Pelle.
- Lei da oltre 20 anni è impegnato in Apindustria, oltre che nella sua azienda. Di periodi difficili ne ha visti tanti.
«Per la verità faccio fatica a ricordarne uno simile a questo. Già a luglio dello scorso anno avevo parlato di “tempesta perfetta” in riferimento all’annuncio dei dazi da parte di Trump, che andavano a sommarsi ad una situazione congiunturale già non felice per la produzione industriale. Quello che è successo dopo è noto».
- Molti imprenditori ritengono, tuttavia, che il problema dazi alla fine si è rivelato meno ostico di quanto si pensasse.
«Temo che non sia così. Se è vero che il timore dei dazi ha incentivato i clienti americani a piazzare ordini extra per fare magazzino, nei mesi successivi si è comunque verificato quanto si temeva: cioè che tutti coloro che esportano negli Stati Uniti si sono fatti carico di quel costo, principalmente noi produttori europei, comprimendo
i margini, seppur con qualche distinguo».
- La “tempesta perfetta” alla quale lei ha fatto cenno non solo si è verificata, ma si è aggravata con l’ulteriore conflitto in corso in Iran, sulla durata del quale le tempistiche sono ancora incerte, considerato che il quadro di una guerra lampo prospettato dal presidente americano si va evaporando.
-Con l’inevitabile conseguenza che ci troviamo ad affrontare costi di produzione pronti anch’essi ad esplodere a causa dell’aumento del prezzo del petrolio, del gas e dell’energia con effetti a cascata: dai trasporti alla logistica alle materie prime, per le quali già si stavano verificando difficoltà di reperimento. Uno scenario che non può che ripercuotersi sulla competitività delle imprese, anche rispetto ad altri sistemi industriali nostri competitor».
- Tuttavia, al di là del momento contingente, i costi energetici per le aziende italiane, se confrontati con la concorrenza europea e non solo, erano già un problema.
La scorsa settimana c’è stata una riunione del consiglio direttivo di mandamento e con i colleghi imprenditori, di diversi settori produttivi, ci siamo confrontati su questo e altri temi. Una delle battaglie che portiamo avanti come Confimi è proprio quella sui costi energetici, tanto da aver promosso un Manifesto per l’Energia che, ritengo, dovrebbe essere sottoscritto da tutti gli imprenditori perché parliamo di un fattore troppo importante nella vita delle nostre imprese, energivore e non, e non possiamo permetterci di trascurarlo ulteriormente a nessun livello».
- Cosa pensa debba essere fatto per non mettere a repentaglio la tenuta del tessuto produttivo del suo territorio?
«Siamo imprenditori e quindi abbiamo l”obbligo” di vedere il bicchiere mezzo pieno, anche se ora come ora faccio fatica ad intravedere delle opportunità nell’attuale caos geopolitico. Al di là delle congiunture avverse, sappiamo che come imprenditori, sia in azienda, sia in associazione, dobbiamo affrontare e cercare di risolvere problematiche che non impegneranno i prossimi mesi, ma i prossimi anni».
- Su quali progettualità state lavorando come mandamento sul territorio?
L’elenco è lungo: passaggio generazionale e continuità d’impresa, internazionalizzazione, Intelligenza artificiale, ricerca e valorizzazione dei collaboratori, solo per citare alcuni temi. Con progetti come Aziende Aperte che stiamo declinando sul territorio, vogliamo mostrare quanto le nostre imprese possano essere attrattive per chi vuole costruirsi un futuro su questo territorio. Inoltre, prosegue una fittissima collaborazione con i soggetti formatori, in particolar modo gli istituti tecnici e professionali, le ITS Academy e gli enti di formazione professionale. Siamo poi fortemente impegnati nell’affrontare i temi dell’housing, altra grande criticità che ostacola l’arrivo di lavoratrici e lavoratori da altre parti d’Italia e del mondo».
19 marzo 2026
Comunicati Stampa, Mandamento Ovest Vicentino
Secondo il report “Future of Jobs” del World Economic Forum, le principali “skills” necessarie, di qui al 2030, tanto agli imprenditori, quanto ai lavoratori e agli studenti sono: capacità di risolvere problemi complessi; pensiero creativo; originalità; spirito d’iniziativa; capacità di gestire talenti in modo efficace. È da questa consapevolezza che nasce il Progetto di Confimi Apindustria Vicenza: “Valorizzare il talento, la creatività e il potenziale individuale nel mondo del lavoro”, sviluppato in collaborazione con SEM Italy e finanziato in parte dalla Camera di Commercio.
L’obiettivo è quello di mettere a disposizione del nostro territorio uno strumento per identificare – e quindi valorizzare - il potenziale creativo dei collaboratori o riconoscere quello dei candidati durante un processo di recruiting. Per farlo verrà utilizzato, per la prima volta in Italia, uno specifico software elaborato negli Stati Uniti, ideato originariamente per il mondo della scuola. Chiunque si può candidare a partecipare al progetto sperimentale tramite un modulo di adesione verrà pubblicato prossimamente sul sito di Confimi Apindustria Vicenza. I dati di ricerca verranno raccolti in forma anonima e aggregata, nel pieno rispetto della privacy.
Archiviato il 2025, un anno che sembra avere definitivamente scardinato i già delicati equilibri a livello geopolitico ed economico, tant’è che risulta quasi impossibile prevedere l’effetto di determinati eventi, come previsto dalla teoria del caos enunciata da James Yorke.
-Con tale premessa le imprese manifatturiere, come quelle associate a Confimi Apindustria Vicenza, come si devono rapportare con problematiche di livello globale che incidono sempre più sui costi delle materie prime, dell’energia, sugli sbocchi nei mercati esteri, solo per citare alcuni dei parametri in gioco?
«È ormai evidente che la situazione geopolitica si va facendo sempre più complicata per aziende vocate all’export, come le nostre, e questo è sicuramente dannoso perché la stabilità che tanto bene fa ai mercati e alle imprese ormai è un’utopia. Il contesto odierno impone riflessioni più ampie, che non possono essere relegate al solo governo dell’impresa, ma devono essere parte di una strategia più vasta: quel Sistema Paese, che abbiamo richiamato a gran voce negli anni passati e che ora coinvolge necessariamente anche l’Unione Europea, diventa indispensabile quando ci si trova di fronte a situazioni così incerte e frammentate».
-In questo periodo state elaborando i dati della vostra consueta indagine congiunturale che guarda al secondo semestre 2025 ma anche alle previsioni per il 2026. Avete già una fotografia d’insieme?
«Dal primo sguardo possiamo affermare che il 2025 è stato un anno altalenante: si è partiti bene nel primo quadrimestre, si è calati in quello centrale per poi rialzarsi un po’ in quello conclusivo; con qualche distinguo, l’80% delle aziende che hanno risposto finora ci hanno detto indicato crescita, o almeno stabilità, rispetto all’analogo semestre 2024. Molti colleghi si sono detti soddisfatti di questo risultato; vista la situazione, è in effetti un buon segnale, ma in realtà stiamo parlando di sopravvivenza, non di sviluppo. Se si guarda poi all’anno appena iniziato, un’azienda su due prevede aumenti degli ordinativi e degli investimenti rispetto al primo semestre dello scorso anno, con oltre il 70% delle imprese che prevedono un aumento dell’occupazione. Però sulle previsioni di fatturato c’è molta più incertezza, perché i portafogli ordini sono ancora lungi dall’essere pieni».
-L’Associazione come può esser d’aiuto alle imprese?
«È in momenti come questi che l’aggregazione assume ancor più rilevanza. Da decenni promuoviamo e partecipiamo a numerose iniziative volte a creare massa critica e collaborazione tra imprese sotto il profilo dei mercati, degli approvvigionamenti, del networking, delle opportunità commerciali. In quest’ultimo biennio ci siamo mossi in particolare a livello nazionale e locale su temi portanti come quelli dell’energia, dell’export, della sostenibilità, della formazione, del personale, solo per fare alcuni esempi».
-Proprio su energia e ricerca di personale avete attuato diverse iniziative.
«È così. Sull’energia ovviamente a livello nazionale. Le imprese italiane pagano mediamente il 30% in più di quelle europee; percentuale che sale al 47% se confrontiamo i nostri prezzi con quelli di Francia e Spagna. Lo Stato dovrebbe decidere una volta per tutte se vuole fare il regolatore o l’incassatore di dividendi dalle partecipate di Stato e, da come ha ostacolato ogni tentativo di “federalismo” energetico, direi che la scelta l’ha fatta».
-Quanto al personale e alla formazione?
Un paio d’anni fa abbiamo attivato un progetto sperimentale, che ora è stato fatto proprio dalla Camera di Commercio, per l’inserimento lavorativo dei richiedenti asilo, dopo un’adeguata formazione. Tra la massa di pensionamenti in atto e in divenire e la denatalità, questo tema è cruciale per le imprese: basti pensare che tra quattro anni, nel 2030, in Veneto perderemo 125 mila lavoratori».